E sull’A14 imperversava il gioco delle tre carte: 9 persone denunciate

Ci sono voluti quasi due anni ma alla fine sono caduti nelle maglie tese alla Guardia di Finanza di Chieti e della compagnia di Vasto che hanno monitorato l’area di servizio Alento Ovest dell’autostrada A1, in direzione sud, per ore e ore. Fino a quando le fiamme gialle hanno deciso d’intervenire e di porre fine a una serie di truffe che lì si perpetravano a danno dei malcapitati con il gioco delle tre carte. Stamattina sono state eseguite le notifiche e adottate le misure di prevenzione personale nei confronti di 8 persone. Le indagini sono state eseguite dai militari del nucleo mobile della Compagnia di Vasto con l’ausilio di strumenti audio e video al fine di individuare ed identificare gli autori della truffa, persone tutte di origine campana tra i 30 ed i 60 anni. Il modus operandi era semplice e collaudato: individuati i viaggiatori che potevano cadere nella trappola, i complici, mediante segnali mimici, si avvicinavano al banco e cominciavano a giocare con sorte alterna tra il banco ed i giocatori, fingendo per questi ultimi delle ingenti vincite. Affascinato dal movimento di denaro e dalle facili finte vincite il malcapitato provava a giocare con la speranza che la buona sorte potesse toccare anche a lui ed iniziava a puntare, conseguendo delle iniziali vincite. Tutto semplice. Invece, mentre gli altri finti giocatori lo spronavano a continuare, puntando sempre maggiori somme, scattava la truffa. Sistematicamente lo scommettitore di turno perdeva il denaro già vinto e tutto quello in suo possesso.

Le indagini hanno avuto inizio grazie all’attività autonoma di intelligence del personale del Comando provinciale di Chieti e suffragate dai successivi e ripetuti soffermi, riprese video e fotografiche. Le fiamme gialle hanno individuato così 9 persone e denunciate alla procura della Repubblica competente per associazione per delinquere finalizzata alla truffa ed al gioco d’azzardo, richiedendone l’emissione di un provvedimento di custodia cautelare in carcere che però il tribunale di Chieti ha rigettato. A seguito di ricorso presentato dal p.m. avverso il  provvedimento del g.i.p., la Corte d’appello di L’Aquila ha concesso successivamente le misure coercitive personali adottate nei confronti di 8 dei responsabili con l’obbligo di dimora nei propri luoghi di residenza, al fine di evitare che le stesse potessero incontrarsi e reitare l’attività illecita.