L’Istituto Tostiano di Ortona rischia di morire

Francesco Sanvitale, uno dei fondatori dell’Istituto Tostiano di Ortona (che figura tra i nove Istituti italiani), non ci sta e annuncia le dimissioni. Il suo, si badi bene, non è un gesto di resa, anzi. Il direttore emerito vuol avere campo libero, vuol far sentire la sua voce ovunque, senza condizionamenti. In ballo c’è il futuro di un tesoro artistico-culturale messo insieme in tantissimi anni di ricerche, entro e fuori i confini nazionali. Un patrimonio che, altrove, avrebbe ricevuto maggiore attenzione da parte delle istituzioni: al Palazzo Corvo, in corso Matteotti, c’è un vero e proprio scrigno con lettere, libri, spartiti, fotografie, ritagli di giornali che raccontano la storia Francesco Paolo Tosti, autore apprezzato e amato nel mondo. Un vanto per l’Abruzzo. Non per nulla, quell’edificio dell’Ortona d’un tempo che ospita tanti preziosi reperti di Tosti, l’unico museo musicale d’Abruzzo, è stato riconosciuto, con decreto ministeriale, come Istituto culturale di rilevanza nazionale. Quest’anno, l’Istituto è stato visitato da oltre duemila studenti. E poi ci sono molti turisti, italiani ma anche stranieri. D’altro canto, basti dire che a Palazzo Corvo sono custoditi 3822 documenti dell’archivio del museo; 15 mila documenti di biblioteca; 1073 fotografie. Una notorietà che molti trascurano, e che invece rappresenta un importante ritorno d’immagine per Ortona. Sanvitale, che ha dedicato gran parte della sua vita a fare in modo che le volontà del grande compositore fossero rispettate (nella sua Ortona voleva che fosse creato un museo che lo ricordasse) si è dunque presentato dimissionario nella riunione del consiglio di amministrazione che si tiene questo pomeriggio. Un incontro nel quale si discuterà proprio del futuro dell’Istituto Tostiano, che rischia di non poter sopravvivere. I tagli imposto dal governo, le ristrettezze economiche alle quali sono soggetti Regione, Provincia e Comune, colpiscono direttamente anche l’Istituto. “Eppure la nostra amministrazione ha programmato fondi per far svolgere manifestazioni che non hanno radici musicali – ha detto il diretto emerito nel corso di una conferenza stampa tenuta a Palazzo Corvo. Ecco uno dei motivi per i quali Sanvitale si è dimesso. E annuncia battaglia. Come dargli torto:  nel consiglio di amministrazione c’è anche il Comune di Ortona, insieme a Regione, Provincia.

“L’incredibile è che tutto avviene mentre il nostro museo si arricchisce di altre testimonianze. Si tratta di documenti e oggetti appartenuti a Francesco Paolo Tosti e donati da Marie Hélene Verrue de Malavois, erede della moglie del compositore – afferma il direttore artistico Alberto Mammarella. Pezzi esposti per l’occasione dell’incontro con i giornalisti. Ci sono posate, lampade, spartiti, scritti, lettere di reali inglesi e di personalità quali Leoncavallo, Matilde Serao, Gabriele d’Annunzio, foto con dediche di Verdi, Caruro, Puccini, oggetti personali del maestro. E poi dipinti, realizzati da Michetti. “Se non riusciamo a trovare sostegni saremmo costretti a dover vendere all’asta alcuni di questi pezzi – ammette sconsolato Mammarella -. Verrebbero vanificati anni e anni di ricerche”. Una ipotesi che, se dovesse concretizzarsi, renderebbe certamente più povera Ortona e la regione intera. “Abbiamo anche problemi di spazio – aggiunge il direttore artistico -. Abbiamo ancora imballati in 40 casse libri e documenti. Non conosciamo il loro contenuto perché non sappiamo dove sistemarli”.

“Stiamo portando avanti un progetto in Cina per organizzare in quel grande paese un concorso – annuncia il presidente, il maestro Giuseppe Montanari -. Il direttore Sanvitale partirà presto per mettere a punto l’evento”.

Prima però c’è da salvare l’Istituto.