Menna (Udc): “Il piano ospedaliero riporta l’Abruzzo indietro di 50 anni”

“Il “piano” di riassetto del sistema ospedaliero abruzzese non è condivisibile dall’Udc che, pertanto, lo rigetta senza appello poiché è stato imposto dalla politica di tagli della spesa pubblica promossa dal Governo nazionale e la Giunta regionale lo ha recepito ignorando l’esigenza di un confronto democratico tra le forze politiche presenti in Consiglio regionale e senza tenere conto delle istanze del territorio”.

Così Antonio Menna, capogruppo Udc al Consiglio regionale d’Abruzzo sul progetto che prefigura il “riordino” della sanità nella nostra regione. “Di fatto, così come configurato”, – aggiunge Menna, – “il “piano” ci riporta indietro di cinquant’anni, con servizi inadeguati e carenti e vaste aree, soprattutto interne e montane, letteralmente depauperate del fondamentale diritto alla salute. Il “piano” non assicura alle popolazioni delle zone interne e montane e alle categoria meno abbienti neanche i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Perciò l’Udc farà sentire la sua voce affinché sia rielaborato tenendo presenti le esigenze delle fasce sociali più deboli (anziani, malati cronici e persone bisognevoli di assistenza continua) e quelle delle nuove povertà (pensionati, disoccupati, famiglie numerose, persone sole, ecc.). Prendiamo atto che la Giunta regionale ha rinunciato al vero risanamento della sanità da attuare con un programma che consenta l’abolizione degli sprechi, la chiusura dei reparti doppioni, la razionalizzazione dei ricoveri, situazioni che incidono in misura pari al 40% sui costi della sanità. Non si può gestire il servizio sanitario soltanto menando di mannaia: chiudendo ospedali e sopprimendo reparti, distretti sanitari e poliambulatori, riducendo posti letto e il numero delle prestazioni. Ma è indispensabile adottare una strategia ispirata a principi del diritto, per soddisfare pienamente le necessità delle popolazioni e alle regole dell’equilibrio e dell’efficienza, per garantire un elevato standard qualitativo dei servizi, anche in prospettiva futura. Allora, perché nel “piano” non si menziona lo scandaloso problema delle liste d’attesa, – si domanda Antonio Menna. “Perché non sono state previste valide iniziative per ridurre la mobilità passiva e non sono state inserite proposte per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) su tutto il territorio, che rivelano il grado di civiltà di un popolo. Perché non è stato previsto un programma per la riduzione della spesa farmaceutica o per il blocco dei turn-over”. “Per risolvere questi problemi, – propone il capogruppo Udc alla Regione Abruzzo, “si poteva creare una task-force di almeno 50 ispettori regionali, da formare e impiegare in un’apposita azione di controllo. Da questo “piano” emerge che ad essere penalizzata più delle altre è la provincia di Chieti, – annota Antonio Menna –  “che subisce un vero e proprio tracollo con la chiusura degli ospedali di Gissi, Casoli e Guardiagrele, il ridimensionamento di quelli di Atessa e Ortona (destinati alla chiusura nel giro di due o tre anni). Gli ospedali di Lanciano e Vasto, invece, subiranno la soppressione dei reparti di geriatria, lasciando scoperto un comprensorio con una popolazione di oltre 120mila abitanti. All’ospedale di Chieti, i reparti di cardiologia, cardiologia vascolare e cardiochirurgia, vere eccellenze del sistema sanitario abruzzese, saranno fusi in un unico reparto con soli 24 posti letto”. “Ci chiediamo che fine ha fatto l’emodinamica che doveva essere istituita nell’ospedale di Vasto, – prosegue il capogruppo Udc – “Si tratta di un servizio essenziale, destinato a salvare la vita di tanti pazienti residenti nell’alto vastese e nel medio e alto Sangro”. “E la rete unica delle emergenze? Interrogativi che restano senza risposta e ci fanno supporre che la sanità abruzzese sia stata teramizzata. Infatti, ci sorge il sospetto che i reparti soppressi nella provincia di Chieti siano trasferiti altrove. Forse proprio a Teramo dove non solo non si riduce, non si taglia e non si sopprime, ma addirittura si consolida e si potenzia, nonostante la popolazione residente sia inferiore a quella della altre province abruzzesi”. “Possiamo affermare – conclude Antonio Menna – “che questo “piano” sia un disastro per la nostra regione e produrrà pesanti conseguenze. Oltre a prevedere la chiusura di ospedali, reparti, poliambulatori e distretti sanitari, non risolverà affatto il problema del deficit perché produrrà un incremento della mobilità passiva mentre gli sprechi che si annidano nei grandi ospedali continueranno a minare la gestione della sanità e a rendere i servizi sempre più scadenti.