Un coro di no ai tagli del Piano Sanitario Regionale

Da Casoli a Guardiagrele, da Tagiacozzo a Gissi si registrano commenti prese di posizione alquanto dure nei confronti del Piano di Riordino ospedaliero regionale. Manca ancora l’ufficialità, ma l’orientamento è quello di tagliare e anche di molto gli attuali posti letto, un a sforbiciata che non risparmia nessuno. Anzi.   

Oggi, dopo i commenti che si sono registrati qua e là in materia di razionalizzazione della rete ospedaliera regionale, il consigliere regionale del PdL  Nicoletta Verì ha detto la sua riguardo al lavoro svolto in precedenza dalla Quinta Commissione regionale Sanità e Salute, che fornisce la bussola per orientarsi sul Piano. “Abbiamo più volte avuto in audizione il Sub Commissario Giovanna Baraldi e l’assessore regionale Venturoni – dice la Verì -. Sono stati loro ad esporre, attraverso un piano di condivisione, le linee di intervento con cui la programmazione regionale può migliorare il livello di salute delle popolazione. Innanzitutto con una rimodulazione della rete delle strutture e delle funzioni ospedaliere e territoriali. Va premesso che le strutture già esistenti sono scarsamente funzionali in relazioni ai volumi di attività: inoltre, la domanda di servizi si sta modificando e cambierà ancora in relazione alle dinamiche della popolazione. Per questo – specifica il consigliere Verì – è fondamentale superare la frammentarietà dei servizi che si caratterizzano per essere tendenzialmente dei duplicati e raramente dei sostitutivi. E’ stata portata avanti un’analisi della domanda e dell’offerta, che ha permesso, grazie ad una metodologia basata sulla riduzione della inappropriatezza, di individuare sei strutture sanitarie che non presentano più le caratteristiche dell’ospedale per malati acuti: queste strutture richiedono infatti una riconversione a forme alternative di assistenza necessarie a fornire risposte alle esigenze del territorio. L’elemento importante del programma operativo regionale 2010 è proprio l’organizzazione secondo il modello della rete integrata di servizi. Pertanto si prevede la cooperazione secondo i diversi livelli di complessità dei loro compiti tra gli ospedali, ma anche tra ospedali e università, medici ospedalieri, medici di base, medici di malattia generale, distretti ed ospedali. La rete è una garanzia di continuità, di potenziamento e di valorizzazione delle competenze e delle capacità per il cittadino utente. In conclusione la rete ospedaliera pubblica delle Regione Abruzzo prevede la disattivazione di sei ospedali da acuti a presidio territoriale di assistenza e la realizzazione della rete di 16 presidi di cui quattro di alta complessità e 12 di media e bassa complessità. Non è altro – ricorda la Veri’ – che uno spostamento delle prestazioni ed una rimodulazione e riduzione di posti letto con un conseguente miglioramento dell’offerta sanitaria complessiva. Si sottolinea che l’attuale definizione della rete ospedaliera ha il compito di soddisfare la quantità e la qualità dei servizi assistenziali necessari e definiti dal fabbisogno e di garantirne tempestività, sicurezza e soprattutto appropriatezza”.

I venti di guerra, politica, s’intende, soffiano, e come. E c’è più d’un partito e di movimenti che chiamano alla mobilitazione contro il progetto di riorganizzazione. Oggi, a Lanciano, la Lista Civica Progetto Lanciano ha tenuto una conferenza stampa nella quale è stato rimarcato il ridimensionamento in termini di posti letto dell’ospedale Renzetti, che passerà da 255 posti letto a 173. “Questo porterà inevitabilmente a un declassamento del nostro nosocomio, fondamentale per l’intero territorio Frentano, che già oggi deve fare i conti con reparti che non funzionano, molti di loro senza primari e con scarsezza di personale infermieristico. Martedì prossimo terremo un incontro con le associazioni, i partiti e i rappresentanti politici locali per mettere giù insieme un piano d’azione – ha annunciato Pino Valente – candidato sindaco per Progetto Lanciano alle comunali del prossimo anno -. Ci aspettiamo coerenza tra le dichiarazioni fatte e le azioni da compiere in difesa del Renzetti anche da parte di quegli amministratori del PdL che hanno criticato fortemente il Piano sanitario, un piano senza criterio”.  

 Nel silenzio si stanno consumando tagli decisivi per la sanità del Basso Abruzzo. Nonostante l’offerta sanitaria della ex Asl di Lanciano-Vasto già da due abbia raggiunto la soglia dei 3 posti letto per mille per abitante, oggi si arriva a meno di due con la chiusura di Casoli, Gissi, Guardiagrele e la sforbiciata netta per gli altri ospedali presenti – dice dal canto suo il segretario del PD di Lanciano, Leo Marongiu -. Il piano Caporossi per Lanciano prevedeva oltre 250 posti letto, ossia la somma minima per la garanzia di sanità di un territorio così vasto. Oggi si chiudono i cosiddetti piccoli Ospedali che tanto strategici sono per la nostra Sanità con liste di attesa lunghissime e non si compensa neanche chiusura di questi con un’offerta posti letto sufficiente per gli altri Ospedali. Per l’Ospedale di Lanciano significa la lenta trasformazione in un cronicario, senza possibilità di eccellenze o media sanità. Altro che nuovi Ospedali! A cosa servirebbe oggi costruire un nuovo Ospedale di comprensorio con 173 posti letto e 120 mln di spesa programmata? La realtà è sotto gli occhi di tutti: Chiodi e Venturoni sono responsabili di una gestione autoritaria della Sanità, dove la chiusura della ex Asl Lanciano-Vasto è stata solo una “chiusura politica”  che non ha garantito alcun risparmio o migliore efficienza”.

“La Asl si Lanciano-Vasto sarà la più penalizzata. E’ vergognoso che si taglino gli ospedali pubblici e si salvino le cliniche private! E’ indegno che si facciano tagli agli ospedali senza consultare Sindaci, medici, associazioni dei malati”. Lo dice Walter Caporale capogruppo regionale dei Verdi. “E’ vergognoso – osserva – che i sacrifici e i tagli siano previsti solo per gli ospedali pubblici. E’ vergognoso tagliare dove non ci sono interessi e clientele. L’ospedale di Lanciano non può essere ulteriormente penalizzato e distrutto e annientato per colpa di un assessore che se ne frega della Frentania. Io – fa sapere il capogrupppo dei Verdi – sono pronto a fare le barricate e a farmi arrestare per difendere il nostro ospedale di Lanciano ma anche per difendere tutta la Sanità Pubblica. Ma i lancianesi e gli abruzzesi sono pronti a lottare senza tregua per difendere gli ospedali pubblici? Sono pronti a fare le barricate contro la distruzione della sanità pubblica? Ma perché le cliniche private devono farla franca e non devono pagare anche loro i tagli dei posti letto in percentuale identica?”, si chiede infine Caporale.

“Il riordino della sanità abruzzese non deve passare necessariamente attraverso i tagli come previsto nel piano dell’assessore Venturoni”.

Lo dice il segretario regionale del Partito Socialista Italiano, Massimo Carugno, che aggiunge: “il territorio abruzzese è vasto, non sempre ben collegato e, quindi, certi ospedali sono veri e propri avamposti territoriali in comprensori molto periferici. Un piano di riconversione delle strutture già piccole sarebbe la cosa più utile e opportuna per garantire un servizio di base ma efficiente a tutta la popolazione abruzzese. Il riequilibrio di bilancio dovuto alla voragine della sanità – conclude il segretario del Psi – potrebbe essere raggiunto magari facendo una scelta più netta e decisa a favore del pubblico rispetto al privato”.