Il PD: “Chiodi mente, non c’è nessun altro debito sulla sanità”

“Non esiste il debito di 101 milioni di euro, esiste nella misura in cui il presidente Chiodi non vuole vendere gli immobili”. Per il capogruppo alla Regione del Pd, Camillo D’Alessandro, nel corso di una conferenza stampa oggi a Pescara, “è vergognoso il tentativo del presidente Chiodi, la cui nomina a commissario alla sanità è la pagina più nera della Regione Abruzzo, di depistare l’attenzione degli abruzzesi con la menzogna sull’improvviso scoperto buco di 101 milioni di euro per coprire il contenuto delle sue personali scelte sulla sanità e sulla riorganizzazione ospedaliera”.

Nello specifico per l’esponente dell’opposizione si vuole depistare l’attenzione “sul taglio dei posti letto: ogni sette posti tagliati al pubblico – ha fatto notare- uno solo al privato; sullo sfascio del sistema sanitario pubblico a partire dalla chiusura dei presidi sulle zone interne abbandonando i cittadini a se stessi e negando loro anche il diritto di potersi salvare la vita con una adeguata rete di emergenza assistenza; sullo scippo di posti letto per consentire a Chiodi e Venturoni di farsi l’ospedale sotto casa”.

Il consigliere del Pd ha poi detto che “i Fas non si toccano: vanno destinati allo sviluppo o alla riduzione delle imposte e non a coprire un debito che di fatto non esiste”.

D’Alessandro ha sostenuto che ‘non serve uno scienziato della finanza per ipotizzare forme alternative all’utilizzo dei Fas. Basterebbe – ha proseguito- rinegoziare con le banche l’allungamento della cartolarizzazione, cosa prevista, per recuperare 50 milioni di euro da destinare per i primi due alla copertura dei 100 milioni qualora non volesse vendere gli immobili. I Fas invece potrebbero essere utilizzati, a quel punto, per l’abbattimento delle addizionali fiscali che gravano su cittadini e imprese”.

Anche per il consigliere regionale del Pd, Giovanni D’Amico, “non c’é nessun ulteriore debito sul pregresso”.

Per D’Amico “il sistema sanitario regionale, malgrado la chiusura del piano di risanamento, non è oggi in equilibrio e si sta proponendo qualche fittizia operazione per coprire le perdite attuali, verificatesi tra il 2009 e il 2010”.

Stamattina presidio dei sindaci del Vastese, davanti all’ospedale di Vasto, per dire no al piano di riordino della sanità così come concepito dalla Regione Abruzzo. Con i gonfaloni dei comuni di Vasto e San Salvo, hanno preso parte alla manifestazione, in fascia tricolore, i sindaci di Vasto, Luciano Lapenna; San Salvo, Gabriele Marchese; Gissi, Nicola Marisi; Carpineto Sinello, Antonio Colonna; San Buono, Denisso Cupaiolo; Cupello, Angelo Pollutri; Lentella, Carlo Moro; Monteodorisio, Ernesto Sciascia, Furci, Angelo Argentieri.

Con loro presenti i consiglieri regionali Antonio Menna, Udc e Paolo Palomba, Idv, oltre a sei consiglieri provinciali di Chieti. A nome dei sindaci, Luciano Lapenna, presidente del comitato ristretto dei primi cittadini della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti, ha messo in risalto la vistosa penalizzazione del piano nei confronti del territorio, dove di fatto sparisce l’ospedale di Gissi, che sarà ridotto alla stregua di un poliambulatorio e dove l’ospedale di Vasto dovrà subire un taglio di 70 posti letto.

“Non siamo contro il riordino della sanità – hanno precisato gli amministratori – ma non si può calare dall’alto un piano che fa scendere il rapporto nel Vastese a 1,8 posti letto ogni mille abitanti”.

Dal sindaco di Gissi, Nicola Marisi, l’annuncio più forte: “Andro’ dal prefetto a riconsegnare la tessera elettorale, perché con questo piano ci hanno preso in giro. Basti pensare che si toglie la geriatria a Gissi, da vent’anni reparto di qualità, per spostarlo ad Atessa, senza pensare che lo stesso reparto c’é a Lanciano. La Baraldi deve fare un passo indietro”.

Il sindaco Lapenna (nella foto a destra) ha convocato l’assemblea dei colleghi della Asl per lunedì prossimo, mentre, in vista della seduta del Consiglio Regionale del 30 luglio prossimo, l’argomento troverà spazio anche nel consiglio comunale di Vasto, il 28 luglio prossimo.