Ortona, si conclude il progetto “Segni migranti. Femminile plurale”

Si concluderà venerdì 4 giugno al Polo Eden alle ore 10 alla presenza di S.E. il Prefetto di Chieti, Vincenzo Greco, e dell’Arcivescovo di Lanciano-Ortona, Mons. Carlo Ghidelli, il progetto “Segni migranti. Femminile plurale”, realizzato dal Centro Servizi immigrati del Comune di Ortona in rete con il Consiglio Territoriale per l’Immigrazione della Prefettura di Chieti.  L’esperienza di Ortona è la prima a livello nazionale non solo per l’innovativa idea progettuale ma anche per avere realmente proposto un incontro e uno scambio significativo: l’opera è stata  iniziata dalle donne migranti e completata dall’intera comunità. Il progetto, della durata di tre anni, si è proposto di creare percorsi di inclusione delle donne migranti che vivono nella nostra comunità, rendendo visibili nello spazio urbano i loro sentimenti e le riflessioni legate alla vita in questo paese. In questi anni sono stati organizzati dei laboratori grafico pittorici e di narrazione autobiografica che hanno dato luogo a dei disegni e pittogrammi che sono la sintesi grafica delle idee e sentimenti di chi vive lontano dai propri affetti familiari e non sempre possiede gli strumenti linguistici per esprimerli e condividerli. I pittogrammi migliori, scelti attraverso un sondaggio con una votazione popolare, verranno esposti in modo permanente in alcuni luoghi significativi della città di Ortona, decorando la segnaletica toponomastica, a dimostrazione del fatto che la storia di una parte della nostra comunità è parte della storia dell’intera comunità.

“L’aspetto decisivo del  progetto- sottolinea Leo Castiglione, assessore alle Politiche Sociali- è proprio l’esposizione dei pittogrammi in spazi pubblici, rompendo così una condizione di isolamento e invisibilità, permettendo l’integrazione tra l’immigrato e la comunità locale.
«Per le donne migranti- rileva Dasantila Hoxha, coordinatore del Centro Servizi Immigrati- è  un’opportunità per esprimersi al di fuori delle mura domestiche, riconoscersi nel paesaggio urbano e diventare protagoniste di uno spazio pubblico”.