Tagli alla sanità, i sindaci del Sangro-Aventino s’incatenano davanti al ‘Renzetti’ di Lanciano

Azioni clamorose, avevano annunciato i sindaci del Sangro-Aventino nell’ultimo incontro con la stampa svoltosi a Chieti contro il piano di riordino ospedaliero messo a punto dalla Regione. I primi cittadini di Casoli, Torricella Peligna, Gessopalena, Palena, Fara San Martino, Guardiagrele, Altino, Civitell Messer Raimondo, Taranta Peligna, Roccascalegna, avevano detto d’essere pronti a dimettersi dall’incarico. Ma si è andati anche oltre. Da stamattina,  Sergio De Luca, sindaco di Casoli, che nell’aprile scorso aveva attuato uno sciopero della fame in difesa del nosocomio del capoluogo dell’Aventino, si è  incatenato davanti all’Ospedale di Casoli per testimoniare la morte del Consalvi, che avviene oggi con la firma a Roma del Piano presentato dalla Regione Abruzzo, che decreta l’indiscutibile condanna di chiusura dell’Ospedale. A Taglacozzo il primo cittadino Maurizio Radichetti, e i componenti della giunta comunale, sono da due giorni sul tetto del locale ospedale. Aspettano che il presidente della Regione, Gianni Chiodi e l’Assessore alla sanità, Lanfranco Venturoni li incontri.

Nel pomeriggio, i sindaci di Casoli, Sant’Eusanio del Sangro, Lanciano, Frisa, Altino, Fara San Martino, Civitella Messer Raimondo, Treglio, Fossacesia, Gessopalena, Pino Valente, di Progetto Lanciano, in rappresentanza di tutti i centi del Sangro-Aventino, si sono spostati a Lanciano e si sono incatenati davanti all’Ospedale Civile Renzetti, anch’esso colpito dai tagli.

“Quella di oggi è una data che le nostre popolazioni ricorderanno a lungo – ha detto Sergio De Luca (foto a sinistra), vestito a lutto -. Mentre a Roma si firma, qui noi facciamo sentire la nostra voce perché interi territori dell’Abruzzo del Sud sono colpiti da provvedimenti ingiustificati. Sono state affisse bandiere a mezzasta nei comuni che fanno riferimento all’ospedale di Casoli, che dal 1 agosto non potrà più effettuare ricoveri. Un giorno triste quello di oggi, una sconfitta per tanta gente che negli anni ha lavorato per questa regione e ha lavorato per veder garantita quella offerta di sanità fondamentale per le aree interne”. “Cosa ci guadagna l’Abruzzo da questo Piano non lo capisco ancora – afferma Filippo Paolini, sindaco di Lanciano -. Se ci dimostrano che i tagli sono necessari, allora potremo anche comprendere. Ma così come si è proceduto non può essere certo definito un metodo democratico. I criteri che sono stati seguiti non hanno tenuto i primi cittadini, cioè coloro che conoscono realmente le problematiche e le esigenze delle loro popolazioni. La protesta di oggi non è certo per conquistarsi attenzione dai media, quanto invece per far sapere che il fronte di lotta è unito e che si è dimostrato vincente anche nella battaglia che da tempo stiamo sostenendo contro la petrolizzazione dell’Abruzzo”.

«Chiodi sa bene che il debito-boom della sanità è nato quando governava il centrodestra fra il 2000 ed il 2005». Lo afferma Silvio Paolucci, segretario regionale del Pd abruzzese, rispondendo alle accuse che Chiodi ha lanciato contro il centrosinistra sul debito sanitario.

«Le cifre sono crude e Chiodi dovrebbe conoscerle» sottolinea Paolucci: «In quegli anni il debito è passato da 300 milioni a 1700 milioni di euro. Erano anni di regole calpestate e regalie ad alcune cliniche private».
«Chiodi continua solo a lamentarsi per nascondere un immobilismo assoluto» sottolinea Paolucci, «su sanità, economia, lavoro. Chiodi legga i dati Svimez, pensi ai soldi dei Fas ed ai fondi europei ancora bloccati, guardi in faccia i terremotati ai quali solo ieri ha ammesso che sono finiti soldi dell’emergenza. Ed oggi viene approvato a Roma un piano di riordino esclusivamente contabile, senza l’ombra di una riforma strutturale e migliorativa, che toglie molti servizi pubblici mentre al privato toglie più il terremoto che la Regione: questa non è una riforma. Non viene presentata una nuova mappa sanitaria né aperto alcun confronto con decine di comuni, con gli operatori, con le parti sociali che sono in sollevazione. La vittima finale  di questo atto contabile è il cittadino-utente, supertassato per un servizio ormai in via di estinzione. Dopo due anni di centrodestra l’Abruzzo è desertificato».