Caso acqua, la Cassazione annulla la senteza d’appello e rinvia gli atti a L’Aquila

Acqua & Affari. Una storia lunga, che inizia alcuni anni fa e sulla quale non è stata ancora scritta la parola fine. Sì, perché la vicenda giudiziaria, che ha preso le mosse esattamente 10 anni fa e che coinvolse l’allora Consorzio Acquedottistico del Chietino ( oggi Sasi SpA), si arricchisce di un altro capitolo. Proprio questa mattina la Corte di Cassazione, II Sezione Penale, ha annullato la sentenza d’appello del 10 dicembre 2008 a carico di Luigi Panzone e Liberato Scollato. Nomi noti ai molti che hanno seguito sin dall’inizio il cammino nelle aule giudiziarie del caso. Per gli altri, vale la pena fare una veloce ricostruzione dei fatti. Nel 1999, il consiglio d’amministrazione del Consorzio, presieduto da Pietro Febbo, ex sindaco di Castel Frentano, decise di utilizzare denaro pubblico per un investimento su mercato privilegiato all’estero. Cinque miliardi di lire per una operazione finanziaria sciagurata: quei soldi, che sarebbero dovuti diventare 50 milioni di dollari, non dettero il risultato sperato, lasciando a casse vuote il Consorzio che ancora oggi presenta cerca di colmare, senza riuscirci, quel buco in bilancio. Panzone e Scollato, in relazione a quella operazione, sarebbero stati accusati di concorso in truffa aggravata ai danni dell’ente. Dopo la condanna in primo grado, in appello la sentenza fu riformata e la pena rider minata in 3 anni di reclusione ciascuno, condanna completamente condonata. La sentenza fu impugnata in Cassazione, la quale come sopra detto oggi ha deciso per il suo annullamento con rinvio alla stessa Corte d’Appello. L’Aquila è ora chiamata a pronunciarsi ancora sulla posizione dei due imputati. Evidentemente la vicenda vada di nuovo esaminata, presentando punti oscuri. A incidere sulla decisione della Suprema Corte, un errore formale commesso dai giudici d’appello. Relatore della sentenza di oggi è stato Pier Camillo Davigo, uno dei protagonisti del pool milanese di Mani Pulite.

Nel prossimo mese di ottobre, davanti alla Corte dei Conti i componenti dell’allora consiglio di amministrazione del Consorzio unitamente allo stesso Panzone e Francesco Paolo Luca Russo, all’epoca responsabile economico dell’ente, già segretario comunale di Casoli, saranno chiamati a rispondere del loro comportamento nell’occasione, definito dallo stesso consulente giuridico dell’ente, il prof. Avv. Berardino Libonati, docente di Diritto commerciale alla Sapienza di Roma, “frutto di una dabbenaggine inescusabile”.