Per la Uil Abruzzo gennaio 2010 presenta ancora segnali allarmanti per l’occupazione

“Il 2010 comincia con un po’ meno cassa integrazione rispetto alla fine del 2009, ma non tanta in meno da rappresentare una svolta”.

Inizia con questa considerazione l’analisi condotta dalla Uil Abruzzo sulla situazione occupazione regionale relativa allo scorso mese di gennaio. Le preoccupazioni maggiori sono per il territorio tramano, che mostra segnali allarmarti. Ma andiamo per ordine.

“Prevale una sostanziale continuità – si legge nel documento diffuso dalla sigla sindacale in queste ore –. A livello nazionale, gennaio 2010 su dicembre 2009 fa registrare un -16,9%, ma un +186,6% sullo scorso gennaio 2009. L’Abruzzo va un po’ meglio del dato nazionale (-24,1 gennaio 2010 su dicembre 2009; -14,6 rispetto a gennaio 2009), ma i dati dell’Abruzzo sono stati così elevati per tutto il 2009 da sconsigliare affrettati ottimismi. La media abruzzese è il risultato di realtà fortemente divaricate, con Teramo che vede la quantità della cassa di gennaio superare del 72,5% quella di dicembre 2009 e del 51,2% quella dello scorso gennaio. L’Aquila segna -50,4% a gennaio 2010 su gennaio 2009, ma il terremoto rende poco significativo il confronto. L’INPS accorpa le ore di cassa integrazione straordinaria con quelle della cassa in deroga, senza fornire per quest’ultima i dati territoriali: una scelta che falsa la lettura della situazione attuale e i confronti con le serie storiche precedenti. A livello nazionale – si legge ancora nel documento della Uil –, è necessario pensare ad un aumento del sussidio mensile della cassa integrazione, per non deprimere ulteriormente i consumi e, di conseguenza, le prospettive dell’economia. Bisogna, inoltre, fare politiche attive del lavoro per i lavoratori colpiti dalla crisi, soprattutto la formazione, e non limitarsi alla cassa integrazione pur fondamentale. A livello regionale, istituire un punto di riferimento un punto di riferimento per le crisi aziendali e settoriali, impegnando gli Assessorati alle Attività Produttive e al Lavoro, in raccordo con la Task-Force, per evitare che il protrarsi della crisi economica provochi una fase di ristrutturazioni con distruzione di posti di lavoro e un procedere in ordine sparso sotto la pressione della paura del futuro, senza rapporto con scelte razionali di politica industriale. Bisogna inoltre definire politiche per i territori in crisi strutturale: Valle Peligna, Val Pescara, Val Vibrata, oltre che il cratere sismico. Bisogna, inoltre, far partire gli investimenti: far sbloccare dal CIPE il FAS; spendere i Fondi Strutturali; definire la prima tranche del Master Plan”.