In 10 mila sfilano a L’Aquila contro la manovra del Governo

Circa diecimila persone, secondo alcune valutazioni delle forze dell’ordine, hanno partecipato stamane alla manifestazione organizzata dalla Cgil contro la manovra “iniqua” varata dal Governo. Con bandiere rosse, della Cgil, con altoparlanti anche per trasmettere vecchie canzoni da battaglia, i lavoratori in rappresentanza di tutta la regione Abruzzo si sono ritrovati davanti al piazzale della Stazione per dare corpo al corteo che ha attraversato via XX Settembre, per raggiungere poi piazza Duomo dove si tenuto un comizio conclusivo. I manifestanti con tamburi e slogan hanno voluto ricordare le principali vertenze regionali, dalla sanità alla crisi industriale e tutto il comparto metalmeccanico. Alla manifestazione era presente il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, l’onorevole del Pd, Giovanni Lolli e il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente.

Il corteo è sfilato sotto i luoghi simbolo del terremoto e in alcuni altri punti della città.

“La situazione all’Aquila è delicata – ha detto Landini – e questa politica economica viola ancor di più la dignità degli aquilani. Anziché pensare alla ricostruzione – ha concluso Landini – questo Governa sta attuando politiche che vanno ad aggravare la crisi del Paese. Dobbiamo ribellarci a questo malcostume e ridare impulso ad una giustizia sociale. Gli unici a pagare le tasse in questa nazione sono i lavoratori pubblici ed i pensionati”.

E sugli dati diffusi dall’Istat sulla disoccupazione, che segnalano il dato abruzzese in discesa dal 9,7% del primo trimestre 2009 al 8,3% del primo trimestre 2010, in controtendenza rispetto a quello nazionale in salita dal 7,9% al 9,1% nello stesso periodo, interviene l’assessore al Lavoro Paolo Gatti. “La crisi c’é ed evidente. Nessuno vuole negarla. Il quadro internazionale resta preoccupante. Vede una economia che stenta a riprendersi e punisce soprattutto il mondo del lavoro. Eppure in Abruzzo ci sono piccoli segnali di miglioramento, come quello del tasso di disoccupazione in calo. Piegare questo dato e interpretarlo come un segnale di allarme e negativo non credo sia corretto. E’ poco credibile dire che questo dato migliorativo scaturirebbe solo dalla diminuzione delle persone in cerca di lavoro. E’ pensabile che la sfiducia nel ricercare lavoro colpisca solo la nostra Regione, mentre in regioni, ad esempio, come la Calabria o la Basilicata, questo non accade? Siamo seri. Non è corretto strumentalizzare o oscurare i segnali positivi. Anche perché questi dati possono determinare, se comunicati in modo corretto, in quanto oggettivi, una ricaduta positiva sul tessuto imprenditoriale ed economico regionale”.