Sanità, manifestazione del PD a Gissi. Campagna del PdL “Servizi Sanitari efficienti anziché ospedali contenitori vuoti”

Un centinaio di amministratori del Pd hanno preso parte stamane a Gissi al sit in di protesta, davanti al municipio, contro la chiusura dell’ospedale. Nel centro del Chietino c’era anche il segretario regionale del partito, Silvio Paolucci, che ha detto tra l’altro: “Abbiamo continuato a denunciare che il piano operativo presentato da Chiodi e avallato a Roma non va. E’ disequilibrato nel rapporto pubblico- privato e tra le zone, perché la provincia di Chieti subisce un taglio enorme. Disequilibrato, il piano, anche all’interno della stessa provincia, perché nel Vastese c’é un taglio esorbitante, un servizio che viene a mancare e di fatto, senza alcun investimento o servizio aggiuntivo. Insomma – ha concluso Paolucci – si asciuga la sanità pubblica e si fa un grosso favore ai privati”.

E mentre il Pd manifestava a Gissi, il PdL, a Casoli, lanciava la campagna di comunicazione sulla sanità abruzzese, che interesserà tutta la regione. Il senatore Di Stefano, unitamente all’Assessore Regionale Mauro Febbo, ai Consiglieri Regionali, Luigi De Fanis ed Emilio Nasuti, ha presentato il progetto alla stampa “Servizi Sanitari efficienti anziché ospedali contenitori vuoti”. Alla conferenza erano presenti anche : il coordinamento cittadino PDL , nelle persone di Luigi Nasuti ed Ezio Tilli, ed i sindaci di Palombaro, Consuelo Di Martino ;di Civitella M. Raimondo, Paolo Di Guglielmo, e di Fara San Martino, Antonio Tavani.

“Il PDL ha inteso lanciare questa campagna di comunicazione in provincia di Chieti per rispondere alle falsità e alle strumentalizzazioni- ha affermato il Senatore pdl e Vice Coordinatore del partito in Abruzzo. Abbiamo scelto d’iniziare da Casoli proprio perchè qui la strumentalizzazione è stata preponderante. Il Primo Cittadino infatti ha palesemente inteso utilizzare nel comprensorio dell’Alto Aventino, la pretestuosa polemica sull’ospedale, per lanciare la sua personale campagna elettorale in vista delle elezioni amministrative del 2011” – ha continuato Di Stefano. A dimostrazione di quanto affermato dal Senatore ci sono i fatti e i numeri: l’ espoliazione del presidio ospedaliero casolano è iniziata nell’estate 2006 con la chiusura del reparto di chirurgia; con la riduzione dei posti letto di geriatria, di medicina e del servizio di radiologia nel 2007; con il declassamento del pronto soccorso e la riduzione delle attività di laboratorio nel 2008. A conseguenza di questo, dal 2006 al 2009, c’è stata una riduzione del -72,5 % delle dimissioni da specialistiche per acuzie, e analoga diminuzione dei posti letto. “Già nel Piano Sanitario dell’ ex manager Capirossi era prevista una totale trasformazione dell’ospedale – aggiunge il Parlamentare- ma allora non ci fu nessuna protesta. Come mai, ci si domanda, la sinistra protesta solo oggi? Forse perché governa il centrodestra? Quella struttura ospedaliera assolveva, e assolve ancor di più oggi, in queste condizioni, più ad una funzione socio economica che socio sanitaria. Pare evidente , quindi, che un presidio che ospita solo 10 pazienti non può definirsi socio sanitario, ma è altrettanto evidente che intorno a quella struttura gravitavano,e gravitano ancora oggi, attività e funzioni economiche che, direttamente o indirettamente, sono collegate alla struttura casolana, con molteplici servizi resi alla stessa” . “Tutto ciò a mio avviso- continua Di Stefano- è recuperabile, e si salvaguarda con l’attivazione di una Grande RSA pubblica nella struttura dell’ospedale, e con la continuazione di una serie di servizi utili e reali per la sanità abruzzese quali: un Servizio giornaliero di Dialisi; il Punto di Primo Intervento H24 e la postazione 118; il Laboratorio Analisi; i Servizi Ambulatoriali (cardiologia, urologia, chirurgia, ortopedia, ginecologia, ostetricia, medicina, geriatria, diabetologia, fisiatria e fisio-kinesiterapia). Rimarrà attivo il Servizio Radiologico H12 (RX Classica, Ecografia e Tac) attraverso il quale si riuscirà ad incidere anche sulle lunghe liste d’attesa nella provincia di Chieti. “ Se c’è qualcosa da rimproverare alla Giunta Regionale, non è certo nei contenuti della manovra- conclude Di Stefano- che era, per dirla in termini sanitari, ineludibile. Ciò che è mancata invece è la concertazione con il territorio, attraverso cui la Regione avrebbe consentito ad amministratori onesti di partecipare ad eventuali assunzioni di responsabilità, facendo cadere invece la maschera a chi, come ha fatto il Sindaco di Casoli, ha strumentalizzato per altri motivi, questo delicato passaggio. Inoltre una lacunosa comunicazione, che doveva portare a conoscenza i cittadini in maniera più chiara, dei processi che dovevano essere messi in atto. E’ possibile ancora recuperare tale situazione, per non consentire alla sinistra abruzzese, che dello sfascio della sanità ha enormi responsabilità politiche, ed in qualche esponente anche giudiziarie, di far passare messaggi distorti e manipolare, soprattutto, passioni e sentimenti”.

Costantini (IdV): “I risparmi sui piccoli ospedali già buociati”

L’Italia dei Valori, attraverso il consigliere regionale, Carlo Costantini fa sapere che “I risparmi previsti nel Piano Operativo di Chiodi per la chiusura dei piccoli ospedali abruzzesi si sono già ‘bruciati’. La CISL – rileva – denuncia oggi che la sola scelta della ASL di Chieti di esternalizzare il servizio di riscaldamento delle strutture comporterà una maggiore spesa di circa 1.500.000,00 di euro l’anno, ovvero quasi l’intero importo stimato da Chiodi nel Piano Operativo come conseguenza della chiusura dei piccoli ospedali per l’anno 2010 e circa 1/3 dell’intero risparmio annuo ‘a regime’. Quello che l’Italia dei Valori ha dichiarato negli ultimi mesi comincia, purtroppo, a prendere forma. Lo smantellamento dei presidi ospedalieri sul territorio – afferma Costantini – non rispondeva ad esigenze di contenimento della spesa, che invece potevano essere assicurate ‘tappando’ le vere innumerevoli falle che drenano risorse dal bilancio regionale (appalti inutili, consulenze, gestione inefficiente degli acquisti di beni e di servizi etc.) sulle quali nessuno ha fatto e continua a fare nulla. L’obiettivo di Chiodi – conclude Costantini – era e resta di natura politica: indebolire sia in termini di risorse disponibili, che in termini di efficienza la sanità pubblica, per costruire nuovi e più ampi margini di manovra a favore della sanità privata”.

Il Mario Negri Sud rischia di chiudere

I consiglieri provinciali della coalizione di centrosinistra, del PD, di IdV, di Sinistra e Libertà e di Rifondazione Comunista, su iniziativa dell’ex presidente della Provincia Tommaso Coletti, hanno presentato una mozione al presidente del Consiglio Provinciale di Chieti sulle difficoltà economiche in cui si dibatte il Centro di Ricerca Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro.
In sostanza la mozione, partendo dalla considerazione che fu la provincia di Chieti nel 1980 a promuovere il Consorzio di ricerca con il coinvolgimento dell’Istituto Mario Negri di Milano e successivamente della Regione Abruzzo e della BLS di Lanciano, sottolineando i risultati positivi conseguiti dall’Istituto nel campo della ricerca e del conseguente prestigio che questa presenza conferisce al nostro territorio, da mandato alla Giunta provinciale ed al Presidente della Provincia a fare ulteriori sforzi economici, coinvolgendo la regione, socia del Consorzio come la Provincia di Chieti, per consentire all’Istituto di far fronte alle spese di gestione della struttura ed in parte alle spese del personale in considerazione del fatto che sono molti i progetti di ricerca che sono in corso sia a livello nazionale che internazionale. La mozione,inoltre, dichiarano i capigruppo Camillo D’Amico, Eliana Menna, Giovanni Mariotti e Nicola Tinari, vuole impegnare l’esecutivo ed il Presidente a mettere in moto le procedure per il rinnovo del consorzio che secondo statuto volge verso la scadenza al fine di non perdere una qualificata presenza sul nostro territorio che, oltre a conferire prestigio alla Provincia ed alla Regione, da occupazione a circa 220 operatori , la maggior parte scienziati ed operatori di ricerca, creando, tra l’altro, anche occupazione indotta.