Operazione Vestina: 4 arresti nel pescarese per corruzione

Ancora la Vestina al centro dell’attenzione della magistratura. Dopo l’operazione sugli appalti per la realizzazione della strada Mare Monti, un altro caso scuote le comunità che popolano quelle zona del pescarse. Corruzione, concussione, peculato, falsità ideologica, estorsione e millantato credito sono i reati di cui devono rispondere, a vario titolo il sindaco del comune di Farindola e coordinatore dell’Udc, Antonio De Vico, due consiglieri comunali di Penne e due professionisti del Pescarese, arrestati questa mattina dai carabinieri nel corso dell’operazione denominata Vestina. A tutti sono stati concessi gli arresti domiciliari. L’operazione conclude una complessa indagine che ha consentito ai carabinieri di scoprire, nei comuni di Penne e Farindola e nei rapporti tra pubblici amministratori e privati imprenditori della provincia, meccanismi di illegalità diffusa nella gestione di appalti, assunzioni, costruzione di abitazioni private, gestione delle politiche sociali ed assistenziali e dei servizi di smaltimento rifiuti.

 Tra gli indagati, che sono 31, il sindaco di Penne, Ezio Di Marcoberardino (detto Donato), alcuni imprenditori e liberi professionisti e numerosi funzionari e impiegati del comune di Penne. Le 15 perquisizioni effettuate stamani anche fuori Abruzzo hanno consentito di trovare del materiale utili alle indagini, ha spiegato in conferenza il comandante provinciale dell’Arma, Marcello Galanzi, e non si esclude che possano esserci degli sviluppi. Le indagini dei carabinieri della compagnia di Penne, coordinati dal capitano Massimiliano Di Pietro, hanno preso il via a seguito di esposti e denunce relativi al concorso pubblico indetto nel 2007 dal comune di Penne per l’assunzione di collaboratori amministrativi che poi sono stati assunti dall’ente e per i quali il concorso sarebbe stato bandito ‘ad hoc’. Il controllo delle assunzioni, per i carabinieri, consentiva un controllo del voto elettorale. Ma questo e’ solo uno degli aspetti finiti nel mirino dell’Arma che parla di un sistema composito gestito da persone che concepivano le pubbliche funzioni come strumento per affarismi o per perpetuare situazioni di privilegio e potere personale e le relazioni tra pubblico e privato come occasione per condizionare le attivita’ amministrative sul territorio. “Abbiamo scoperchiato – ha detto Galanzi – l’ennesimo bubbone di episodi corruttivi e abusi”.