No di Fim,Uilm,Fismic e Ugl all’assemblea in Sevel, i sindacati si dividono

Mentre a Roma si discute sul Piano Fiat, ad Atessa le sigle sindacali si dividono. Lo si apprende da un volantino che la Fiom Cgil distribuirà domani davanti al cancelli della Sevel. “Ieri, per la seconda volta in un mese, una maggioranza della Rsu Sevel composta dalla Fim,Uilm,Fismic e questa volta anche dalla Ugl si è opposta alla richiesta di assemblea retribuita di 2 ore per il 29 luglio, richiesta fatta da 17 componenti della Rsu di Fiom, Failms e Cobas – si legge -. Questo fatto è di una gravità senza precedenti, dopo aver firmato accordi che peggiorano le condizioni di lavoro e di salario impediscono una libera informazione e confronto con tutti i lavoratori del sito Sevel.  Come mai a Mirafiori le assemblee unitarie  si possono fare e in SEVEL no? – si domanda la Fiom -. E’  inaudito che una parte della Rsu cieca ed irresponsabile decida di impedire il libero esercizio di un diritto fondamentale quale è quello ad una corretta e libera informazione attraverso lo strumento principe della democrazia sui posti di lavoro: l’assemblea retribuita. Stanno cancellando anche lo statuto dei lavoratori ! Siamo di fronte ad un atto di arroganza contro di loro! L’assemblea è indispensabile per discutere del futuro di SEVEL, delle condizioni di lavoro  e del futuro dei suoi  6200 dipendenti. Raccoglieremo  migliaia di firme per dimostrare a questi signori di come non rappresentino più gli interessi e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori Sevel”.

Cgil, Cisl, Uil e Ugl però sono d’accordo nel chiedere un tavolo con il presidente della Regione, Gianni Chiodi per discutere sui problemi inerenti la fabbrica del gruppo torinese e per creare le condizioni per un potenziamento dell’indotto.

Domani è previsto a Chieti un nuovo incontro sull’Acs di Atessa. L’azienda ha deciso di trasferire la produzione a Cassino. Nello scorso mese di aprile è stata avviata la procedura di mobilità: i dirigenti dell’Acs avevano annunciato che si sarebbe proceduto al licenziamento e al trasferimento degli impianti nel Lazio. Un duro colpo e un caso, che potrebbe interessare anche altre fabbriche della vallata industriale del Sangro. Per questo sulla loro vertenza c’è la massima attenzione dei sindacati e delle istituzioni.

Intanto la Honda Italia s’appresta a chiudere. I cancelli si riapriranno il 13 settembre prossimo. I mille dipendenti avranno tre settimane di ferie e 4 di cassa integrazione ordinaria. La crisi del settore moto che si è registrata in Italia (23 per cento in meno nelle vendite delle due ruote) si è fatta sentire anche negli stabilimenti della casa giapponese in Val di Sangro. Nel 2008, la produzione ad Atessa aveva toccato le 154 mila unità in un anno; nel 2009, 105mila. La chiusura dello stabilimento di Barcellona farà salire la produzione nel prossimo anno: molti modelli che prima di realizzavano in Spagna, saranno costruiti in Val di Sangro.