Piano sanitario, in Consiglio regionale sfiorata la rissa

E’ finita quasi in rissa la seduta di questo pomeriggio, protrattasi fino a tarda ora, del Consiglio regionale straordinario sul piano di rientro della spesa sanitaria, che si è tenuto a L’Aquila. I I sindaci presenti in aula, una quarantina sui 120 che hanno raggiunto il capoluogo regionale per protestare, hanno gettato in aria le fasce tricolori, mentre alcuni consiglieri regionali hanno tentato persino il confronto fisico, dopo quello dialettico, a tratti duro. Fuori del Palazzo dell’Emiciclo gli altri sindaci e cittadini scandivano la loro contrarierà al piano, che andrà avanti. C’è già il parere favorevole del Governo. Ma sui progetti di riorganizzazione ospedaliera, lo scontro proseguirà. Non c’è accordo: da una parte il governatore Chiodi e la sua maggioranza, decisi a modificare l’attuale mappa degli ospedali abruzzesi, dall’altra i sindaci che hanno nei propri territori i nosocomi destinati a un ridimensionamento. “Basso indice di utilizzo degli ospedali anche da parte delle popolazioni residenti sul territorio, presenza di reparti di chirurgia con elevata inappropriatezza mentre gran parte dei ricoveri, riguarda persone con età superiore a 65 anni che, in alcuni casi, sfiorano anche il 90 per cento – dice il presidente della Regione per spiegare le ragioni che hanno portato a elaborare il nuovo piano. Un quadro che emerge dai dati rilevati dall’Assessorato regionale alla sanità, che testimoniano come questi ospedali, secondo il Presidente Gianni Chiodi, così come strutturati, rappresentano un “inutile spreco di risorse per far fronte a una richiesta di servizio molto limitata che sicuramente va indirizzata in maniera diversa. Tutti i cittadini – ha detto Chiodi – hanno il diritto di essere curati e assistiti in ospedali altamente efficienti con personale motivato e qualificato e con tecnologie all’avanguardia in grado di far fronte ad ogni tipo di situazione. Comprese quelle emergenze che possono mettere a rischio la vita delle persone lì dove non si è strutturati ed adeguatamente attrezzati. I cittadini che abitano in queste zone, comunque, avranno a disposizione un ospedale importante, a breve distanza e saranno adeguatamente supportati da un più efficace sistema di soccorso del 118. Gli ospedali che saranno riconvertiti continueranno ad offrire assistenza sul territorio come Presidio Territoriale di assistenza. Le 5 strutture disattivate da ospedali per acuti, ossia Pescina, Tagliacozzo, Guardiagrele, Casoli e Gissi vengono infatti riconvertite in una organizzazione territoriale che viene definita Presidio Territoriale di Assistenza PTA) che presenta le seguenti caratteristiche: – assistenza medica e infermieristica h12; – punto unico di accesso alla rete dei servizi, collegato al centro unico di prenotazione; – spazi dedicati per l’attività ambulatoriale specialistica con particolare riferimento alle discipline di base: medicina interna, cardiologia, ortopedia, oculistica, ginecologia ma anche ad altre discipline specialistiche, attraverso l’integrazione con gli operatori dei Dipartimenti ospedalieri della ASL. – servizi di accoglienza alla persona; – servizi sanitari di base e specialistici; – punto prelievi; – servizi di diagnostica specialistica; ecografia, Radiodiagnostica tradizionale, elettrocardiogramma, ecc. – consultori e servizi socio sanitari integrati, ivi compresi i servizi a favore dei minori e delle famiglie, da realizzarsi attraverso l’integrazione professionale degli operatori provenienti da altri servizi delle ASL (Dipartimento Materno Infantile, Igiene Mentale, ecc.); – forme di associazionismo dei MMG e PLS che, oltre alle attività assistenziali di base e/o specialistiche nonché in collaborazione con la Guardia Medica che ha sede nel PTA, assicurano l’importante funzione di continuità assistenziale (anche assistenza notturna e/o a chiamata); – i servizi di coordinamento per le cure domiciliari secondo i diversi livelli di intensità”. Numeri che non convincono l’opposizione e nemmeno tanti primi cittadini di centrodestra. Anche perché, nessuno affronta un altro elemento importante: la viabilità che caratterizza molte aree interne dell’Abruzzo. Difficoltà che aumentano nel periodo invernale. Si riuscirà comunque a garantire l’assistenza anche in quei casi?  

“Basta con l’emergenza, un nuovo piano di rientro della spesa sanitaria, ritorno alla gestione ordinaria e tempi certi per la riduzione delle tasse”: queste sono le richieste a avanzate dal Consigliere Carlo Costantini (IdV) nel suo intervento – -Il piano operativo è in realtà un nuovo piano di rientro che però non può essere chiamato così, poiché è molto più conveniente per Chiodi la gestione commissariale. Con la gestione commissariale- ha continuato Costantini- Chiodi può fare tutto e il contrario di tutto: vendere ospedali ai privati, come nel caso del Sant’Omero; chiuderne altri a discapito del potenziamento dei servizi sul territorio; spostare posti letto rispettando, casomai, logiche solamente clientelari”.

In aula, il capogruppo del PDL, Gianfranco Giuliante, presenta una mozione. Il documento “impegna il Presidente della Regione nella sua veste di Commissario ad acta sulla sanità, ad istituire tavoli di coordinamento sul tema, presieduti ciascuno dal rispettivo Presidente delle quattro province abruzzesi, con il compito di individuare soluzioni adatte e comunque non configgenti con l’impostazione generale del Piano sanitario in termini di obiettivi globali di riordino, riorganizzazione e di saldo totale economico e finanziario. E’ stato inoltre costituito- ha detto Giuliante- il Tavolo per l’Abruzzo, che sarà il soggetto responsabile della scelta delle azioni prioritarie da porre in essere per il raggiungimento degli obiettivi definiti dallo stesso Programma Operativo.” 

 «Non è chiaro per quali ragioni Chiodi si vanti delle dichiarazioni del ministro Fitto sulla capacità dell’Abruzzo di utilizzare i fondi strutturali nazionali e comunitari. Il ministro del governo Berlusconi ha nei fatti bocciato l’azione di questa giunta e promosso a pieni voti la programmazione del centrosinistra ha affermato il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci -. Il ministro Fitto ha detto che l’Abruzzo è primo nella programmazione 2000-2006, le cui risorse sono state ripensate e impiegate dal centrosinistra – ha aggiunto Paolucci -, mentre nella stessa dichiarazione sottolinea che l’Abruzzo è l’unica regione con un ritardo fortissimo sui Par-Fas 2007-2013, di competenza di questa giunta. La verità – ha sottolineato Paolucci – è che Chiodi, con il suo immobilismo sui fondi strutturali, sulla sanità, sull’occupazione, sullo sviluppo, sta ingessando l’Abruzzo proprio mentre le altre Regioni stanno investendo risorse e intelligenze per riprogrammare le loro economie”.

Due consiglieri regionali del Pd, intanto, Giuseppe Di Luca e Claudio Ruffini, pensano che il teramano ne esca peggio delle altre zone. Per i due consiglieri regionali questo Piano operativo colpisce sopratutto i tre ospedali periferici di Atri, S. Omero e Giulianova, trasformandoli in nosocomi a basso livello di prestazioni con ulteriori chiusure di reparti.

“Nonostante il regime commissariale, decisioni-scelte così fondamentali per i cittadini non possono essere prese senza coinvolgerli direttamente o attraverso le loro rappresentanza istituzionali: sindaci,  consigli comunali e Consiglio regionale. Se l’opposizione non avesse richiesto questo Consiglio straordinario – ha detto Walter Caporale, Capogruppo regionale VERDI Regione Abruzzo – per il ristretto gruppo che ha pensato e redatto il Piano operativo sarebbe stato forse naturale prescindere dal confronto politico all’interno del massimo organo istituzionale della Regione. Il problema vero è che Chiodi deve giustificare un vero e proprio dimezzamento di un diritto: del diritto universale alla cura della salute, che con il diritto all’istruzione e all’assistenza rappresenta un aspetto peculiare e io spero non disponibile della civiltà europea. Va fatta chiarezza sull’entità dei debiti, né questi si possono risolvere utilizzando i fondi FAS: non è possibile contrapporre  diritti e crescita economica perché in questo caso le classi più deboli della società pagherebbero due volte”.

Per tornare alla posizione assunta da alcune amministrazioni comunali contro il piano, il Consiglio Comunale di Vasto ha votato oggi all’unanimità un documento con cui si chiede al Presidente della Regione, Gianni Chiodi, di rivedere i tagli previsti dal piano sanitario. Il testo, “bipartisan” dell’ordine del giorno, votato prima della partenza alla volta dell’Aquila della delegazione della civica assemblea che assiste ai lavori di Palazzo dell’Emiciclo afferma che “nella consapevolezza che i problemi della sanità hanno radici profonde e che è oggi fondamentale la responsabilità di tutti per la soluzione dei problemi, delibera di chiedere al Presidente del Regione di intervenire presso il Governo per il blocco dell’esame della proposta di riordino anche al fine di giungere ad un piano rispettoso dei diritti di ogni territorio e per conoscere meglio la distribuzione percentuale dei tagli relativi alla sanità privata. Di valutare come inappropriato l’atteggiamento del Commissario e Sub Commissario, per aver trasmesso all’Autorità Governativa Nazionale un piano senza la consultazione ne’ dei Sindaci del territorio, ne’ del Comitato Ristretto; di dissentire per la previsione contenuta nel Programma Operativo 2010 che riduce i posti letto nell’ Ospedale di Vasto; di chiedere modifiche al Programma operativo 2010, garantendo al Presidio Ospedaliero “S. Pio” di Vasto un numero di posti letto adeguato per un Presidio di eccellenza; di chiedere che nel redigendo atto aziendale della A.S.L. Vasto-Lanciano-Chieti sia stabilito lo spostamento del reparto di eccellenza di Emodinamica da Chieti a Vasto, così come più volte assicurato dall’Assessore Regionale alla Sanità e come previsto dal vigente “Piano Sanitario Regionale 2008-2010″ e dal Consiglio Comunale di Vasto; di chiedere che venga ribadita dalla Regione la realizzazione del nuovo ospedale di Vasto come priorità assoluta nell’ambito delle nuove strutture sanitarie da realizzare (ex art. 20)”.

Ma la strada è stata tracciata e difficilmente si tornerà indietro.