Alla Mazzini di Lanciano una scultura per ricordare tre studentesse morte a L’Aquila

La speranza dà coraggio, lascia intravedere nuove strade e percorsi migliori, in essa si confida per non ripetere gli errori del passato. Speranza per giorni che debbono ancora venire e che nessuno vorrebbe più intrisi di dolore e lacrime. Agli studenti della scuola media Mazzini di Lanciano, da oggi, basterà lanciare uno sguardo verso la scultura che loro stessi hanno voluto per guardare ad un futuro migliore. Lo potranno fare ogniqualvolta passeranno davanti a quella pietra bianca collocata davanti al loro istituto, dedicata a Ilaria Rambaldi, Ivana Lannutti e Martina Salcuni. La notte del 6 aprile del 2009 erano a L’Aquila. Sognavano un domani diverso, per questo erano all’università: il terremoto le ha portate via per sempre, nello spazio di qualche istante. Anche loro, come tanti ragazzi che questa mattina erano presenti alla cerimonia di inaugurazione della scultura, qualche anno fa, avevano fatto ‘tappa’ alla Mazzini. Speravano, eccome se speravano. Per questo il monumento, realizzato grazie al sostegno del Rotary Club di Lanciano e fortemente voluto da docenti e alunni dell’istituto, è stato dedicato proprio alla ‘Speranza’. Anche quella di non veder venire giù case, come accaduto a L’Aquila.

La scultura, benedetta da Mons. Carlo Ghidelli, Arcivescovo della Diocesi Lanciano-Ortona, è stata scoperta alla presenza dei genitori di Ivana, Ilaria e Martina, di tantissimi alunni, dei loro familiari, degli assessori comunali Manlio D’Ortona e Luciano Bisbano e del presidente del Rotary Carmine Lo Schiavo.  

“La realizzazione del bassorilievo vuol essere il ricordo per tre nostre studentesse, ma anche un monumento alla dignità e alla rispetto per gli altri – ha detto nel suo intervento il preside Alessandro Mariotti rivolgendosi agli alunni -. Quanto accaduto a L’Aquila è anche frutto dell’insipienza e della trascuratezza degli uomini – ha aggiunto il dirigente scolastico -. Dobbiamo fare in modo che cresca una nuova cultura, quella dei valori più importanti, anziché dei facili guadagni a dispetto degli altri”. Parole che hanno richiamato alla mente gli ultimi sviluppi che stanno emergendo dalle indagini in corso per i crolli nel capoluogo di regione. Verità che, se fossero provate, darebbero ragione alla rabbia e all’indignazione per aver perso inutilmente tante vite. Come quelle di Ivana, Ilaria e Martina e di tanti altri studenti speranzosi come loro.