Di Stefano: “La Sasi mette a rischio il futuro di 130 lavoratori e la gestione dell’acqua nella Frentania”

“Una gestione quanto meno discutibile e che rischia di provocare danni irreparabili”.

E’ il quadro che traccia il senatore Fabrizio Di Stefano parlando oggi, in conferenza stampa, della Sasi. Stavolta il vice commissario regionale del PdL sfiora soltanto gli aspetti inerenti il consiglio di amministrazione dell’azienda “scaduto da tempo”. Punta l’indice sulle inadempienze dell’ente alla luce dei cambiamenti che il Decreto Ronchi produrrà a partire dal 1° gennaio 2011. “I vertici della SASI continuano a mantenere tutt’altra direzione, non facendo nè l’ordinario, nè si stanno preoccupando di attivare i meccanismi necessari per garantire il futuro dell’ente, e dare ai lavoratori ciò che giustamente chiedono”. Di Stefano non nasconde la sua preoccupazione sia per il futuro dei 130 dipendenti della Sasi, che per le ripercussioni che subiranno i 76 comuni soci. “Il rischio è infatti che dal  prossimo 1° gennaio 2011 l’Azienda non sarà più nelle condizioni di gestire il Servizio Idrico Integrato con un danno inestimabile sia per i lavoratori  che si ritroveranno senza un’occupazione, che per i comuni, che sono i proprietari della SASI e che si ritroveranno una società senza alcun valore”.

Il Decreto, infatti, che ieri il governo centrale ha approvato, è chiaro: la privatizzazione delle risorse idriche avverrà tramite gare, che avranno il compito di selezionare il gestore migliore con le tariffe più basse. La Sasi, che è una società per azioni, deve seguire dei passaggi precisi. Finora, non ha fatto nulla e la ristrettezza dei tempi potrebbe avere delle serie ripercussioni. Se non si seguirà la procedura, la Sasi stessa non potrà partecipare alla gara, sarà tagliata fuori. “Se la Sasi continuerà a mantenere questa sua posizione, toccherà all’Ente d’Ambito dar luogo al bando”. Ma c’è anche un’altra strada che Di Stefano indica: quella che consentirebbe alla Isi, società delle Infrastrutture per i Servizi Idrici, di procedere al posto della Sasi. “Stiamo vedendo se questa strada è percorribile – ammette il senatore. La Cisl, unico sindacato finora a prendere posizione, ha denunciato i pericoli che Di Stefano oggi pone all’attenzione. “La sigla sindacale con una nota del 30/06/2010 – afferma l’esponente del PdL -, sollecitava l’azienda ad attivare quanto necessario per assicurare un futuro certo per i dipendenti e salvaguardare in modo equo gli interessi dei lavoratori. A questa prima richiesta, in data 14 luglio, se ne era poi aggiunta una seconda, con la quale era tornata a chiedere “all’Azienda  notizie sugli adempimenti adottati e richiesti dall’Ente Ambito del Chietino per il mantenimento della gestione in scadenza al 31/12/2010”. Perché la SASI non dà seguito a queste richieste? E perché fingono di non sapere che il Decreto Ronchi, proprio in quella data imporrà delle scelte ben precise? La Regione Abruzzo, nella persona dell’Assessore Di Paolo, ha più volte richiamato la Sasi ad una corretta gestione, riscontrando non solo problemi di natura tecnica, come i disservizi soprattutto lungo la costa adriatica, ma anche, e soprattutto, per quanto riguarda le inadempienze amministrative dell’Ente”.