Sanitopoli, la Procura tira fuori altre prove

L’attesa udienza di oggi sulle presunte tangenti nella sanità abruzzese, secondo il calendario deciso sette giorni fa, è ripresa questa mattina davanti al giudice per le udienza preliminari Angelo  Zaccagnini. L’accusa, sostenuta dal procuratore capo della Repubblica Nicola Triguoggi e dai sostituti Giampiero Di Florio e Giuseppe Belleli, ha presentato nuovi elementi d’indagine. Si tratta di intercettazioni che, a dire dei magistrati inquirenti, trovano spazio nel processo. Si tratta di telefonate emerse nel supplemento di indagini e che riguardano una collaboratrice della Giunta regionale, guidata allora da Ottaviano Del Turco, che avrebbe ricevuto incarichi per consulenza che rientrano nell’inchiesta. Il gup Zaccagnini, che ha ascoltato anche la posizione dei difensori, perplessi sulla rilevanza delle intercettazioni con l’inchiesta, si è riservato di decidere sull’ammissibilità delle ultime prove.

Questa mattina, al suo arrivo al palazzo di Giustizia di Pescara, Del Turco si è intrattenuto con i giornalisti ed ha dichiarato di voler essere presente e di voler seguire l’udienza “perché è mio dovere ascoltare le ragioni della Procura e lo faccio con il rispetto necessario che porto nei confronti di un’istituzione dello Stato. Quindi, sono qui ed ascolterò con molta attenzione”.

Commentando le dichiarazioni di Nicola La Torre apparse oggi su Il Centro, Del Turco ha poi aggiunto che in questi mesi ha avvertito “una diversità di toni da parte di Slvio Paolucci (segretario regionale del PD abruzzese) e di Giovanni Legnini (senatore), ma non basta – ha detto – per dire che il Pd in Abruzzo ha cambiato opinione, mi piacerebbe molto naturalmente, però questo non è più un problema per me perché la genesi di questa storia la conosco, quindi so bene come è nata”.

Sul suo ravvicinamento al Pd “adesso dentro di me prevale l’aspetto della questione giudiziaria, devo cercare di risolverla il prima possibile – ha sottolineato Del Turco – perché ho voglia di tornare a fare il mio lavoro, ho voglio di far politica. L’Abruzzo non ha mai avuto tanto bisogno di gente che vuole lavorare per questa terra, io non farò più politica in Abruzzo perché ogni storia comincia e finisce”.

Il senatore Alfonso Mascitelli, coordinatore regionale dell’Italia dei Valori, però prende le distanze e dice: “Interessa poco se il Pd debba chiedere scusa a del turco, ma sicuramente del turco deve chiedere scusa agli abruzzesi. Il collega Latorre  forse conosce meglio le vicende della sua regione, la Puglia, in cui alti esponenti del Pd hanno dovuto rassegnare le dimissioni, perché coinvolti nella sanitopoli regionale, e di certo conosce molto poco le vicende abruzzesi. Noi  non ci siamo mai iscritti al partito dei colpevolisti o a quello degli innocentisti, ma una cosa è sicura: i comportamenti dell’ex governatore e dei suoi più stretti collaboratori – che hanno consentito ad un imprenditore della sanità privata, più che noto nella nostra regione per la spregiudicatezza nella gestione sanitaria e negli affari economici del suo gruppo al quale, tra l’altro, si dava anche la possibilità di visite private e di telefonate intime con i collaboratori del presidente – hanno di fatto creato le condizioni per una perdita di credibilità rispetto agli impegni di riformismo e di cambiamento presi dal centrosinistra, con un effetto domino devastante nel rapporto di fiducia con la gente. Tutto questo – conclude Mascitelli – con il risultato che è stata riconsegnata di nuovo la regione in mano ad un centrodestra che, riprendendo l’eredità del precedente quinquennio che aveva creato il sistema Masciarelli con le Legge Dominici, assessore di Forza Italia, e il sistema della truffa delle autocertificazioni della Giunta Pace, continua a portare avanti una cappa di connivenze e collusioni con i nuovi affarismi economici che sta penetrando tutti i settori della nostra regione”.

Per tornare all’udienza, che vede imputati imputati, oltre a Del Turco, Vincenzo Angelini, l ‘ex segretario generale della Regione, Lamberto Quarta, gli ex assessori regionali, Antonio Boschetti, Bernardo Mazzocca, l’ex capogruppo del Pd alla Regione, Camillo Cesarone, l’ex manger della asl di Chieti, Luigi Conga, l’ex amministratore della Humangest, Gianlica Zelli, l’ex assessore alla sanità del governo di centro destra, Vito Domenici, l’ex presidente della Fira, Giancarlo Masciarelli, Angelo Bucciarelli, ex segretario di Mazzocca, l’ex presidente della Regione del centro destra, Giovanni Pace, il parlamentare del Pdl, Sabatino Aracu, è trapelato che nell’elenco dei testimoni potrebbe finire l’attuale presidente di Regione e Commissario alla Sanità, Gianni Chiodi, e l’ex commissario ad acta, Gino Redigolo. Persone informate sui fatti, soprattutto sui bilanci della sanità regionale.

Il confronto tra i legali degli imputati e il procuratore capo della Repubblica Nicola Triguoggi e dei sostituti Giampiero Di Florio e Giuseppe Belleli è duro e nel pomergio, quando l’udienza riprende dopo la sospensione il gup Zaccagnini  il gup Zaccagnini rigetta le istanze dei difensori la tensione sale. Tanto da arrivare al colpo di scena. Proprio a causa di quelle intercettazioni tefoniche ed ambientali, definite ‘pruriginose’, che hanno fatto la comparsa oggi sulla scena l’ex presidente della regione Abruzzo e l’avv. Giandomenico Caiazza, uno dei suoi legali di fiducia, hanno lasciato l’aula in segno di protesta. “Interrompiamo la partecipazione ad un’udienza – ha spiegato Caiazza – in cui si parla di fatti privatissimi, dei quali non sappiamo ancora nulla. Noi accettiamo il confronto – ha proseguito l’avvocato – su fatti processuali, non su vicende private. Parliamo della discussione che ha avviato la Procura della Repubblica in relazione a circostanze di nessun rilievo processuale che attengono alla vita strettamente privata del presidente Del Turco. Ho rappresentato al giudice – ha proseguito l’avvocato Caiazza – la nostra indisponibilità ad accettare questo piano del confronto processuale. Ci saremmo aspettati con un deposito di indagini suppletive che finalmente si fornisse qualche documento, uno straccio di prova di riscontro delle accuse di Angelini. Dobbiamo ascoltare pettegolezzi poco commendevoli: ci alziamo e ce ne andiamo. Quando il processo ritorna ad essere un processo noi ritorniamo qui – ha concluso l’avvocato Caiazza. Da parte sua l’ex governatore abruzzese, Ottaviano Del Turco, ha detto: “quando non si hanno molti argomenti per dimostrare un’accusa così rilevante come quella che ci è stata mossa si ricorre al dileggio personale. Pensavamo di ascoltare in questa circostanza, un racconto circostanziato delle indagini, dei soldi trovati, nulla di tutto questo. Abbiamo sentito – ha proseguito l’ex presidente – un racconto che è la riproposizione di tutte le testimonianze di Angelini, senza tenere conto di nulla, né del verbale dei carabinieri nel corso di questa inchiesta. Francamente – ha concluso Del Turco – questo ci sembra troppo”.
«Le eccezioni sono state sollevate ma il gup le ha respinte – ha detto il pm Trifuoggi all’uscita dell’aula -. Quanto poi all’abbandono di Del Turco il procuratore capo ha chiarito: “l’imputato ha il diritto di non essere presente, il suo difensore invece no. Evidentemente al difensore non piaceva che il pubblico ministero nella sua requisitoria facesse riferimento ad atti processuali che ci sono. Il pm – ha proseguito Trifuoggi- fa la sua discussione sulla base degli atti processuali che piacciano o meno agli imputati”.

La battaglia, al momento è sospesa: continuerà lunedì prossimo.