Un distretto culturale a Chieti. Lo propone l’Udc

“Un distretto culturale dei Marrucini come chiave per il rilancio della naturale vocazione turistico-culturale di Chieti, attraverso la valorizzazione del suo patrimonio, ma soprattutto con la capacità degli operatori economici e commerciali di fare sistema per un progetto condiviso di rilancio”: così il vicecommissario regionale dell’Udc, Enrico Di Giuseppantonio, ha lanciato un pacchetto di proposte del partito per il governo della città capoluogo alla vigilia delle elezioni amministrative del 28 al 29 marzo, nel corso di una conferenza stampa con i candidati al Consiglio comunale e con i responsabili cittadino, Andrea Buracchio, e provinciale, Angelo Cellini.

“Turismo e cultura – ha specificato Di Giuseppantonio – sono settori peculiari e strategici per la città e sviluppano il terziario con intelligenza: qui si gioca il futuro di Chieti, che deve recuperare il suo ruolo centrale dato dalla sua storia.

Comune e Provincia potranno lavorare insieme in una virtuosa sinergia che porti alla costituzione di un vero e proprio distretto culturale che abbia Chieti come fulcro: la città dei Marrucini, il municipium romano, il centro spirituale e religioso più importante dell’Abruzzo Citeriore saranno un solo grande contenitore culturale, attorno al quale le forze produttive teatine potranno costruire iniziative comuni e condivise, accompagnati dalle istituzioni attraverso agevolazioni ed incentivi, così da vivacizzare la città ed inserirla all’interno del grande progetto di rilancio turistico della Provincia.

L’Udc in questa campagna elettorale non ha mancato di fare sentire la propria voce sui temi più cari come l’occupazione, la famiglia, la solidarietà, la sicurezza, l’ambiente e la Sanità, ma la nostra proposta peculiare l’abbiamo voluta presentare sul tema del rilancio turistico-culturale della città poiché su questo argomento si misureranno le capacità e la fantasia dei nuovi amministratori comunali. Occorre costruire per Chieti un turismo di qualità, capace di attrarre interesse per il centro storico e riportare sul Colle gente, in modo tale da far tornare il cuore della città il salotto buono della teatinità, ed anche – perché no? – dell’intera area metropolitana”.