Il sindaco di San Salvo critico con la Regione per la legge sul commercio

“La proposta di legge sul commercio deliberata dalla Commissione Industria, Commercio e Turismo del Consiglio regionale dell’Abruzzo passa sulla testa dei territori, delle associazioni di categoria e delle amministrazioni locali”.

Lo dichiara in una nota il sindaco di San Salvo, Gabriele Marchese, secondo il quale “ancora una volta si adotta la logica dei figli e figliastri e si dà, inoltre, un forte potere discrezionale alla Giunta Regionale”. Pur ritenendo necessario approfondire gli aspetti salienti della normativa, Marchese fa alcune riflessioni. “E’ difficile – afferma – spiegarsi perché stato abolito l’obbligo di chiusura nei giorni festivi per la grande distribuzione dei Comuni di Silvi Marina e Cepagatti, obbligando i centri commerciali degli altri comuni abruzzesi ad osservare alcune chiusure domenicali. Si dovrebbe chiedere ai commissari che hanno votato questo provvedimento se stanno difendendo San Salvo e il comprensorio obbligando alla chiusura domenicale il centro commerciale “Insieme”, che ha un concorrente vicino, in Molise, come “Costa Verde”, che può mantenere aperto tutte le domeniche dell’anno. Con questa decisione inopportuna e penalizzante per il territorio – prosegue Marchese – il centrodestra dimostra di non essere cosciente fino in fondo della gravità dei problemi che sta affrontando il commercio in Abruzzo. E’ pertanto indispensabile evitare disparità di trattamento tra i territori ed impedire la concorrenza sleale. L’altra importante questione è relativa alla grande distribuzione per la quale è previsto il blocco delle concessioni nei successivi 24 mesi dall’entrata in vigore della legge, fatte salve le autorizzazioni già in itinere e quelle da rilasciarsi nelle aree svantaggiate. Anche qui occorre una riflessione attenta sulla necessità o meno di attivare nuovi centri commerciali. Certo è che tutti devono essere messi nelle stesse condizioni, devono cioé poter agire in un libero mercato con regole certe. Sembra quindi una lettura poco attenta del territorio in un momento di grave crisi e in cui bisogna trovare un punto di equilibrio tra le esigenze della piccola e media impresa commerciale, dei consumatori, dei lavoratori addetti al commercio e della grande distribuzione. I sindaci – conclude Marchese -chiedono di essere coinvolti nelle decisioni perché hanno puntuale conoscenza dei loro territori e chiedono ai rappresentanti regionali di essere convocati come rappresentanti delle comunità locali”.