Pietro Febbo dice la sua su acqua, politica e fa proposte per l’ex Liceo di Lanciano

Sono trascorsi dieci anni da quando Pietro Febbo ha abbandonato il Consorzio Acquedottistico di Lanciano e l’attività politica. Su quelle lontane vicende si è detto e scritto molto, anche perché la vicenda è ancora aperta. Lo stesso ex presidente cerca giustizia, ritenendosi vittima sacrificale di truffatori senza scrupoli. In questi ultimi tempi, in occasione della presa di posizione di alcuni comuni aderenti alla Sasi che hanno deciso d’impugnare il bilancio 2008, gli investimenti fatti sulla piazza di Londra trovano ancora spazio. Febbo, si siceva, cerca giustizia. Come tanti cittadini, che non sanno dove sono finiti quei miliardi, che pesano ancora sui conti della società che gestisce l’acqua nella Frentania. Tanto è bastato per incontrare Febbo per fare con lui una chiacchierata e per conoscere il suo pensiero sull’attuale confusa situazione politica e amministrativa.

Febbo, molti si chiedono se sua intenzione di rimanere per sempre nell’oblio o coltivi un interesse a riproporti?

A dire il vero posso considerarmi una delle rare persone, che coinvolto in fatti negativi sia pure quale parte offesa non ha cercato di esporsi…

Timore per preconcetti e giudizi?

Acqua (è il caso di dirlo) passata. Continuo a ricevere, ovunque mi incontrano, attestati di stima e comunanza . Chi mi ha visto all’opera sa che il mio credo è stato sempre improntato all’onestà e alla solidarietà verso i più deboli.

Quindi sono altre le ragioni che la consigliano di stare alla larga dalla politica.

Si, prima di tutto non ho simpatia per un sistema che continua a raccogliere consensi al di là dei programmi, o per essere più precisi al di là dei progetti.

Tutti, però, dicono di avere gli uni e gli altri.

Intanto si propongono primarie a destra e sinistra alla ricerca di persone, le quali emergeranno solo per la capacità di rastrellare voti. Prendiamo ad esempio Lanciano, che è il comune capofila della frentania…

È di stretta attualità il suo discorso, sentiamo.

Dicevo che a Lanciano si parla molto di  competizioni tra nomi emersi o emergenti, ma non ho sentito una parola su di un loro progetto per la città.

Una comunità in agonia a quanto sembra.

È una triste ovvia constatazione. Sono stati posti in essere tentativi di suicidio e altri se ne vogliono praticare.

A cosa si riferisce?

Molte cose le abbiamo dette nella nostra comune esperienza, il mercato coperto, la mancanza di locali ricreativi al centro, l’assetto urbanistico,la caduta del commercio, gli spazi per i giovani e altro ancora. Il tutto sintetizzabile nella perdita di quella capacità attrattiva, che per secoli Lanciano ha esercitato nel comprensorio.

Belle parole, ma le sentiamo ogni giorno.

Sì la diagnosi è pienamente condivisa. Ma la cura radicale richiede un progetto complessivo per risanare.

Cosa propone?

Innanzitutto è necessario evitare altri tentativi di suicidio. Ripeto ciò che ho detto ultimamente. L’ospedale non deve essere ubicato se non dove si trova, ampliandolo verso l’alto.

È interessante e suggestivo, ma sembra poco praticabile.

Non lo so, intanto se partiamo da questa convinzione potremmo valutare varie soluzioni. C’è poi il centro studi di corso Trento e Trieste

Sì vi sono varie proposte  in esame, qualcuna è interessante.

Però non ho sentito quella che per me è la più allettante. Riportiamoci il liceo con tanti studenti e insegnanti, che frequenteranno non solo la scuola ma il centro della città. E non lo dico perché sono stato in quella scuola negli anni sessanta, ma soprattutto per gli sviluppi enormi di un tale progetto.

Torniamo ai tuoi futuri impegni.

Ne parliamo un’altra volta. Tu sai che sono un conservatore e tradizionalista e annoto che nell’area, aperta anche a idee dei così detti progressisti, di mia pertinenza il Presidente della Camera ha raggiunto un equilibrio e una notevole capacità di valutazione dell’attualità interna e internazionale, che mi fa credere in lui e in ciò che dice nel confuso dibattito attuale.

Quindi, sintetizzando?

Se mai tornerò a fare politica, mi pare di aver parlato chiaro