Casa dello Studente e del Convitto nazionale, arrivano le richieste di rinvio a giudizio

“Posso dire che in maniera rapida siamo riusciti a portare avanti il discorso delle perizie, degli esami, delle indagini sui siti, su tutte le persone che hanno preso parte alla filiera dell’attività di realizzazione degli edifici. Siamo arrivati adesso al rinvio a giudizio di quelle persone che noi riteniamo responsabili delle persone morte a seguito dei crolli”.

Lo ha dichiarato il Procuratore capo della Repubblica Alfredo Rossini parlando del deposito “su due importanti filoni di inchiesta” delle richieste di rinvio a giudizio dei presunti responsabili dei crolli della Casa dello Studente e del Convitto nazionale. Rossini ha anche dichiarato infine che non ci sono posizioni stralciate, dunque i reati ipotizzati ed i nomi degli indagati restano invariati.
Le cause del crollo della Casa dello studente, secondo la procura, partono dall’epoca della costruzione nel 1965 e arrivano ai giorni nostri con le recenti ristrutturazioni. Questa la ragione per la quale tra i 15 indagati ci sono gli esecutori degli ultimi lavori, ma anche 4 persone decedute in anni lontani, compreso chi lo realizzò.
Quanto alle ipotesi di reato per il crollo, in seguito al sisma, costato la vita a otto ragazzi, non ci sono sorprese. Le ipotesi contestate a tutti sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni per lo shock patito dai sopravvissuti, oltre alle violazioni di leggi antisismiche in relazione alle ristrutturazioni effettuate tra il 1994 e il 2003. Per la casa dello studente dunque sono indagati: Claudio Botta, 89 anni, aquilano, ingegnere progettista; Giorgio Gaudiano, di Roma, (78) responsabile del collaudo per l’acquisto dello stabile da parte del Consiglio di amministrazione dell’opera universitaria dell’Aquila; Walter Navarra, aquilano, (62) ingegnere incaricato dal Cda dell’Opera; Bernardino Pace, di Pratola Peligna (52) progettista e direttore dei lavori di ristrutturazione dello stabile; Carlo Giovani, aquilano, (43), direttore dei lavori per conto della Regione; Pietro Centofanti, di Sulmona, (49), progettista e direttore dei lavori di restauro dello stabile; Tancredi Rossicone, di Scanno (52), progettista e direttore dei lavori di restauro; Massimiliano Andreassi, aquilano, (40), progettista e direttore dei lavori di restauro incaricato dei controlli che, secondo la Procura, non sarebbero stati eseguiti a norma; Pietro Sebastiani, aquilano, (49) responsabile area tecnica dell’Azienda per il diritto allo studio universitario, presidente della commissione di collaudo dei lavori di ristrutturazione; Luca Valente, aquilano (47), direttore dell’Azienda per il diritto agli studi universitari; Luca D’Innocenzo, aquilano (33 anni) presidente dimissionario dell’Adsu.

Più in particolare Botta, Gaudiano, Navarra, Pace, Centofanti, Rossicone, Andreassi, in quanto tecnici, sono sotto inchiesta per violazioni di legge antisismiche e per non avere effettuato, in modo preventivo e nemmeno successivamente, le corrette valutazioni e verifiche di adeguamento statico in relazione a ristrutturazioni da loro effettuate senza prove di stabilità. Sebastiani, D’Innocenzo e Valente, inoltre, sono indagati per omissioni di vigilanza sulla rispondenza dell’edificio alla destinazione e controllo sulla adeguatezza statica dell’edificio. Ma ci sono delle forti contestazioni anche per quanto riguarda le tecniche di costruzione di quell’edificio realizzato nel 1965 con evidentissime infiltrazioni di acqua nei pilastri.
Per quanto riguarda il filone d’inchiesta sul Convitto nazionale, gli indagati restano il preside Livio Bearzi di 52 anni e il dirigente della Provincia, Vincenzo Mazzotta di 43 anni. I due indagati sono accusati di omicidio colposo per condotte commissive e omissive per la morte di tre minorenni che soggiornavano nella struttura in centro storico al momento del sisma: Luigi Cellini, Ondrey Nuozovsky e Marta Zelena oltre al ferimento di Mirko Colangelo il quale riporto’ ferite gravi ma ora sta molto meglio. Bearzi, piu’ in particolare, nella veste di dirigente del Convitto, e’ accusato di non avere valutato la totale inadeguatezza dell’edificio dal punto di vista statico e sismico, mai sottoposto a opere di ristrutturazione, privo di certificati di idoneita’ statica e di certificato di prevenzione antincendio. Questa complessa inadeguatezza, secondo la procura, e’ ben indicata nel censimento sulla vulnerabilita’ degli edifici, ovvero il rapporto Barberi. Inoltre nella relazione di Collabora Engineering, il Convitto nazionale viene qualificato come edificio di medio/alta vulnerabilita’ sismica. Il preside e’ anche accusato di non avere adottato provvedimenti di sgombero e di avere omesso di redigere un piano idoneo per la sicurezza.