Nulla di fatto in Consiglio regionale per evitare che l’Abruzzo diventi petrolizzato

A L’Aquila, seduta straordinaria dell’assemblea regionale incentrata sulla questione Idrocarburi in Abruzzo, così come chiesto dalle opposizioni. Fuori dell’aula Sandro Spagnoli, i rappresentanti di WWF, Legambiente, Abruzzo Social Forum, Italia Nostra, Pronatura, Pax Cristi, Sos Costa Trabocchi, Rete Antinucleare, ARCI, Comitato Beni Comuni, Ass. Nazionale Forestali, Nuovo Senso Civico, Emergenza Ambiente Abruzzo, CALS, Crocevia, Mare Libero, La Chitarra di Massimo, Altra Italia, Non Rimaniamo Insensibili, Comitato Valle Peligna, Cittadinanza Attiva, Megachip, Alternativa, Comitato Spontaneo di Frisa, Comitato Abruzzese del Paesaggio, Animalisti Italiani, hanno manifestato per chiedere con forza di fermare le autorizzazioni per attività estrattive all’interno e in mare.

Numerose gli interventi, sospesi dopo l’intervento del governatore, proprio su proposta del presidente Chiodi per trovare, attraverso una discussione con i capigruppo, una condivisione su un disegno di legge da presentare alla Camere, proposto dal capogruppo dell’IdV, Carlo Costantini, per bloccare tutte le attività estrattive lungo l’Adriatico. Altre due iniziative sono state presentate da Verdi e Rifondazione, e a firma del PD.

Il primo a parlare Maurizio Acerbo. “La Regione deve decidere da che parte sta – ha detto l’esponente di Rifondazione comunista – se serva di Roma, oppure se sta con gli abruzzesi. Vogliamo conoscere quale programma di sviluppo ha in mente per tutti i nostri cittadini. Noi chiediamo che la nostra si metta a capo di tutte le Regioni dell’Adriatico per essere capofila contro le attività petrolifere nel nostro mare. Dal Centro Oli in poi ci siamo resi conto che il problema è molto più ampio: se la realizzazione dell’impianto di Ortona è ferma, ora ci troviamo nella condizione di dover fermare qualunque altra attività estrattiva sul nostro territorio. Per questo chiediamo espressamente al presidente Chiodi di usare lo stesso impegno che ha profuso per l’emergenza terremoto anche per questa vicenda”.

Antonio Menna (Udc): “Non possiamo permettere che la nostra regione diventi una groviera vuoi perché essa è per un terzo sismica, vuoi perché le scelte fatte finora vanno in direzione diametralmente opposta alle scelte fatte in passato per lo sviluppo dell’agricoltura e del turismo. Noi chiediamo di adoperarsi presso la conferenza Stato-Regioni di impedire i programmi di trivellazione”.

Carlo Costantini: “La nostra proposta prevede l’approvazione di uno specifico disegno di legge regionale, contenente una proposta da presentare alle Camere, come previsto dall’art. 121, 2 comma della Costituzione.Il documento, che contiene nella narrativa una analisi sulle gravissime condizioni di salute in cui versa il Mare Adriatico, tali da rendere del tutto incompatibili con il “principio di precauzione” attività quali quelle poste in essere dalle compagnie petrolifere, prevede anche l’invio della proposta ai Consigli Regionali del Friuli Venezia Giulia, del Veneto, dell’Emilia Romagna, delle Marche, del Molise e della Puglia, perché valutino l’opportunità di adottare un analogo provvedimento legislativo, allo scopo di dare ancora più forza all’iniziativa. Occorre smascherare il gioco gattopardesco in corso da 18 mesi tra il governo nazionale ed il Presidente Chiodi – ha dichiarato l’On. Costantini – un gioco che fino ad oggi ha prodotto unicamente disegni di legge inefficaci o addirittura controproducenti e conflitti alla Corte Costituzionale, lasciando nel frattempo completamente spianata la strada ai petrolieri”

Walter  Caporale (Verdi): “La nostra regione è nel mirino delle compagnie petrolifere, sia a terra che in mare. Progetti che coinvolgono il 50 per cento del nostro territorio, 221 comuni e oltre 6000 kmq del mare abruzzese. Ricordiamo quando il presidente del consiglio, Berlusconi, a Pescara, disse che non ci sarebbe stata attività estrattiva. Poi, passate le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale, l’Abruzzo fu inserita nell’elenco delle regioni dove sarebbe stato possibile svolgere attività minerarie.

Camillo D’Alessandro (PD): “Credo che questa seduta rappresenti un pezzo di storia brutta della nostra Regione, che attiene anche la politica. Noi abbiamo bisogno di Chiodi, della Giunta, della sua parte politica che governa la Regione perché Chiodi rappresenta la nostra regione. Il suo dovere adesso è quello di non veder l’Abruzzo in maniera completamente diversa da quella che i cittadini si aspettavano. Non vogliamo scrivere una nuova Fontamara, dove tutti possono venire qui e fare ciò che vogliano. Con la nuova legge Chiodi afferma che l’80 per cento del nostro territorio è escluso da attività di ricerca mineraria. Sembra che il pericolo sia scampato. Poi, però, andando a leggere tra le maglie della stessa, ci si accorge che non è così. Fermatevi  nel procedere, mettiamoci a lavorare tutti insieme, chiediamo collaborazione a chi ne sa più di che noi”.

Nel suo intervento, il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, ha ribadito la contrarietà del suo governo alle attività di estrazione mineraria in Abruzzo.

“Prima di rispondere in modo normativo – ha detto il governatore ricordando l’iniziativa davanti alla Consiglio di Stato della impugnazione della Legge 32 del 2009 – abbiamo agito. Nessuna autorizzazione, di qualunque genere, è stata rilasciata dalla Regione per dar vita a qualsivoglia attività estrattiva. Quel che è stato fatto nel recente passato è stato da seriamente affrontato dall’attuale esecutivo. Lo abbiamo affrontato in varie forme, come la legge 32, impugnata poi dal Consiglio di Stato. Il problema, però, resta. Per evitare che l’Abruzzo diventasse petrolizzata, abbiamo cercato di intavolare delle trattative con lo Stato prima che la stessa legge venga sottoposta al giudizio di incostituzionalità. Questa maggioranza è convinta che il futuro dell’Abruzzo non tragga alcuna convenienza con il petrolio – ha chiosato Chiodi -. La Regione ha approvato un piano energetico regionale che su tutto si fonda tranne che su fossili. Abbiamo accelerato i processi che riguardano il fotovoltaico. Noi siamo la prima regione in Europa ad aver approvato il Patto dei Sindaci, che guarda appunto la politica ambientale. Dobbiamo metterci d’accordo sull’eolico – dice Chiodi rivolgendosi alle associazioni ambientaliste presenti in aula-. Come sulle biomasse, abbiamo una serie di osservazioni critiche che mettono in discorso la sua realizzazione; sul fotovoltaico, riscontriamo delle diversità. Io pensavo di aver fatto una cosa buona con quella legge. Le proposte di modifica a quella normativa guardano sempre al rispetto del nostro territorio”.  

Chiodi però non nasconde la problematica legata alle attività dell’offshore, “che è complicata”. Poi lancia una sfida: “prendere in considerazione di proporre un testo di legge nazionale da sottoporre alle Camere”. Che è la proposta avanzata da Carlo Costantini. Certo, fare della Regione Abruzzo, la capofila di una iniziativa che coinvolge altre enti che vengono bagnati dall’Adriatico, non solo è importante politicamente, ma anche sotto il profilo dell’immagine.  

Alla ripresa delle seduta, interrotta per quasi un’ora per la conferenza dei capigruppo, il presidente del Consiglio Nazario Pagano, ha annunciato che “dopo la presentazione di tre documenti, sulla quale c’è sostanziale convergenza, si rinvia l’approvazione del documento finale al prossimo consiglio, con l’auspicio che si arrivi a una approvazione all’unanimità”.

Una decisione contestata da D’Alessandro: “Non è possibile convocare una seduta straordinaria per poi non decidere, per questo abbiamo espresso il nosto no al rinvio. La maggioranza deve metterci la faccia e deve votare per far sapere qual è il futuro di questa Regione”. Fuori, inatnto è salita la protesta. Molta la delusione per chi si aspetta un impegno deciso e preciso del governo regionale.