Opera inedita di Gabriele d’Annunzio in scena la Fenaroli di Lanciano

Un capolavoro dimenticato di Gabriele D’Annunzio quello che dal 19 al 21 luglio prossimi, alle 21.30, verra’ rappresentato al Teatro “Fedele Fenaroli” di Lanciano dalla Compagnia Teatrale S. T. C. M. di Roma diretta da Carlo Merlo. “Sogno di un mattino di primavera”, questo il titolo dell’opera, e’ stata presentato oggi in Comune a Lanciano dal regista e dalla studiosa e attrice dannunziana Franca Minnucci. Lo spettacolo, che tocchera’ vari teatri in Italia e all’estero, porta in scena la prima e una tra le piu’ belle tragedie dannunziane. Essa racconta la vicenda terribile e appassionante di Isabella, in un’atmosfera sospesa tra il sogno, la follia, l’angoscia, il mistero e la morte e in cui la rinascita della primavera fa da corona. Demente, dopo aver tenuto su di se’ per tutta la notte l’amante agonizzante che il marito le ha massacrato tra le braccia, Isabella in un mattino di primavera ha un nuovo sogno che, lontano dal sangue e dall’orrore, promette felicita’ e una diversa vita tra le piante del giardino. Il suo desiderio di trasfigurazione, al colmo di un percorso nel dolore e nella follia, viene compreso tra quelli che sono piu’ vicini alla sua sensibilita’, il dottore e Virginio, fratello dell’ucciso. Tutta la natura intorno e i personaggi che le vivono accanto rievocano con enfasi tragica la fosca vicenda dell’uccisione e del delirio di Isabella. Nel momento piu’ alto della sua follia, la demente cogliendo un ramo lo trasforma in una ghirlanda, simbolo dell’eterna rinascita, della primavera, dell’unione di vita e morte. “Definito da Luca Leonello Rimbotti ‘un cammeo di prodigi’ questo poema di D’Annunzio e’ tra i piu’ interessanti lavori da proporre sul palcoscenico ed e’ la tragedia piu’ trascurata e non valutata artisticamente di tutto il teatro dannunziano”, evidenzia Merlo.

“E’ il teatro di D’Annunzio – spiega Franca Minnucci – che era innovativo, a volte non compreso, teatro mitico, teatro sublime, teatro di parola”. Il Vate scrisse l’opera per Eleonora Duse. “E – aggiunge Merlo – lei la interpreto’ in Francia nel 1898, in cui si nota il seme di tutte le tragedie che il poeta scrisse successivamente. D’Annunzio non aspirava ad un dramma simbolista alla Maeterlinck, ma al contrario, ad un testo sperimentale, eversivo sia sul piano del linguaggio scenico che su quello dei contenuti, ad un teatro soprattutto che si inserisce pienamente in quella rivoluzione scenica che scuoteva la scena europea. Uno dei vertici della drammaturgia italiana del Novecento, ma anche un’esperienza fra le piu’ spregiudicate e innovatrici. L’autore – continua il regista – creo’ un teatro di grande respiro lirico, originale nel linguaggio scenico e sostenuto da uno straordinario rigore creativo. La febbre, la frenesia, la demenza inducono a immaginare un rinnovarsi della tragedia antica, scintilla suscitatrice della tragedia nuova. L’interpretazione recitativa del testo, come nelle nostre rappresentazioni “alla greca”, sara’ senza nessun aiuto tecnologico, nessuna amplificazione microfonica, e rappresentato come l’avrebbe sognato D’Annunzio, con lo spessore della tragedia classica. Questa e’ contemplazione della tragedia, rievocazione della stessa, ritorno del pensiero affascinato ad essa e in essa, per un segno, una traccia, una testimonianza che se ne ritrovi”. La compagnia S.T.C.M. (Studio Teatro Carlo Merlo) aggiunge con “Sogno di un mattino di primavera” di Gabriele D’Annunzio, un altro capolavoro dimenticato, agli altri recuperi di testi inediti gia’ effettuati come l’atto unico “Filosoficamente” di Eduardo De Filippo e l’atto unico “Il Polemoscopio o La Calunnia smascherata dalla presenza di spirito” di Giacomo Casanova. Lo spettacolo teatrale sara’ preceduto da un “Quadro omaggio all’Abruzzo” , ossia uno sguardo all’Abruzo della poesia, del canto, della danza popolare e della musica, realizzato dagli stessi attori della compagnia S.T.C.M. con la collaborazione del noto antropologo Francesco Stoppa.