Bomba, no alla raffineria di gas a “Colle Santo” anche da Di Giuseppantonio

“No alla perforazione di pozzi nell’area del Lago di Bomba”.

La porta d’accesso di una delle zone più belle del chietino, che rientrano nei programmi turistici che il governo della Provincia disegna per contribuire alla ripresa dell’intero territorio del Sangro, è stata chiusa con forza dal  dal presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio. Il suo è un no senza appello, pronunciato dopo essere intervenuto quest’oggi al consiglio straordinario della cittadina sangrina, che si è mobilitata contro la richiesta della Forest Oil Cmi di una concessione di coltivazione della riserva di gas naturale sita nel territorio comunale di Bomba (giacimento denominato “Colle Santo”). Alla seduta erano presenti numerosi sindaci del circondario, tutti concordi ed uniti contro il pericolo di un’installazione che stravolgerebbe l’ecosistema della zona. L’asssemblea civica di Bomba, a conclusione dei lavori, su proposta del sindaco, Donato Di Santo, ha approvato una delibera con la quale si esprime parere contrario allo Studio di Impatto Ambientale proposto dalla Società Forest CMI S.p.a. con sede in Roma e quindi alla successiva realizzazione dell’impianto di estrazione e raffinazione», e che sarà inviata «quale espresso parere nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale agli Enti ed agli Organi interessati dal procedimento in essere.

“Anche in questo caso, come è stato per le piattaforme petrolifere in mare e le installazioni sul nostro territorio, il mio no alle trivelle nell’area del Lago del Sangro è chiaro e convinto – ha detto Di Giuseppantonio -. Lo sviluppo da noi immaginato  non è assolutamente compatibile con le installazioni che stanno tentando di portare nel nostro territorio: il progetto che da tempo stiamo realizzando sarà sempre più strettamente legato al turismo e all’industria ad esso connessa, per questo è evidente che questa nostra politica mal si concilia con questo tipo di impianti, sia sulla terraferma sia in mare. Deve essere chiaro che l’Abruzzo ha già dato tanto al Paese ed ora chiediamo al Paese che ci liberi da questo tipo di installazioni. Non ci possono essere esitazioni in questa battaglia, che noi condurremo fianco a fianco con i cittadini, come abbiamo già fatto in altre occasioni, presentando osservazioni serie e documentate contro i progetti presentati, grazie anche al sostegno di associazioni civiche ed ambientaliste”.