Agitazione nelle carceri abruzzesi. Gli agenti di Lanciano chiedono l’avvicendamento del direttore

Stato di agitazione del personale di polizia penitenziaria abruzzese. Lo ha proclamato la UIL P.A. Penitenziari Abruzzo. Il sindacato chiede all’Amministrazione Penitenziaria, con una nota presentata al Provveditore Regionale, la revisione degli organici della Polizia Penitenziaria; la revisione dei circuiti penitenziari; la riduzione della presenza dei detenuti nelle varie strutture; attribuzione di un maggior budget di straordinario per sopperire alla mancanza di personale evitando ricadute sulla sicurezza interna ed esterna degli istituti penitenziari. Qualora non dovessimo avere segnali positivi – annuncia il sindacato – inizieremo una serie di proteste che verranno praticate su tutto il territorio regionale ed in particolare innanzi la sede del provveditorato regionale. “La situazione di precarietà che si vive nelle carceri regionali sottolineata dal Segretario Generale UIL penitenziari Eugenio Sarno che riprende, rinforzandola, la denuncia più volte fatta dalla UIL Penitenziari Regionale – si legge in una nota del sindacato – non può e non deve più passare inosservata. La grave carenza di personale di polizia penitenziaria (1209 a fronte delle 1323 previste) unita ad un drammatico sovraffollamento (1863 ristretti a fronte di 1396 previsti) e alla drastica riduzione dello stanziamento del monte ore dello straordinario (quel poco assegnato risulta irrisorio e mal distribuito) stanno per far saltare tutti quei meccanismi che hanno fatto galleggiare una barca già fortemente malmessa e che ora rischia di sprofondare del tutto”, osserva infine il sindacato.

Anche a Lanciano la polizia penitenziaria fa sentire la prorpria voce e chiede l’avvicendamento del direttore. Una voce che, dal settembre dello scorso anno, non ha mai smesso di farsi sentire per evidenziare la carenza della pianta organica, causa di molti disservizi provocati. Gli agenti sarebbero sottoposti a turni massacranti di lavoro per garantire la sorveglianza dei 317 detenuti attualmente ospitati nella struttura di Villa Stanazzo, la gran parte dei quali è in regime detentivo di alta sicurezza. Precarietà e malessere che sono all’orgine di alcuni incidenti con carcerati che purtropo sono avvenuti nel carcere e nei quali sono rimasti coinvolti 6 agenti.

Critiche sono rivolte alla direzione della casa circondariale, rea di non aver sostenuto adeguatamente gli agenti nelle loro legittime richieste. Le organizzazioni sindacali Uil, Cgil, Sappe, Osapp, Sinappe, Ugl e Cnpp in un comunicato stampa diffuso in queste ore, parlano di “gestione assolutamente leggera, permissiva e unilateralmente orientata della direzione del carcere frentano, che ha creato i presupposti affinché gli eventi precipitassero fino a sfociare in numerose e pressappoco impunite aggressioni ai danni di poliziotti penitenziari”.

Nel documento viene posto l’accento anche su altri aspetti che, secondo i sindacati, hanno finito per inasprire i rapporti tra agenti e direzione. Primo fra tutti la decisione di procedere all’ampliamento strutturale, con la creazione del ‘Reparto Verde’, in cui vengono trasferiti detenuti ritenuti meritevoli dalla direzione “reparto nel quale si sono registrati numerosi disordini – scrivono Uil, Cgil, Sappe, Osapp, Sinappe, Ugl e Cnpp –. Meglio sarebbe stato porgere maggiore attenzione a quanto palesato proprio dalle organizzazioni sindacali negli ultimi mesi.  Così come sarebbe stato auspicabile migliorare le condizioni detentive dei reparti già esistenti, invece di orientare migliaia di euro dei contribuenti italiani per ripristinare un repartino di effimera utilità ma che, in compenso, contribuisce a distogliere diverse unità di poliziotti penitenziari quotidianamente. Ad una situazione già complicata – si legge infine nel comunicato – si aggiunge anche l’interruzione dell’assistenza sanitaria ai detenuti ogni sera alle 22, che costringe gli agenti ad occuparsi anche di prestare le prime cure ai reclusi che dovessero averne necessita. Di fronte a tutto ciò chiediamo, oltre all’avvicendamento del direttore, anche l’impegno delle istituzioni a farsi carico della soluzione di questa vicenda, prima che la situazione finisca all’attenzione della magistratura”.