Virtus, dopo la salvezza si guarda al futuro

Leo Marongiu

Con il fischio finale è arrivata l’agognata salvezza. Una salvezza in verità dal retrogusto amaro, amarissimo e che si è conclusa con la grande contraddizione di questa stagione: la vittoria in trasferta. Una squadra solida e quadrata, forte e spigliata quella vista all’opera fuori dal Biondi in questa stagione. La Virtus Lanciano ha lasciato le penne solo nel posticipo notturno di Andria e poi successi e vittorie mancate agli ultimi minuti come a Giulianova o Terni. A Verona e Portogruaro, che si contenderanno la B nell’ultima di campionato, la Virtus avrebbe meritato anche di più del punticino preso. Ma come ogni Dr. Jekill, ecco puntuale Mr.Hide. I rossoneri in casa sono stati un disastro. Prestazioni sottotono, mai del tutto convincenti ed a tratti svagate. Emblematica la gara interna con il Pescina che ha sancito definitivamente la fine del progetto tecnico della prima Presidenza Maio. Prima presidenza perché il prossimo anno la Famiglia, rinfrancata dall’abbraccio del pubblico nell’ultima partita in casa, resterà al timone con un altro progetto, nuovo. Se la sorte per Pagliari è da considerarsi segnata, non ugualmente si può dire per Luca Leone: la delusione della proprietà  è per la gestione di un gruppo considerato di prim’ordine, non per la costruzione di una rosa considerata importante ma carente nel reparto avanzato. Una pecca rivelatasi decisiva. La squadra verrà rivoluzionata anche perché il feeling con la tifoseria rossonera è ai minimi storici, sebbene il pubblico lancianese abbia risposto alla “chiamata alle armi” degli ultimi 180° con calore e sostegno, come quello del centinaio di tifosi a Ravenna. Ecco che possiamo parlare quindi di “seconda presidenza” Maio: un nuovo ciclo con nuovi attori e con l’innesto di alcuni giovani provenienti dal prolifico settore giovanile messo in piedi che rappresenta l’investimento meglio riuscito di questi due anni. Insomma, dopo due anni di rodaggio e spese improduttive, arriviamo alla prova delle prove per una proprietà che ha avuto tempo e modo per farsi le ossa. I cambiamenti non dovrebbero fermarsi qua, anche la tifoseria organizzata tornerà probabilmente ai Distinti, luogo storico delle vittorie dell’ultimo decennio dove il tifo è più efficace e diretto. Domenica, ultima giornata, arriverà la Cavese a caccia di un punto per salvarsi. Sarà l’occasione per iniziare a testare qualche giovanotto, per i saluti (senza lacrime) e per preparare ombrelloni e lettini…appuntamento a luglio!