Nel 2009 l’andamento dell’economia nel chietino tornata verso l’alto

‘Nonostante la durissima crisi che ha caratterizzato il 2009, il sistema imprenditoriale della nostra provincia ha dimostrato una discreta capacità di tenuta e il saldo tra imprese che hanno iniziato l’attività e quelle che hanno chiuso i battenti, anche se modesto, è positivo, con un andamento migliore rispetto a quello rilevato nei due anni precedenti, e un aumento del peso delle societa’ di capitale sulle ditte individuali’.

E’ quanto ha tra l’altro rimarcato questa mattina nel corso di una conferenza stampa il presidente della Camera di Commercio di Chieti, Silvio Di Lorenzo, nel corso della quale sono stati diffusi i dati sull’andamento dell’economia provinciale nel 2009.

‘Riguardo al mercato del lavoro – ha aggiunto Di Lorenzo – i dati Istat ci dicono che il numero degli occupati purtroppo e’ sceso del 7,3% con il comparto manifatturiero che registra la perdita più pesante con -16,7%, mentre riguardo alle esportazioni, notoriamente uno dei punti di forza della nostra provincia, abbiamo contato una brusca battuta d’arresto, analogamente con quanto registrato a livello regionale e nazionale, ma per fortuna il saldo import-export è rimasto positivo. Guardiamo ai prossimi mesi con ottimismo – ha concluso Di Lorenzo – perché nei primi mesi dell’anno l’economia internazionale sta dando segni di ripresa, sono tornati a crescere gli ordinativi in molti dei comparti ed e’ una tendenza che si ha cominciato a farsi sentire anche nel nostro territorio’.

In base ai dati Movimprese elaborati dall’Ufficio Informazione economica della Camera di Commercio di Chieti si rileva come il saldo nati-mortalità delle imprese sia stato in valore assoluto pari a +23 imprese (+0,05% in termini relativi), valore dato dalla differenza tra le 2.745 nuove imprese iscritte al Registro Imprese nel corso dell’anno e le 2.722 che si sono cancellate nello stesso periodo. L’andamento registrato in provincia di Chieti risulta lievemente al di sotto rispetto a quanto registrato a livello regionale (+0,54%) e nazionale (+0,28%). L’agricoltura rappresenta oltre il 33% del totale delle imprese, seguono il commercio con il 20,8% e il comparto dei servizi con il 14,5%. Il settore del manifatturiero e quello delle costruzioni incidono rispettivamente per l’11,7% e per il 10,1% mentre il turismo copre il 4,4%. L’analisi dei dati dal punto di vista della forma giuridica fa emergere delle tendenze molto diverse. Si assiste, infatti, alla costante crescita delle imprese che scelgono la forma delle società di capitale: +263 il saldo nei dodici mesi dello scorso anno, pari ad un tasso di crescita del +4,2%. Contestualmente continua l’indebolimento delle ditte individuali che chiudono l’anno con un bilancio negativo, perdendo 214 imprese (-0,6%). La conseguenza di tali dinamiche e’ che il contributo delle ditte individuali allo stock complessivo delle imprese si è ulteriormente ridotto, passando dal 78,3% del 2000 all’attuale 70,6%. Le società di capitali, al contrario, sono passate da un’incidenza del 7% sul totale delle imprese all’attuale 13,7%. Chieti è la provincia che contribuisce in misura maggiore all’export della regione Abruzzo, con oltre il 60% del totale. Nel 2009 le nostre vendite all’estero hanno subito una brusca battuta d’arresto, anche se nel secondo semestre dell’anno si e’ evidenziato un certo recupero: ha realizzato esportazioni per 3.270 milioni di euro con una flessione del 35,2% rispetto al 2008 (Abruzzo -31,7%, Italia -21,4%). Il macrosettore della metalmeccanica ed elettronica risulta di gran lunga essere dominante per volume di vendite: ad esso, infatti, è attribuibile oltre il 65% del totale dell’export. L’andamento negativo ha riguardato la quasi totalità dei comparti. Grazie alla dinamica negativa delle importazioni (-36,6% rispetto al 2008), il saldo import-export e’ risultato comunque positivo per 1.813,5 milioni di euro. In provincia di Chieti nel 2009 gli occupati ammontano a 140 mila unità, di cui 105 sono dipendenti e 35 mila indipendenti: il 64% del totale è occupato nel comparto dei servizi, il 32% nell’industria e il 4% in agricoltura. Il confronto con l’anno 2008 mostra una riduzione degli occupati del 7,3%. La dinamica negativa ha interessato l’industria (-16,7%) e, seppur in misura più lieve, il comparto dei servizi (-3,3%). Il tasso di occupazione (ottenuto dal rapporto tra gli occupati e la popolazione di 15-64 anni) si è attestato al 53,5%, risultando al di sotto del valore nazionale (57,5%) e regionale (55,7%). Il tasso di disoccupazione (cioé il rapporto tra le persone in cerca di occupazione e la popolazione di 15-64 anni), è pari all’8,5% (6% nel 2008) contro una media regionale dell’8,1% e nazionale del 7,8%. Scomponendo il tasso di disoccupazione per sesso, si rileva come per la componente femminile sia più difficile l’accesso al mondo del lavoro. Il tasso di disoccupazione femminile, infatti, è attestato al 10% a fronte del 7,5% registrato per la componente maschile.