Vertenza Acs di Atessa, nuovo incontro in Provincia il 19 luglio

C’erano tutti i 28 lavoratori dell’ Acs di Atessa stamattina a protestare davanti la sede della Provincia di Chieti. Per loro la giornata, cominciata presto, è delicata, fondamentale per sapere se potranno o meno tornare in fabbrica. Manifestano perché la loro azienda ha deciso di trasferire la produzione a Cassino. Nello scorso mese di aprile è stata avviata la procedura di mobilità: i dirigenti dell’Acs avevano annunciato che si sarebbe proceduto al licenziamento e al trasferimento degli impianti nel Lazio. Un duro colpo e un caso, che potrebbe interessare anche altre fabbriche della vallata industriale del Sangro. Per questo sulla loro vertenza c’è la massima attenzione dei sindacati e delle istituzioni. Nella sala giunta della Provincia si ritrovano il presidente, Enrico Di Giuseppantonio, l’assessore al Lavoro, Daniele D’Amario, il direttore dello stabilimento Acs di Atessa, Alexander Wawra, il rappresentante di Confindustria, Giuseppe Fontana, la Rsu aziendale e i delegati dalla Fiom-Cgil, Marco Di Rocco, e della Uilm-Uil, Nicola Manzi e Achille Di Sciullo. Il faccia a faccia non è facile. Wawra ribadisce le ragioni della chiusura degli impianti sangrini legate alla crisi economica ed alla difficile congiuntura nel settore dell’automotive, che hanno indotto Acs. I sindacati, dal canto loro, contestato all’azienda l’intenzione di cancellare del tutto le professionalità in Val di Sangro, stante la volontà di trasferire tutti i macchinari presenti ad Atessa a Cassino, che non dispone di attrezzature necessarie per la produzione aziendale, che comunque dovrebbe essere consegnata ai committenti in Val di Sangro (Sevel in testa), aumentando così il costo del prodotto. Si cerca e si trova un compromesso. Lo offre il presidente Di Giuseppantonio, che propone di verificare la possibilità di giungere ad un percorso condiviso che preveda una procedura di mobilità con adesione volontaria per maturare i diritti pensionistici e ricorrere alla Cassa integrazione guadagni per gli altri dipendenti, in attesa che il “Piano Marchionne” dispieghi i suoi effetti e, sperabilmente, segni l’inizio di una maggiore produzione in Val di Sangro. Per questo, le parti hanno deciso di sospendere l’efficacia della procedura di mobilità, che sarebbe scaduta domani, per verificare la possibilità di aderire a questo percorso e risedersi al tavolo in Provincia lunedì 19 luglio.

“Non permetteremo – ha spiegato il presidente Di Giuseppantonio – che sia realizzato un vero e proprio scippo ai danni del nostro territorio in un settore cruciale come quello dell’automotive: sono pronto a fare le barricate per non perdere questi ed altri posti di lavoro contro una spoliazione che non può continuare ai danni dei lavoratori abruzzesi. Ritengo che la mediazione trovata questa mattina possa accontentare tutti e soprattutto lascia la speranza, fondamentale, che le produzioni Acs possano rimanere in Val di Sangro”.