I punti sui quali i sindaci del Sangro-Aventino vogliono discutere con Chiodi

Sì all’Ospedale di Casoli ed al suo futuro come Ospedale: sì al potenziamento della Rete Emergenza Urgenza; sì al mantenimento dei distretti sanitari di base. Sono questi i punti concordati e condivisi da tutti i sindaci e amministratori del Sangro-Aventino che, unitariamente, senza riferimenti all’appartenenza politica, hanno sottoscritto e già inviato al Direttore Generale e al Sub-Commissario Baraldi. Li ha ricordati il primo cittadino di Casoli, Sergio De Luca nel suo intervento nel corso della giornata di mobilitazione di sabato scorso (leggi altro servizio), indetta per dare una risposta massiccia al progetto di chiusura dell’ospedale Consalvi. Lo stesso documento, dalla prossima settimana, sarà inviato anche al Presidente della Regione, Gianni Chiodi, Commissario Straordinario alla Sanità, affinché il governatore possa riflettere bene sulle nostre richieste e valutare una revisione della pianificazione sbagliata che stanno portando avanti per l’Ospedale di Casoli e per la sanità del Territorio Sangro Aventino.

Punti essenziali per garantire assistenza ad oltre 30 mila abitanti dei centri dell’area. A cominciare dall’utilità che il Consalvi può avere nella rete ospedaliera provinciale. “Se è vero com’è vero che nella ASL Lanciano Vasto l’unico reparto di Riabilitazione era quello di Casoli – ha sottolineato De Luca nel suo intervento -. Diciamo che c’era e che deve restare perché non da fastidio a nessuno e serve insieme al reparto di Lungodegenza a garantire il rispetto dei LEA come previsto dal D.P.C.M. in materia. Se è vero che sui paini industriali e sul Piano sanitario approvati sono stati previsti sette posti di AFO medica indistinti e cinque di USAP, devono essere mantenuti e realizzati perché servono per avere la possibilità di un minimo di ricoveri per i nostri anziani. Se è vero com’è vero che il reparto di Chirurgia è stato già chiuso ma l’attivazione della Day Surgery sta ben funzionando e garantisce la possibilità di fare benissimo gli interventi di chirurgia minore, deve restare, perché garantisce una giusta sinergia con i reparti di chirurgia dei grandi ospedali per ridurre i sovraffollamenti e i tempi di attesa negli interventi di quel tipo. Il Punto di Primo Intervento, la Dialisi, il Laboratorio Analisi, la Radiologia, gli ambulatori specialistici, le prestazioni diagnostiche più disparate, non possono essere messi in discussione ma devono essere potenziati sempre per ridurre i disagi e le liste di attesa e questo si deve fare subito e non dopo la chiusura dei reparti”. Ma c’è anche il potenziamento della Rete Emergenza Urgenza, fondamentale per l’area. E su i distretti sanitari di base il primo cittadino di Casoli aggiunge: “Quello di Casoli era già stato stabilito, sarà trasferito all’interno dell’Ospedale, per risparmiare e garantire servizi più funzionali. Bene, siamo d’accordo, ma gli altri dislocati a Lama dei Peligni, Torricella Peligna e Villa Santa Maria devono restare per dare quei servizi indispensabili ai nostri concittadini. Noi siamo uno dei sette ospedali che entro il 2012 saranno riconvertiti e, fra questi, siamo nei tre che dovranno subire la riconversione tra agosto-settembre prossimi – ha detto ancora De Luca, parlando dei piani previsti per i nosocomi di piccoli dimensioni -. Si aggiunga che poi, come sottolineato dal Direttore Generale, che da febbraio di quest’anno le indicazioni nazionali erano quelle di chiudere i piccoli ospedali. Un progetto ribadito ulteriormente dallo stesso Direttore e dal Direttore sanitario Budassi: non si chiameranno più ospedali e che anche i reparti di Lungodegenza dovranno essere presenti all’interno dei grandi ospedali per renderli funzionali alle esigenze delle dimissioni dei pazienti acuti. A questo si unisce che nel Piano di Riordino 2010 (documento che ormai tutti conoscono) vi è scritto che bisogna chiudere 930 posti letto e che bisogna realizzare circa altrettanti posti di RSA, quindi se ne desume che i sette ospedali minori hanno una condanna a morte già scritta e che rischiano molto anche altri presidi quali, Atessa e Ortona. La chiosa poi è che non si parla di chiusure di ospedali privati. Noi abbiamo sempre lavorato per garantire il miglior risultato possibile per i nostri concittadini-pazienti, adesso siamo veramente in forte difficoltà. La gravità della situazione è appesantita dal fatto che si continua a tagliare senza dare soluzioni ai gravissimi disservizi in ambito di prestazioni sanitarie da erogare. Infatti, nessuno si preoccupa delle liste di attesa che si allungano sempre di più per le prestazioni importanti, quali TAC, Risonanze Magnetiche, Mammografie, etc., che spesso sono indispensabili e da fare subito per garantire la possibilità di salvare le vite umane per contrastare le malattie più gravi. Né si fa un qualsiasi ragionamento per sostituire o ripristinare le unità lavorative strategiche, che lavorano appunto nei pronto soccorsi, negli laboratori e ambulatori che devono appunto ridurre le liste di attesa. Così facendo non solo si è sempre di più in pieno caos ed “emergenza sanitaria” ma si sta ricominciando a finanziare la mobilità passiva verso altre ASL e fuori Regione. In questo quadro desolante, non viene poi per niente riconosciuto e valutato come meriterebbe chi, come l’Ospedale di Casoli, ha già un forte contributo al risanamento del Bilancio della ex ASL Lanciano-Vasto, con la chiusura di reparti di eccellenza come quello di Chirurgia che a Casoli, con la riduzione di orari di servizi, di tagli di reperibilità, di pensionamenti, etc. Che però fino ad oggi ha mantenuto una chiara connotazione con la previsione garantita dal Piano Sanitario regionale vigente di indirizzo Geriatrico-Riabilitativo, con la presenza oltre ai reparti di Geriatria, Lungodegenza e Riabilitazione, anche della Day Surgery, del Day Service, del Punto di Primo Intervento, della Radiologia con una nuova TAC, della Dialisi, del Laboratorio Analisi, etc. Tutte attività non in conflitto o in contrasto con gli altri reparti della ASL Lanciano Vasto ma, al contrario, a garanzia di una riorganizzazione organica che ne ha garantito la permanenza: adesso, però, è stata brutalmente messa in discussione. Il problema come ampiamente previsto si è manifestato in termini negativi nel momento che si è costituita la ASL unica Provinciale n. 2, che ci comporta che l’importante risultato di ripianamento del deficit di -65.000.000 di euro della ex ASL Lanciano Vasto. Infatti, sono due anni che il nostro bilancio è in equilibrio ed è stato drasticamente vanificato perché Chieti, con le sue voragini private, inghiotte tutto e tutti. E quindi, il disco dei tagli e delle chiusure è ripartito da capo e si ricomincia dall’Ospedale di Casoli”.

Mettere a rete gli Ospedali presenti, salvaguardandoli e specializzandoli, ed investire sulla rete Emergenza/Urgenza in modo serio, può essere la strada per mettere la provincia di Chieti in condizione di competere con altri territori e per non creare disparità di trattamento ai cittadini.

E’ quanto sostiene in un documento Leo Marongiu, Segretario PD Lanciano, all’indomani della manifestazione di Casoli in difesa dell’ospedale. “Dopo un anno di chiacchiere, ci ritroviamo senza Asl di Lanciano/Vasto, con piccoli Ospedali verso la chiusura, con finanziamenti spariti per Lanciano e senza nessun progetto dello sbandierato nuovo Ospedale. Questa vicenda, mostra che in questi 12 mesi mentre si abbaiava alla luna e ci si rincorreva sulla costruzione di fantomatici nuovi mega Ospedali comprensoriali, in realtà non si faceva altro che distogliere l’attenzione dalla gravissima e colpevole soppressione della Asl Lanciano/Vasto, dalla perdita dei finanziamenti esistenti per i vari Ospedali del territorio (Lanciano) e di programmare la chiusura (tacita) degli Ospedali di Casoli oggi e di Guardiagrele domani. O si lavora per pensare giustamente e realisticamente ad una offerta sanitaria con tutti gli Ospedali esistenti, comprendendo le peculiarità della nostra Provincia, oppure bisogna essere chiari nel dire che si vuole un unico Ospedale comprensoriale, iniziando a fornire cifre, progetti e futuri servizi, dicendo chiaramente che la chiusura degli Ospedali esistenti è il primo passo per arrivare a realizzare questo progetto, senza prendere in giro le persone come quelle che ieri hanno preso parte alla manifestazione a Casoli”.