Progetto Lanciano: “Ecco perché il Renzetti deve restare dov’é”/2

E che i propositi siano al momento privi di sostegni resistenti e seri, lo afferma a chiare lettere Carlo Bolletta, forte della lunga esperienza professionale, maturata proprio nelle aziende sanitarie. “Qui siamo alla presenza di discorsi campati in aria: manca un nuovo piano sanitario; quello che c’è è disatteso; non abbiamo un piano aziendale; non si sa che ruolo avranno i predi di Atessa, Casoli, e Gissi. In altre parole, ogni discussione parte dal vuoto. Anche se volessimo pronunciarci sulla bontà o meno della delocalizzazione del Renzetti, non siamo in grado di valutare la proposta perché non abbiamo alcun elemento. Esistono comunque degli aspetti critici per lo spostamento dell’ospedale, che vano dai costi, ai tempi – afferma Bolletta, che sintetizza uno studio preciso e dettagliato che ha prodotto per l’occasione -. Ci si dice che in 10 anni avremo un nuovo nosocomio con una spesa di 80 milioni di euro. Ebbene, non ci siamo: c’é da calcolare il tempo del dibattito politico su dove andare a fare il nuovo ospedale, poi le procedere d’esproprio del terreno, le lungaggini per costruirlo. Alla fine trascorreranno tra i 12 e i 14 anni, con costi che supereranno i 100 milioni di euro. Nel frattempo dovremo continuare a mantenere il ‘vecchio Renzetti’, che avrà bisogno di interventi per poter continuare a funzionare e questo farà innalzare le spese. E gli interventi all’ospedale sono d’obbligo, perché la struttura non è a norma, sia sotto il profilo antisismico, che sanitario. Noi invece sosteniamo che l’ospedale resti dov’é. Già con la gestione Caporossi si era iniziato a superare la logica dei padiglioni, che caratterizza il Renzetti e si stava procedendo alla messa in sicurezza (sono state costruite delle scale di emergenza) e alla ristrutturazione del nosocomio (nuove sale operatorie, rifacimento pronto soccorso e altro). Se si procederà in questa direzione, si potranno mettere in piedi tre torri, senza arrestare alcun servizio. Con i soldi che risparmieremo con questa scelta potremo riorganizzare la rete distrettuale e  investire sul territorio, soprattutto nelle località in quota, per garantire assistenza e evitare agli utenti di dover far ricorso agli ospedali. Questi sono aspetti che dovrebbero essere tenuti in debita considerazione dai politici, che invece decidono sopra le nostre teste. Non viene consultata la gente, ma neanche il direttore generale Francesco Zavattaro che, da quel che risulta, non si è pronunciato in merito. Eppure la sua parola ha un peso specifico notevole”.

La mobilitazione in difesa dell’ospedale è iniziata. Progetto Lanciano è decisa ad andare fino in fondo. “Certo che lotteremo. Quel che meraviglia – dicono in conclusione gli esponenti dell’associazione – è il silenzio del nostro sindaco, che pure sarebbe dovuto intervenire per far sentire la sua voce su un pezzo di storia della nostra città e su un ospedale da 300 posti letto. E poi, pare che a più d’un consigliere comunale piaccia il progetto di delocalizzazione del Renzetti, perché l’area lasciata libera è appetitosa sotto l’aspetto edilizio”.