D’Amico (PD): “D’accordo sul trasferimento alle Province di gestione di acqua e rifiuti”

“La richiesta avanzata alla Regione dalle province Abruzzesi circa il trasferimento delle competenze in materia del ciclo integrato dell’acqua e dei rifiuti è  una posizione assolutamente condivisibile, che intediamo sostenere appieno in tutte le forme politiche ed istituzionali ci saranno rese opportune”.

E’ quanto afferma Camillo D’Amico, capogruppo in Provincia di Chieti del PD, che ha inviato una lettera al presidente Di Giuseppantonio per aprire un confronto costruttivo sulla proposta.

“Queste, ad ogni buon conto, saranno probabilmente attività delegate future ma, nell’immediato, mi premuro segnalarLe nonchè sollecitarLe una decisa iniziativa da avanzare sempre nell’ambito dell’ufficio di presidenza dell’U.P.A. di cui è anche autorevole presidente; si tratta di governare un fenomeno che sta prendendo considerevolmente piede sull’intero territorio provinciale ove fioccano, in un crescendo preoccupante, le richieste di autorizzazioni  per l’installazione di pale eoliche e d’impianti di pannelli solari. Molte di queste richieste sono avanzate direttamente dai comuni piuttosto che da privati cittadini. Personalmente non sono aprioristicamente contrario agli impianti di energia rinnovabile ma, urge, un immediata pianificazione che vada ad evitare il rischio di un vero e proprio saccheggio alle bellezze paesaggistiche ed alla sottrazione d’intere aree produttive agricole. Al riguardo dovrebbe essere la Regione a normare il tutto delegando alle province la successiva pianificazione ed individuazione delle aree maggiormente vocate trovando anche un giusto equilibrio per la distribuzione delle roialtys che tanto interesse genera nelle amministrazioni locali che, legittimamente, debbono trovare entrate straordinarie e sostitutive ai tagli crescenti di trasferimenti si trovano a dover sopportare ma, sinora, siamo nella più assoluta mancanza di qualsiasi strumento di riferimento. Se non c’è un immediato quanto incisivo intervento normativo e pianificatorio, si rischia una vera e propria “libanizzazione” ed accanimento a tutto danno del territorio”.