Caccia, il WWF impugnerà il calendario venatorio per l’Abruzzo

Il Wwf Abruzzo contesta le modalità seguite dalla Regione per il calendario venatorio 2010/2011, che non è stato approvato con una delibera di giunta, come prevede la legge, ma attraverso una legge regionale, approvata il 3 agosto. In questo modo – denunciano Dante Caserta (nella foto a destra) e Loredana Di Paola del Wwf – ci si voleva mettere al riparo da ricorsi amministrativi, dopo le due bocciature del Tar rimediate lo scorso anno. Il Wwf tenterà comunque questa strada oppure impugnerà il primo atto amministrativo che discenderà dalla legge-provvedimento. L’associazione ambientalista denuncia anche che il testo originario del provvedimento conteneva “evidenti violazioni delle normative vigenti”, poi stralciate dal Consiglio regionale, ma non sono state eliminate “tutte le pesanti irregolarità del calendario”. L’associazione contesta l’approvazione senza i pareri obbligatori dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e del Comitato regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale e per la Valutazione di Incidenza. E’ stata violata, poi, la legge nazionale sulla caccia laddove prevede che il prelievo venatorio sia subordinato alla necessità di assicurare la conservazione delle specie. La legge regionale approvata il 3 agosto scorso consente infatti la caccia a quattro specie in declino in Europa (Coturnice, Moretta, Moriglione e Pavoncella) e ad altre 11 con stato di conservazione sfavorevole (Starna, Canapiglia, Marzaiola, Codone, Mestolone, Beccaccino, Frullino, Quaglia, Beccaccia, Tortora, Allodola): in pratica 15 delle 30 specie dichiarate cacciabili dalla Regione Abruzzo avrebbero richiesto particolari precauzioni che invece non ci sono state. Il testo prevede anche per 12 specie dei periodi di caccia più lunghi rispetto a quanto dettato dalla Commissione Europea. Altre violazioni riguardano l’istituzione di un comparto unico sulla migratoria e l’addestramento cani. Il Wwf annuncia di essere “già al lavoro per inviare una nota al Governo italiano affinché bocci la legge” e sta predisponendo un esposto all’Unione Europea evidenziando “le palesi violazioni della normativa comunitaria”.