Rifiuti speciali, 100.000 tonnellate smaltite illegalmente: 11 arresti. Coinvolto l’imprenditore lancianese Francesco Maio

C’è anche l’imprenditore frentano Francesco Maio, tra le 30 le persone coinvolte, (si tratta di responsabili di impianti di trattamento di rifiuti, intermediari, proprietari di discariche, trasportatori e pubblici ufficiali) nell’operazione ‘Ragnatela’ contro il traffico di rifiuti, che quest’oggi ha portato i carabinieri del Comando Carabinieri di Ancona per la tutela dell’ambiente, coordinati dalla procura di Napoli, a eseguire una serie di ordinanze di custodia cautelare tra Marche, Campania, Lombardia, Puglia, Abruzzo, Lazio e Sicilia.

Per Maio (nella foto a destra), legale rappresentante della discarica ‘Bleu’ di Canosa di Puglia, dove confluiscono i rifiuti di Barletta, Andria e Trani, il giudice per le indagini preliminari di Napoli ha disposto l’obbligo di dimora. Stesso provvedimento per Maurizio Campitelli, 49 anni, di Castel Frentano, gestore della ‘Bleu’. In totale sono 11 le ordinanze di custodia cautelare emesse per associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata, corruzione e accesso abusivo a sistemi informatici notificate agli indagati.

Secondo quanto si è appreso, l’inchiesta avrebbe messo in luce un sistema di smaltimento di rifiuti pericolosi in discariche in Italia e in altri paesi europee. Si parla di oltre centomila tonnellate di rifiuti. La base nelle Marche, presso la Eco service srl di Corridonia, in provincia di Macerata.

Accompagnati da formulari, certificati e registri di carico e scarico falsificati, gli scarti, provenienti in genere dal centro-sud venivano inviati nelle Marche o in impianti di smaltimento di altre regioni quali Puglia, dell’Abruzzo, della Lombardia e oltre confine, in Germania. Venivano quindi smaltiti dopo essere transitati nell’impianto di Corridonia, per un trattamento specializzato fittizio. Rifiuti composti da scarti del petrolchimico di Gela, fanghi industriali, fanghi di perforazione, polveri di caldaia e altre sostanze tossico-nocive, contaminate da arsenico, cromo, rame, piombo, zinco e idrocarburi, avrebbero dovuto essere trattati come rifiuti speciali pericolosi. Un insieme di prodotti altamente pericoloso che però non veniva registrato sulla carta, per risparmiare sui costi di gestione.
In tutto si parla di oltre centomila tonnellate di rifiuti, smaltiti illegalmente fra il 2005 e il 2009

“Le forze dell’ordine e la magistratura hanno sgominato ancora una volta un mega traffico di rifiuti speciali, un business da milioni di euro per un’organizzazione malavitosa ramificata in mezza Italia. Vogliamo ribadire il ruolo fondamentale delle intercettazioni per effettuare questo tipo di indagine: contro le ecomafie sono un’arma preziosissima che sarebbe criminale spuntare – dice Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente -. A pochi giorni dal coinvolgimento di Guido Gostoli della Gea Consulting di Sambuceto a San Giovanni Teatino – sottolinea Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo – che, secondo gli investigatori, organizzava carichi illeciti di rifiuti, l’Abruzzo continua ad essere al centro di importanti crocevia per il traffico illecito dei rifiuti in Italia, con il coinvolgimento di Francesco Maio e Maurizio Campitelli di Lanciano. Nell’inchiesta – concludono Ciafani e Di Matteo – rientrano scarti del petrolchimico di Gela, fanghi e altre sostanze tossico nocive provenienti da impianti industriali. Sarebbe auspicabile che il mondo industriale avviasse una vera e propria battaglia di trasparenza, per evitare che rifiuti di impianti industriali grandi e piccoli finiscano nelle maglie della criminalità, alimentandone le risorse e mettendo a repentaglio la salute dei cittadini. Ribadiamo, infine, con la Regione Abruzzo la necessità di istituire una speciale commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti che le cronache dimostrano troppo spesso essere fuori controllo”.