Ricostruzione post terremoto, respingono le accuse di corruzione Stati e Angeloni

Interrogatori di garanzia stamattina alla Procura de L’Aquila per la nuova bufera giudiziaria che si è abbattuta sull’Abruzzo e che ha al centro la ricostruzione delle zone terremotate dell’aquilano. Un’inchiesta che ha portato ieri all’emissione di 4 ordini di custodia cautelare “per episodi di corruzione”, secondo il capo della procura aquilana, Alfredo Rossini, conclusioni alle quali si è giunti dopo le indagini svolte dalla Squadra mobile di Pescara (soprattutto intercettazioni telefoniche). Per questo il magistrato ha chiesto alcune misure cautelari personali a carico di Ezio Stati (ex assessore Dc e poi Fi); Marco Buzzelli, compagno dell’assessore regionale alla protezione civile Daniela Stati, raggiunta dalla misura di interdizione dai pubblici uffici, che si è dimessa dalla carica; l’ex deputato di An e poi di Fi, Vincenzo Angeloni; Sabatino Stornelli, ex amministratore delegato di Telespazio e attuale amministratore delegato di Selex service management, società di Finmeccanica.

Stamattina i quattro sono tutti arrivati a L’Aquila per essere ascoltati da Rossini. Si parla di corruzione, non di mazzette. Regali in particolare. Rossini ha definito il quadro probatorio ” incontestabile, considerato che vi sono prove evidenti dei ‘doni’ e delle utilità che i privati hanno corrisposto al pubblico ufficiale (Daniela Stati) e alle persone a lei vicine”. L’assessore aveva le deleghe alla Protezione civile, i rifiuti e l’ambiente. Entrando in Procura Ezio Stati, 63 anni, ex democristiano poi passato a Forza Italia dopo una breve permanenza nell’Udeur, ai giornalisti ha detto: “non vi preoccupate, si risolverà tutto”. Il suo interrogatorio è durato tre ore e mezzo L’esponente del Pdl abruzzese, secondo il legale, Antonio Milo si è detto è totalmente estraneo ai fatti contestati. ”Siamo fiduciosi che nel giro di qualche giorno si possa ottenere l’immediata scarcerazione, proprio perché, nel corso dell’interrogatorio, ha saputo esplicitare anche degli errori interpretativi di alcune intercettazioni ha aggiunto Milo riferendosi a una ‘valutazione non aderente all’effettivo contenuto a quel compendio lessicale: per esempio, in alcuni casi la Procura ha ipotizzato che ci potesse essere un interessamento di Stati insieme ad Angelone con Stornelli, mentre in realtà, lo stesso Stati – ha proseguito il legale – ha dimostrato in maniera chiara che erano telefonate del tutto disancorate dall’ipotizzato contesto accusatorio e cioé da questa struttura concorsuale che è stata rappresentata al Pubblico ministero’.  

Le indagini sono ancora in corso e “allo stato degli atti non sono indagati altri soggetti con incarichi rilevanti nell’ambito regionale e della protezione civile nazionale ha detto Rossini. Parole confermate anche dal capo della Squadra Mobile di Pescara, Nicola Zupo.  “Noi abbiamo cominciato un lavoro che non è finito”. E poi ha spiegato perché il suo ufficio è stato interessato all’inchiesta: “Si tratta di uno stralcio di un’altra inchiesta, quella sul termovalorizzatore, come recita l’ordinanza del Gip, avviata a Pescara. Ecco perché siamo stati coinvolti noi nelle indagini”.

Nonostante magistrati e investigatori siano ‘abbottonatissimi’ perché, come detto più sopra non escludono ulteriori sviluppi, il quadro tracciato sembra indicare una “combriccola” che operava per trarre vantaggi dal terremoto. Molti aspetti sono da chiarire, anche se alcune indiscrezioni fanno entrare nella vicenda la società Abruzzo Engineering (60% Regione, 30% Finmeccanica attraverso Selex, 7,50% Provincia dell’Aquila, 2,5% Provincia di Pescara). A questa società, sarebbero dovuti andare progetti e consulenze legati alla ricostruzione. Nel cda sedeva Stornelli, che poi lasciò il posto a un uomo fidato della sua società. Ma il ruolo di Abruzzo Engineering non sarebbe preminente.

Anche l’ex deputato di Forza Italia Vincenzo Angeloni, il primo dei cinque indagati a comparire davanti al Gip al tribunale di Bazzano, ha respinto gli addebiti mossigli. ‘Compatibilmente con il segreto istruttorio – ha spiegato ancora Antonio Milo – possiamo dire che Angeloni ha respinto le interpretazioni delle intercettazioni ambientali e telefoniche che è stata data dalla Procura. Ha dato un’esegesi, un’interpretazione alternativa che noi riteniamo convincente e ha indicato dei testimoni proprio per riscontrare il tipo di dialogo effettivamente posto in essere e spiegare il senso’. ‘Angeloni – ha proseguito Milo – esclude in maniera categoria di aver avuto rapporti con la società che farebbe capo, secondo l’interpretazione accusatoria al co-indagato Stornelli. Con Abruzzo Engineering – ha sottolineato – Angeloni non ha avuto alcun tipo di rapporto di affari, né lecito, né illecito e la sua posizione è totalmente sganciata da quello che dovrebbe essere poi il profilo corruttivo essenziale della vicenda, secondo l’impostazione data dagli inquirenti’. Angeloni, ha ricordato l’avvocato ‘ha un’amicizia ventennale con gli altri co-indagati – ha spiegato – ma ha un rapporto di evidente conflittualità con Stornelli. Il medico 58enne originario di Avezzano ha collaborato con Stornelli solo per un breve periodo con la squadra di calcio della Valle del Giovenco. ‘Un rapporto breve – ha detto ancora Milo – che si è concluso con dei profili di antitesi tra i due personaggi’. In alternativa allo scarceramento sono stati richiesti gli arresti domiciliari ‘considerate le sue condizioni di salute’.

L’ex assessore regionale alla Protezione Civile, Daniela Stati, terrà una conferenza stampa sulle vicende giudiziarie che la coinvolgono, domani 4 agosto, alle ore 11, ad Avezzano, nell’ufficio di Piazza della Repubblica.

La vicenda, com’era prevedibile è entrata oggi anche nell’aula dell’Emiciclo a L’Aquila, dove si tiene il Consiglio regionale. Inevitabile che se ne parlasse, dal momento che alcuni giornali hanno riportato oggi la notizia di indagini allargate su una presunta consulenza tra lo studio di cui è titolare il Governatore e l’Abruzzo Engieering. “Non c’è stata mai nulla. Sono stato io- ha continuato Chiodi- che ho chiesto a titolo personale al mio studio di verificare i bilanci di Abruzzo Engineering e di valutare il piano industriale di una società con un passato così travagliato, per avere un’idea chiara su come procedere per il suo rilancio. Anche il sindaco Cialente- ha riferito nel suo intervento Chiodi- mi ha chiamato preoccupato per sapere cosa accadrà ai venticinque collaboratori di Abruzzo Engineering che sono utilizzati attualmente presso il Comune dell’Aquila e posso assicurare loro e tutti i lavoratori in cassa integrazione di Abruzzo Engineering che continueranno ad avere tutto l’impegno ed il sostegno del Governo regionale. Mi auguro che la magistratura faccia al più presto chiarezza con le indagini su cosa sia veramente successo e l’unica cosa di cui provo veramente rammarico è il malcostume che sta imbarbarendo la nobile arte del giornalismo, con la pubblicazione di notizie false e infondate”.

Considerazione queste ultime che hanno provocato l’immediata replica dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo. “Piuttosto che preoccuparsi di un presunto “malcostume che sta imbarbarendo la nobile arte del giornalismo”, il presidente della regione Gianni Chiodi farebbe bene a preoccuparsi di un diffuso malcostume che sta imbarbarendo – davvero – la nobile arte della politica. Come purtroppo hanno provato le tante inchieste condotte negli ultimi anni dalla magistratura abruzzese sulla sanità o la ricostruzione post-terremoto. Desta sorpresa e preoccupazione il fatto che il presidente della Regione, intervenendo in Consiglio regionale, senta più il dovere di attaccare e insolentire i giornalisti che compiono scrupolosamente il proprio dovere professionale, che è quello di informare nel modo più scrupoloso e dettagliato la pubblica opinione, piuttosto che spiegare fatti e circostanze che hanno generato l’ennesimo brutto episodio di malcostume politico. Il sospetto – prosegue la nota dell’Ordine – è che la politica tenda a stilare una sorta di lista di proscrizione dei giornalisti sgraditi, “rei” di pubblicare le notizie che non piacciono; anche quando si tratta di stralci virgolettati di citazioni di fonti ufficiali, come nel caso di una ordinanza del giudice per le indagini preliminari che si occupa di una inchiesta per gli appalti legati alla ricostruzione post-sisma. Il tentativo di condizionare il lavoro dei giornalisti – conclude la nota dell’Ordine – sembra essere diventato nel nostro Paese lo sport nazionale, e per farlo non si fa economia di strumenti, come le leggi-bavaglio o gli insulti personalizzati. Vogliamo rassicurare il presidente Chiodi che i giornalisti abruzzesi continueranno a svolgere il proprio dovere professionale senza vincoli e condizionamenti”.

Anche il mondo politico e sindacale regionale, com’era avvenuto ieri, continua ad interrogarsi sull’ultima vicenda, legata alla ricostruzione nell’aquilano. “Al di la delle aspetti giudiziari, che non ci interessano sino a che non vi sarà una sentenza definitiva, è molto preoccupante sotto il profilo politico quanto sta avvenendo – afferma il segretario regionale del Partito Socialista, Massimo Carugno -. E’ il sintomo infatti che in Italia, ormai, ogni politico è assoluto padrone dell’orticello che coltiva senza che vi sia, su quello che fa, alcuna forma di controllo ne da parte di un organismo collegiale di governo (giunta regionale, provinciale o comunale che sia) ne da parte di un organo politico di partito. Tutto ciò in spregio e nella totale incuria degli interessi della gente, anche in casi particolarmente drammatici come la vicenda del terremoto dell’Aquila. E’ assolutamente svanito nel nulla il momento della discussione e della concertazione, ma anche della vigilanza, che si svolgeva un tempo nelle segreterie dei partiti o tra le segreterie di più partiti. Questo è l’amaro frutto della tanto decantata riforma della nuova politica che piace tanto ai “bipolaristi e maggioritari” Berlusconiani o Veltroniani che siano. La politica italiana è una orchestra in cui ogni musicista suona un musica diversa e nessuno gli da gli spartiti ne li dirige. La Seconda Repubblica si specchia ormai solo in questo sistema politico fatto di partiti contenitore senza anima o identità, fatto di leader che coltivano solo progetti personali. Per superare il fallimento totale della Seconda Repubblica potrebbe essere giunto il momento di spostare l’asse del dibattito e del confronto politico non più solo tra forze orientate verso destra o verso sinistra, ma anche distinguendoci tra forze che si ispirano e sostengono questo fallito sistema politico e forze che si ispirano invece alla nuova politica dei partiti, affinché recitino nei parlamenti, o negli organi assembleari, un primario ruolo politico e legiferante, in un quadro di pluralismo politico, condiviso con un paese reale che sia partecipe fino in fondo alle scelte mediante un potere elettorale pieno e assoluto non compresso ne da esagerate e vessatorie soglie di sbarramento ne da limiti di alcun genere nella scelta dei propri rappresentanti, parlamentari, regionali e amministrativi. Solo così si potrà tornare dalla gestione monarchica dei propri feudi alla politica che analizza e risolve i problemi della gente”.

Intervenendo in nell’aula dell’Emiciclo, il capogruppo di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo ha detto che “ancora una volta è stata tradita la fiducia dell’elettorato abruzzese. Sono garantista- ha spiegato Acerbo- ma non può essere negato il valore di un’inchiesta delicatissima su di una Giunta di centro destra che deve la sua vittoria in Regione dopo lo scandalo Del Turco, così come deve la sua vittoria a Pescara alle indagini che hanno coinvolto l’ex Sindaco D’Alfonso o nel Comune di Montesilvano dopo lo scandalo Cantagallo. In tutte queste occasioni- ha spiegato Acerbo- gli abruzzesi hanno espresso la loro amarezza e il loro dissenso punendo i protagonisti di quelle vicende giudiziarie, non ancora concluse, riponendo la loro fiducia nel centro destra e di questo chiodi deve trarne le dovute valutazioni politiche”.

“Dopo la inquietante vicenda giudiziaria che ha colpito personaggi di primordine del centro destra abruzzese, nulla può restare come prima per ciò che attiene ai livelli di responsabilità apicali per la ricostruzione – afferma Bruno Evangelista, portavoce regionale di Alleanza per L’ Italia -. Vedremo quelli che saranno gli sviluppi dell’ inchiesta, ma già da ora possiamo dire che ogni credibilità. Il Consiglio regionale da subito e per il futuro adotti, dunque, un codice etico condiviso, tale da determinare l’esclusione non solo dalle cariche ma anche dal mandato di eletti coinvolti in reati contro la pubblica amministrazione, in primis, corruzione e malversazione ancor prima della conclusione dell’ intero iter giudiziario, a garanzia della legittimazione dell’imprescindibile rapporto fiduciario cittadini-istituzioni”.

“Chiedemmo una Legge Quadro Regionale sulla Ricostruzione. Bertolaso e Chiodi dissero che era uno strumento rigido, meglio operare con le ordinanze – si legge in una nota stampa della Uil Abruzzo e Uil L’Aquila –. Chiedemmo allora un Accordo Quadro Regionale sulla Ricostruzione, da applicare anche mediante ordinanze: non se n’è fatto nulla. Risultato: non c’è alcun progetto condiviso sulla Ricostruzione, manca un quadro normativo adeguato. Condizione ideale per uno spettro di comportamenti che vanno dalla speculazione alla criminalità. Anche sulla Ricostruzione come già sulla Sanità, il ruolo commissariale non è impiegato come uno strumento di velocizzazione al servizio di obiettivi trasparenti e condivisi, ma sostituisce politica e partecipazione. L’Abruzzo torna in prima pagina per storiacce, dopo la parentesi di dolore e dignità dei primi mesi dopo il terremoto. Questo ultimo episodio sia almeno colto come l’occasione per finalmente cambiare, discutere pubblicamente il merito e il metodo di un’opera di ricostruzione che per portata e difficoltà non ha paragoni, su cui devono cimentarsi il meglio dell’Abruzzo e dell’Italia, spazzando via profittatori, corruttori, corrotti e banditi”.