Le sigle sindacali della Polizia Peniteziaria chiedono un’ispezione ministeriale al carcere di Lanciano

Per l’ennesima volta, le sigle sindacali operative presso la Casa Circondariale di Lanciano, C.G.I.L., F.S.A.-C.N.P.P., U.I.L., O.S.A.P.P, S.A.P.P.E., U.G.L., da tempo unite nella contestazione nei confronti di una gestione non più accettabile, richiedono una ispezione ministeriale a carattere d’urgenza data la situazione descritta non oltremodo sostenibile! E’ sotto gli occhi di tutti il disastro organizzativo in cui verte tutto l’apparato dell’Amministrazione penitenziaria su tutti i fronti e sotto tutti i punti di vista; la recessione, ci è spiegato, impone la revisione dei conti, il risparmio, l’ottimizzazione dei costi e delle risorse!

Tutte belle parole, bei propositi ma, intanto, si dimentica di specificare a che costo e per quanto tempo “l’ottimizzazione” graverà sui destini degli operatori penitenziari di vario livello e, soprattutto, su quelli appartenenti alla Polizia Penitenziaria! Incertezza sugli orari di lavoro, mancato rispetto delle professionalità, utilizzo spropositato dei poliziotti penitenziari che nell’ambito della singola giornata, sono dirottati a destra ed a manca come se il carcere fosse un’enorme scacchiera sulla quale posizionare pedoni, cavalli, torri in maniera fredda e calcolatrice, con il solo intento di vincere una partita che solo il giocatore più ottuso si ostina a non considerare ormai persa. La Casa Circondariale di Lanciano, ovviamente, non si discosta di una virgola dalle considerazioni sopra esposte anzi, si può affermare che ne rappresenta una valida applicazione e dimostrazione pratica; qui, il paradosso di pari passo all’assoluta prevaricazione ed all’assoluto mancato rispetto, ma potremmo dire anche considerazione, per gli accordi sindacali pur raggiunti a seguito di estenuanti e lunghe trattative, raggiungono l’apice di una montagna di obbrobri. E’ sotto gli occhi di tutti quello che in un precedente documento sindacale non abbiamo esitato a definire il “collasso” in cui è sprofondato il penitenziario lancianese senza rischi di esagerazione; ricorso massiccio e sistematico al lavoro a carattere straordinario, contrariamente all’ultimatum comunicato dalla Direzione intenzionata ad azzerare lo stesso, le cui parole ancora rimbombano nelle orecchie degli increduli astanti al tavolo delle trattative sindacali che, prendendo atto di quanto ascoltato, avevano colto l’occasione per veicolare l’organizzazione dei turni di lavoro su quattro quadranti eludendo, in questo modo, il ricorso al lavoro a carattere straordinario. Non si trattava di una previsione ottimistica sul futuro lavorativo dei poliziotti penitenziari di Lanciano, bensì di un banco di prova per mezzo del quale dimostrare ciò che, puntualmente, si sarebbe verificato di lì a qualche giorno: l’assoluto fallimento dell’organizzazione posta in essere dalla Direzione del carcere lancianese, disperatamente intrappolata dalla scellerata apertura del famigerato reparto “Verde”, di cui tanto abbiamo detto e tanto ancora diremo finché la pseudodemocratica relazione sindacale-parte pubblica consentirà di farlo. Occorre affermare che il reparto oggetto di tante critiche provenienti da più parti, assorbe quotidianamente risorse umane sottraendole al già precario numero di poliziotti penitenziari presenti nella struttura. Infatti, altra nota dolente, l’Amministrazione penitenziaria sia al livello centrale, sia al livello periferico non è disposta ad accettare né a riconoscere l’esiguità del numero di poliziotti penitenziari attivi presso la Casa circondariale di Lanciano incuranti del fatto che, a tutt’oggi, il numero di detenuti ha raggiunto livelli mai toccati in precedenza con tutte le conseguenze in termini di problematiche, pericoli, insidie di cui, prima o poi e data l’incuranza con cui sono ignorate le sirene d’allarme azionate dai “disfattisti sindacalisti” sempre impegnati nel far sentire la propria voce, qualcuno dovrà assumersi la responsabilità, visto come esse pongono l’Amministrazione penitenziaria centrale e periferica in posizioni tutt’altro che lusinghiere. Ma, nonostante la puntuale e quotidiana esegèsi della situazione evidenzi un quadro generale alquanto allarmante, nessuno interviene, nessuno risponde positivamente alle numerose richieste d’aiuto nonché d’intervento tranne allorquando, sempre più spesso negli ultimi tempi, il clima generale, la temperatura interna del carcere raggiungono livelli che doppiano la soglia prevista di sicurezza, come accaduto pochi giorni addietro, e allora, solo allora, non importa se in ferie o nella città di D’Annunzio, la corsa verso la città frentana ed il suo penitenziario si fa frenetica; peccato che, nel frattempo, lo scacco subìto per opera della popolazione detenuta giustamente infervorata nei confronti delle decisioni nefaste che stabilivano lo “stivaggio” di un numero spropositato di persone per cella, in considerazione anche delle temperature “desertiche” delle giornate abruzzesi, della presenza di “simpatici animaletti” che negli anni spensierati delle Elementari abbiamo imparato a chiamare formiche, lucertole scarafaggi che per loro natura si insinuano ovunque finanche nelle celle dei detenuti, della continua mancanza di acqua che puntualmente all’arrivo dell’estate pone la Polizia penitenziaria a rischi notevoli data la disperata prima, infervorata poi, protesta degli accaldati detenuti, del rischio epidemie che notoriamente possono scoppiare in ambienti malsani e sovraffollati di cui ci si accorgerebbe solo a contagio avvenuto, aveva già prodotto violenze verbali, dinieghi, offese di vario genere nei confronti degli appartenenti alla Polizia Penitenziaria perfino di chi, per ruolo e presunto carisma, con il solo sguardo, avrebbe dovuto ricondurre l’atmosfera generale alla calma assoluta invece, in buona sostanza, è stato costretto ad una ritirata strategica dal teatro delle contestazioni, dopo aver concesso “premi” per i volenterosi ed ospitali detenuti disposti alla “terza branda” che prevedevano, finanche, la cella aperta per alcune ore della giornata come se in luogo del carcere, questi soggetti si trovassero in un albergo della ridente costa Adriatica! Lo spirito del presente documento si fa grave e tombale nella descrizione di quello che si può definire un vero atto di arroganza, sfida e autoritaria concezione del servizio pubblico e delle relazioni con le O.O.S.S. le quali, senza preavviso o convocazione di alcun genere, hanno dovuto registrare il cambiamento unilaterale degli orari di servizio in vigore fino a quel punto, quelli sì frutto di contrattazione e successiva sottoscrizione delle parti convenute, su iniziativa personale della Direzione che ha sfruttato gli esiti di un sondaggio dal significato, nella sua essenza di sondaggio per l’appunto, pari allo “zero”. Ma forse l’istinto “all’aggiustamento in proprio”, chiaro riverbero della “New- Tendence” nazionale che vuole prescindere dalle voci dissonanti e non concordanti anche se titolate a farlo, è stato assecondato placidamente dalla Direzione che non si sentiva di consultare le O.O.S.S. attive presso il penitenziario lancianese che avevano già registrato la chiusura ed il congelamento delle trattative a seguito di già conclamate forzature ad accordi pregressi verificatisi, sempre ad opera della Direzione, poche settimane prima. Alludiamo al ricorso al lavoro a carattere straordinario in maniera crescente (ma da dove sbucano queste ore retribuite che in precedenza dovevano essere annullate per sempre? E perché si ricorre ad esse se il numero dei dipendenti è appropriato alle esigenze operative della struttura?); oppure alla continua rimozione dei colleghi impegnati presso il posto di servizio definito “Ingresso di sezione”, vero e proprio baluardo dato il doppio circuito detentivo ospitato dalla Casa Circondariale di Lanciano, come dimostrato in occasione dell’ultimo episodio di aggressione avvenuto a danno di operatori penitenziari tempo addietro! A proposito di quell’episodio, sulla spinta emozionale del sangue versato, la Direzione si era impegnata in alcune iniziative tra le quali la fornitura di appositi dispositivi di allarme antistrappo, in dotazione personale, mai acquistati né, di conseguenza, forniti ai poliziotti penitenziari impegnati nei reparti detentivi o negli altri servizi in cui, evidentemente, tali aggeggi contribuirebbero almeno all’aumento della percezione di sicurezza, se non altro al livello psicologico, di chi si accinge a varcare le soglie delle “patrie galere”; ma come il sole d’estate cancella il ricordo del freddo invernale, così il trascorrere dei mesi ha cancellato il ricordo di quelle infauste giornate! Come abbiamo avuto già modo di comunicare, il termine “collasso” sembra quello che maggiormente inquadra la situazione nella quale è venuta a sprofondare la Casa Circondariale di Lanciano; eppure si tratta di una realtà potenzialmente ottimale dato l’alto livello di professionalità profuso da quasi tutti gli operatori penitenziari in un clima di sostanziale armonia nonostante le tante difficoltà che quotidianamente vengono a palesarsi! Eppure, con ogni probabilità, all’atto dell’assunzione nel Corpo di Polizia Penitenziaria, nell’animo di ciascuno degli uomini e delle donne che lo costituiscono, albergava il travaglio naturale insito in uno dei lavori più difficili, scomodi e, a ben vedere, contro natura sotto diversi punti di vista rappresentato dalla custodia coatta ad opera di esseri umani, nei confronti di altri esseri umani seppur a logica di norma. Ricatti, offese, minacce, aggressioni personali, potevano rappresentare la “spada di Damocle” pendente costantemente sulle teste dei poveri poliziotti penitenziari; non di certo l’abbandono da parte delle Istituzioni a cui essi, peraltro, avevano giurato fedeltà. Oggi, quegli stessi uomini e quelle stesse donne convivono con il sentimento dell’incertezza, del sacrificio delle professionalità costante ed interminabile, dell’abbandono imposto da una logica economica e stritolatrice attenta esclusivamente e definitivamente al risparmio, costi quel che costi, scevra da ripensamenti di sorta nonché da retrocessioni dai deleteri propositi, incastrata com’è dal brocardo “Electa una via, non datur recursus ad alteram”!