Permessi non riconosciuti, la Fiom Cgil rompe le relazioni con la Sevel

“Aspettiamo quel che decideranno le altre forze sindacali, perché crediamo molto nell’efficacia di una risposta unitaria in questo momento. Ma se non dovesse essere così, siamo decisi ad andare avanti per la nostra strada”

Marco Di Rocco, segretario provinciale della Fiom Cgil Chieti è deciso a non mollare un solo centimetro e a mantenere l’annunciata posizione: il suo sindacato interrompe le relazioni con la Fiat – non avveniva da oltre 10 anni nel Sangro –  fino a quando la vicenda legata ai permessi non venga risolta: cioè entro il prossimo 22 maggio. Per quella data, infatti, è fissata una nuova udienza davanti al Tribunale di Lanciano, chiamato appunto a pronunciarsi sui ricorsi presentati dal sindacato (poco più di 700) che accusa la Sevel di aver fatto  fronte allo stop produttivo dello scorso febbraio (sciopero indetto per via della vertenza che si era aperta alla Plastic, una delle aziende dell’indotto della casa automobilistica) utilizzando i permessi retribuiti dei dipendenti e non ricorrendo alla cassa integrazione guadagni. La Fiom è pronta a ritirare i ricorsi e a riaprire il confronto solo se l’azienda accetterà l’utilizzo della cig.

Insieme ai rappresentati delle Rsu Fiom Sevel, Antonio Teti, Roberto Ferrante e Antonio Di Tocco, e prima della sua partenza alla volta di Rimini per prendere parte al congresso nazionale della Cgil, Di Rocco ha tenuto stamani una conferenza stampa per ribadire quanto avvenuto. E i toni usati sono stati alquanto duri, confermando un clima di malessere nei rapporti tra sindacati e Sevel, che nell’ultimo anno, dopo la crisi del setore automotive, ha spesso superato i livelli di guardia. D’altro canto, nella fabbrica del gruppo Fiat, dove viene prodotto il furgone Ducato e i suoi omologhi a marchio Peugeot e Citroen, la situazione non certo quella che si registrava due anni fa: se nel 2008 venivano realizzati 1150 furgoni al giorno con 7800 operai, oggi se ne producono 900 ma con 6100 dipendenti. Dunque, è aumentato il carico individuale per i lavoratori, sottoposti a ritmi più incalzanti. Chiaro che poter contare su permessi è più che legittimo e vederseli sottratti con una manovra diversificatrice dell’azienda, ha provocato la pronta reazione del sindacato.

“Siamo pronti a ogni forma di lotta per vedere riconosciuto un diritto degli operai – dice ancora Di Rocco –. I comportamnenti dell’azienda non sconcertano solo noi, ma anche l’Inps. A fine marzo, infatti, la Sevel aveva richiesto la cassa integrazione e comunicato per iscritto di aver eseguito tutte le procedure necessarie. Ora invece l’azienda stessa torna sui suoi passi e vuole che i lavoratori paghino con i permessi il fermo produttivo di febbraio. Strano davvero. E aggiungo anche un altro elemento per confermare che dietro questi atteggiamenti vi è una strategia ben precisa: far pagare solo ed esclusivamente ai lavoratori la crisi. Pochi giorni fa, a causa dello stop ai voli per via del vulcano islandese, la Sevel ha chiesto la cig per il mancato arrivo di materiale prodotto in Asia. Roba da non credere”.

Dunque, in attesa della risposta delle altre organizzazioni, la Fiom Cgil proclama lo stato di agitazione.