Casoli, tutti in piazza per difendere l’ospedale ‘Consalvi’

C’erano i sindaci di Gessopalena, di Taranta Peligna, di Lama dei Peligni, di Palombaro, Altino, Fara San Martino, Colledimacine, Quadri, Palena, Sant’Eusanio del Sangro, Civitella Messer Raimondo, Roccascalegna, Civitaluparella, Monteferrante, oggi a Casoli, per chiedere, tutti insieme, che il presidio ospedaliero non venga chiuso. Con le fasce tricolori, i gonfaloni, i primi cittadini si sono stretti uniti al sindaco casolano Sergio De Luca, che due mesi fa, con altri amministratori comunali, aveva dato vita ad uno sciopero della fame per chiedere che non fosse avviato il processo di declassamento del ‘Consalvi’. Al di la degli schieramenti politici, per le vie di Casoli, i sindaci hanno sfilato insieme alla gente, ai dipendenti ospedalieri, ai sindacalisti. Tanta gente. D’altro canto, in ballo non c’è solo l’ospedale che pure è al servizio di una comunità di oltre 30 mila abitanti, ma un nuovo pericoloso processo di tagli nelle aree interne che rischia di riportare le lancette degli orologi indietro di parecchi anni. La risposta è stata forte, tanto quanto la preoccupazione per un progetto che, se proseguisse nel suo percorso, punirebbe ulteriormente l’intera area dell’Aventino. La presenza alla manifestazione del presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio, del consigliere regionale dell’IdV, Lucrezio Paolini, del segretario regionale del PD, Silvio Paolucci, dei sindaci di Vasto, San Salvo e Frisa, dei consiglieri provinciali, della Comunità Montana Sangro-Aventino, della Coldiretti e di molte associazioni del territorio è della Frentania prova quanto sia sentito il problema nella sua vastità.

“Il prezzo più alto per il risanamento lo stiamo pagando noi – ha detto nel suo intervento De Luca (nella foto) -. Il Consalvi ha oggi molti reparti che non funzionano più. E dire che nel nostro ospedale sono stati offerti servizi che non venivano dati in altri nosocomi della Asl Lanciano-Vasto, un modello di sanità”. Un ospedale che è punto di riferimento, certezza per popolazioni che per viabilità e distanza, rischierebbero di veder venire meno un loro diritto sancito nella Costituzione. Anche perché il servizio d 118, così come è oggi strutturato a Casoli e nei centri vicini, non potrebbe garantire quella rapidità fondamentale nelle emergenze. Andrebbe potenziato, ma di questi tempi è tutto maledettamente complicato. Un problema tira l’altro, insomma. Per queste ragioni in tanti sono intenzionati a restituire le tessere elettorali. “Vogliano essere ricevuti dal Commissario alla Sanità Chiodi – ribadisce con decisione De Luca -. Ci deve ascoltare”.      

“Questo territorio ha già dato, eccome – tuona dal palco Antonio Tavani, sindaco di Fara San Martino e vice presidente della Giunta provinciale -. Ogniqualvolta è stato necessario fare sacrifici, la nostra gente è stata sempre penalizzata. Ora basta! Da Casoli parte un messaggio preciso, che ci vede finalmente tutti uniti, al di là degli schieramenti e delle appartenenze. Dobbiamo arrestare questa politica sanitaria che favorisce solo i centri della costa abruzzese. Una politica assolutamente sbagliata, che porterà allo svuotamento delle aree interne e non offrirà futuro ai nostri figli”

“Siamo stati umiliati – arringa la folla Antonio Innaurato, primo cittadino di Gessopalena -. Con senso di responsabilità abbiamo chiesto quel che per legge ci spettava pur di mantenere in vita l’ospedale. Un percorso rispettoso per salvare il Consalvi, ma siamo stati ignorati e traditi”.

La gente del Sangro-Aventino, non s’arrende. Anzi, è decisa a dar battaglia sui tavoli che contano. Troverà un alleato deciso nella Provincia di Chieti, come ha assicurato lo stesso presidente Enrico Di Giuseppantonio.

Insomma, tutti uniti. “Finalmente – dice Pierluigi Natale del Comitato Civico di Casoli -. Insieme per la salvaguardia di questo presidio e di questo territorio per lo più montano e quindi con un numero elevato di persone anziane. Se la lotta continua unitaria, la Regione ne dovrà prendere atto”.