Omicidio Marcucci ad Atessa, 10 anni a Vincenzo Sfirri

Dieci anni di reclusione. Questa la condanna pronunciata stamani dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, nei confronti di Vincenzo Sfirri, 28 anni di Atessa. Il giovane, che è stato giudicato con rito abbreviato, era accusato dell’omicidio dell’amico, Angelo Marcucci, barista di Atessa, che perse la vita tragicamente la notte tra il 10 e l’11 gennaio del 2009, all’età di 27 anni. Marcucci, di Atessa, come si ricorderà, fu trovato senza vita, con la testa fracassata, nella sua Fiat 500, davanti il vialetto di casa. A lasciare parcheggiata l’auto a poca distanza dall’abitazione dei genitori, fu proprio Siffri. Ma per risalire a lui occorsero dei giorni. Ore nelle quali le attenzioni degli investigatori si rivolsero a un cliente del bar del Marcucci. Nel locale,  in Atessa, Daniele Perrucci, di Montazzoli, ebbe una discussione con Angelo. Fu proprio Siffri a raccontare il particolare, che portò al fermo del giovane. Si avanzò l’ipotesi della vendetta, dell’agguato sotto casa del Marcucci e della sua morte provocata con un corpo contundente. Poi la verità. Nei successive interrogatori, Siffri crollò e raccontò una storia completamente diversa, che portò a scagionare Perccucci. Fu Soffri a lasciare l’amico morto nell’auto, sotto casa. Avevano trascorso la serata insieme in alcuni locali notturni, avevano bevuto. Poi Angelo si era sentito male e si era sporto dal finestrino dell’utilitaria. Un gesto fatale: pochi metri e l’auto, che viaggiava a velocità sostenuta, sfiorò un albero posto sul ciglio della strada. Angelo non fece in tempo ad evitare l’impatto. Il colpo provocò una vasta e profonda ferita, fino a provocare la morte del barista. Sfirri era stato accusato anche di calunnia e omissione di soccorso. Nell’udienza di stamani, la pubblica accusa, sostenuta da Rosaria Vecchi, aveva chiesto una condanna a 3 anni e mezzo di reclusione.