L’Acs resta in Val di Sangro

“No, non chiude. Abbiamo lavorato fino a tarda sera, ma alla fine siamo riusciti a evitare un pericolosissimo precedente in Val di Sangro”. Nicola Manzi, segretario provinciale della UilM di Chieti, non nasconde il suo entusiasmo per la felice conclusione della vertenza Acs. La fabbrica, che produce e lavora le spugne per i sedili montati sui furgoni della Sevel, resterà nell’area industriale sangrina. Il 22 aprile scorso, come si ricorderà, la direzione aziendale aveva comunicato la chiusura dello stabilimento, il licenziamento di tutti i 28 dipendenti (10 donne e 18 uomini) e il trasferimento della produzione a Cassino. Evitata quindi la chiusura di uno stabilimento e il trasferimento della produzione a Cassino, tra l’altro tra i più produttivi e con elevati standard di qualità, sarebbe stato un colpo ferale per l’economia dell’intero territorio, anche in considerazione del fatto che nello stabilimento A.C.S. di Atessa gran parte della manodopera è femminile. Senza contare l’antieconomicità della delocalizzare della produzione nel Lazio, per un prodotto che poi sarebbe dovuto tornare in Val di Sangro. .

“Difendendo e sostenendo i dipendenti dell’ACS abbiamo evitato lo “scippo” del lavoro in Val di Sangro – ha detto Manzi -, facendo rimanere un pezzo importante della produzione nelle mani dei nostri lavoratori, gli stessi che hanno saputo affrontare questa drammatica situazione con umiltà e determinazione. I lavoratori dell’ACS, dopo 97 giorni di protesta e innumerevoli incontri sindacali e con le istituzioni, quali il sindaco di Atessa Nicola Cicchitti e il Presidente della Provincia di Chieti Enrico Di Giuseppantonio, finalmente possono tirare un sospiro di sollievo. Al termine dell’incontro, caratterizzato da una profonda divergenza di interessi e posizioni – svela il segretario della UilM -, si è raggiunto il tanto atteso accordo sindacale che mette al riparo i lavoratori dal licenziamento e salvaguarda il lavoro in Val di Sangro”.

I punti salienti dell’accordo raggionto sono: l’azienda si impegna a ritirare i licenziamenti e a fare ricorso alla CIGS per 12 mesi per tutti i lavoratori. Durante questo periodo l’azienda offrirà ai lavoratori degli incentivi, a fronte dei quali gli stessi potranno decidere volontariamente di interrompere il rapporto di lavoro; l’ACS non chiuderà lo stabilimento lasciando così circa il 75% del lavoro in Val di Sangro.

Da una vertenza a un’altra. Stamattina, il presidente della Provincia Enrico Di Giuseppantonio, ha ricevuto a Chieti i rappresentanti sindacali, aziendali e amministratori locali nel corso di una riunione urgente chiesta dalle Organizzazioni sindacali e dalla Rsu per affrontare la grave situazione dello stabilimento di Gissi della Golden Lady Company, che attualmente occupa 400 lavoratori, in prevalenza donne, e che da alcuni mesi ha avviato la cassa integrazione straordinaria il cui termine è previsto per marzo del 2011. Durante la riunione preoccupazione è stata espressa dai rappresentanti sindacali (Giuseppe Rucci – Cgil, , Franco Zerra – Cisl e Arnaldo Schioppa – Uil) i quali hanno prefigurato, in caso di chiusura dello stabilimento di Gissi, oltre alla perdita secca di centinaia di posti di lavoro, un pesantissimo impatto in termini di avvio di un processo di spopolamento delle zone interne di quel territorio. Dal fronte sindacale è venuta anche la richiesta di individuare forme alternative al trasporto delle merci su gomma, facendo ricorso al trasporto marittimo, e di intervenire sui costi dell´energia che per le imprese rappresentano una spesa sempre più difficile da sostenere.

Il responsabile del Personale del Gruppo Golden Lady, Federico Destro, ha confermato le preoccupazioni già evidenziate nell´incontro del 24 giugno scorso a fronte di un mercato che conferma un andamento in flessione rispetto al 2009, considerato già un anno nero. E, dati alla mano, e reso noto che il 2010 non ha mostrato segni positivi. Movimenti significativi, ha aggiunto il dirigente della Golden Lady, non si sono registrati neppure sul fronte dei pre ordini di giugno e luglio. Destro ha poi detto di non aver mai parlato di decisioni forti, come la chiusura, per lo stabilimento di Gissi aggiungendo che su ciò che è possibile fare bisognerà ragionare di volta in volta. Destro ha ribadito che il problema resta quello dei costi di produzione troppo alti, specie per mantenere il mercato nei Paesi dell´Est.

“La Golden Lady è una prestigiosissima azienda italiana legata al nostro territorio, che in Val Sinello può contare su un valore umano importante, un patrimonio di professionalità e produttività che va conservato – ha detto Di Giuseppantonio -. Per quanto mi riguarda farò tutto il possibile per scongiurare soluzioni drastiche – ha concluso Di Giuseppantonio: ho apprezzato la pacatezza e la qualità  degli interventi che si sono susseguiti intorno a questo tavolo, sia da parte dei sindacati che dell´azienda e vanno favorite  soluzioni concrete, come quella proposta dal sindaco di Gissi: come politici eletti abbiamo l´obbligo morale di riprendere una politica di salvaguardia del territorio e ciò oggi significa soprattutto difendere sviluppo e occupazione. Soprattutto mi batterò perché neppure una fabbrica chiuda su un territorio come il nostro che alla crisi sta pagando un prezzo altissimo>.

Nicola Marisi, primo cittadino di Gissi, che ha partecipato alla riunione unitamente all´assessore provinciale alle attività produttive Daniele D´Amario, al primo cittadino di Furci Angelo Argentieri e al consigliere  provinciale Antonio D´Ugo, ha infatti annunciato la disponibilità del suo Comune a devolvere alla Golden Lady l´ecoristoro derivante dal bando per l´installazione di impianti fotovoltaici, purché l´Azienda mantenga nella fabbrica di Gissi l´attuale numero di occupati.