Orsi morti nel Parco Nazionale d’Abruzzo, la condanna di Caporale (Animalisti Italiani)

“La perdita consumatasi nel Parco nazionale d’Abruzzo di due dei solo 14 esemplari di orso marsicano femmine in età riproduttiva è un dramma per la salvaguardia della specie. Specie che ormai conta meno di 50 esemplari, nel ’94 erano 100”.

Lo dice Walter Caporale, presidente dell’Associazione “Animalisti Italiani Onlus” commentando la morte delle due orse annegate in una vasca di recupero delle acque nel Parco d’Abruzzo.

“Un dramma – per Caporale – causato dall’incuria dell’uomo. Come è possibile che ci siano luoghi tanto pericolosi da mettere a repentaglio la vita di un essere vivente? Orso, escursionista o bambino, non importa, c’é l’incuria dietro la morte delle due orse. Sono numerosi – aggiunge – gli studi ed i piani di conservazione redatti a tutela dell’Orso marsicano nonostante ciò sono in corso altri studi per redigere altri piani di conservazione. Si continua a studiare il modo di conservare le popolazioni dell’Orso e nessuno attua i piani di conservazione. Si continuano a rivendicare finanziamenti che in realtà servono solo a mantenere il posto di lavoro di coloro che dovrebbero realizzare i progetti di conservazione. Tutti felici? No, per l’orso bruno non cambia nulla. La popolazione si riduce irreparabilmente. Una disastrosa inerzia. Nessuno si assume la responsabilità del disastro che si sta consumando in Abruzzo. L’Orso Bruno sta scomparendo e tutti restano immobili e inebetiti. Sappiamo che il 37% degli orsi muore per cause dovute al bracconaggio e alla caccia, che il 28% per incidenti, dovuti agli autoveicoli e ai treni, quasi l’11% muore per trasferimenti dovuti a motivi gestionali. Tutte motivazioni legate all’antropizzazione? No – ribadisce infine Caporal – è l’incuria e l’incapacità umana di prendersi cura di questa specie”.

L’esame che si doveva tenere oggi sui resti di mamma orsa e la cucciola è slittato a domani. L’esigenza è scaturita dalla richiesta di esame radiologico completo delle due carcasse su istanza del Corpo forestale dello Stato, delegato alle indagini dalla Procura della Repubblica di Avezzano. Questo ulteriore esame permetterà di accertare l’eventuale presenza di fratture dovute ad agenti esterni rispetto a quanto accertato in fase di ritrovamento.

Ma c’è un’altra morte da registrare. Un esemplare di lupo maschio, di due anni circa, è stato rinvenuto privo di vita in località Badia, alla periferia di Sulmona, dietro al supercarcere. L’animale aveva profonde ferite provocate da un laccio metallico rinvenuto intorno al collo, utilizzato per il bracconaggio dei cinghiali a ridosso del Parco della Maiella. ‘Intensificheremo i controlli e avvieremo una perlustrazione del territorio – afferma il vice questore della forestale, Raffaele Biondi – per evitare che altri esemplari di fauna protetta possano incorrere nello stesso pericolo. Sull’accaduto sono state avviate delle indagini per risalire agli autori e contestualmente si è provveduto a denunciare il fatto alla Procura della Repubblica di Sulmona. La carcassa dell’animale è stata inviata all’Istituto zooprofilattico di Teramo per l’esame necroscopico.

Tra tante brutte notizie, una bella. Con la sua andatura caracollante un orsacchiotto ha attraversato la strada principale fino a raggiungere i giardinetti davanti la chiesa, dove tanti ragazzi hanno potuto osservare lo splendido spettacolo. E’ accaduto ieri sera alle 22 a Bisegna, piccolo comune del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e tra lo stupore dei presenti, ha gironzolato a lungo nel giardino, per niente intimorito dalla presenza umana. I carabinieri della stazione di Ortona dei Marsi, giunti sul posto, hanno dovuto lavorare non poco per convincerlo a riguadagnare il verde del bosco. L’orsacchiotto, con ogni probabilità, era assistito in lontananza dalla mamma che però ha preferito non partecipare all’incursione del figlio.