Dati Uil: scende la cassa in Abruzzo, ma non all’Aquila

Sale nuovamente la cassa integrazione a livello nazionale, +12,4% a febbraio su gennaio, dopo la flessione di gennaio rispetto a dicembre 2009; scende in Abruzzo (-37%), tranne che all’Aquila (+7%), sempre più in sofferenza. In valori assoluti, oltre 95 milioni di ore autorizzate di cassa integrazione a livello nazionale, ordinaria, straordinaria ed in deroga, di cui 1 milione e 330.000 ore in Abruzzo.

Preoccupa il peso crescente della cassa integrazione straordinaria rispetto all’ordinaria: oltre il 60% a livello nazionale, oltre il 66% in Abruzzo, dove il fenomeno è più grave, soprattutto a causa del dato dell’Aquila, dove su quasi 470.000 ore autorizzate, quasi 430.000 sono di cassa straordinaria (più del 91%). Non ci stancheremo mai di criticare la scelta dell’INPS di accorpare la cassa straordinaria e la cassa in deroga in un’unica voce.

La seconda provincia con il dato di cassa peggiore a febbraio è quella di Teramo, con circa 394.000 ore, di cui la maggioranza di straordinaria.

È presto per trarre conclusioni definitive circa l’andamento della crisi, ma è chiaro che si evidenziano difficoltà che, non dipendendo dalla domanda mondiale, non si risolveranno automaticamente con la ripresa, come nel caso della provincia dell’Aquila, che ha sommato al suo lungo declino economico e demografico il disastro del terremoto, e di Teramo, messa sotto pressione dalla concorrenza dei nuovi paesi prima della crisi mondiale.

Non si può continuare a rinviare la messa in campo di politiche di sviluppo, a cominciare dal cratere del sisma, dalle aree definite dai protocolli per la Valle Peligna e l’Abruzzo Interno e per la Val Vibrata. Bisogna spingere il Governo a definire l’operatività del Master Plan per il 2010, insistere con lo stesso Governo e l’Unione Europea per misure fiscali a favore dell’Aquila, ma la stessa Regione può dare il buon esempio e varare un pacchetto di agevolazioni fiscali a favore dell’area del cratere e, in misura decrescente, della Valle Peligna.

Il rinvio a dopo le elezioni amministrative, che non giustifichiamo, è l’ultimo che tollereremo senza reagire. Le nostre crisi non guariranno senza cure: è ora di cominciare a prestarne.