Bondi a L’Aquila per il piano di recupero del centro storico

Venti milioni di euro all’anno, per dieci anni a partire dal 2011. E’ quanto il governo ha destinato all’Abruzzo per il recupero del centro storico L’Aquila e del sistema culturale duramente colpiti dal terremoto: si tratta dell’1% dei cosiddetti fondi Arcus destinati all’intero territorio nazionale, finanziamenti che provengono dal per cento di trattenute sulle opere pubbliche. L’annuncio arriva direttamente dal ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi, oggi a L’Aquila per una riunione tecnica con i vertici della soprintendenza e della struttura commissariale. L’incontro, al quale hanno preso parte anche il commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, il vicecommissario Massimo Cialente, rispettivamente presidente della Regione e sindaco de L’Aquila, l’assessore regionale alla Cultura, Mauro Di Dalmazio, il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, si è tenuto nel complesso di Sant’Amico ed è servito per fare il punto della situazione a un anno e 5 mesi dal sisma. “Il Ministero della Cultura – ha spiegato Bondi – non poteva non occuparsi del recupero del centro storico dell’Aquila,dove ci sono 250 edifici storici tutelati. per questo abbiamo deciso di destinare circa 20 milioni di euro all’anno al recupero di uno dei centri storici più importanti del nostro Paese”. Per il ministro, i fondi vanno a testimoniare un impegno importante. Vogliamo presentarci come Paese in maniera efficace non solo sull’emergenza – ha ribadito Bondi – ma anche sul recupero del centro storico de L’Aquila e del sistema culturale colpito dal sisma”. Bondi ha sottolineato come la situazione aquilana sia seguita continuamente con riunioni e contatti quotidiani “solo così si possono ottenere dei risultati positivi per la collettività che è alle prese con gravissimi problemi”. Un indirizzo che raccoglie almeno in parte l’input lanciato dal settore cultura del Partito democratico, anche in occasione dell’ultima festa nazionale della cultura in cui i referenti nazionali avevano chiesto di destinare all’Aquila la maggior parte dei fondi Arcus a disposizione per quest’anno. Il ministro ha riferito che il titolare del dicastero degli Esteri, Franco Frattini, ha indicato l’avvocato Fabrizia Aquilio come persona che si occuperà direttamente di contattare i Paesi che hanno dato l’adesione per l’adozione dei monumenti colpiti dal sisma abruzzese. Il legale sarà affiancato da Luciano Marchetti, vicecommissario di governo per i beni culturali nella stesura degli accordi. Bondi ha assicurato che la richiesta di candidare L’Aquila “Città della cultura 2019” è già pervenuta alla sua scrivania. “La valuteremo con grande attenzione – ha assicurato – grande scrupolo, sapendo perfettamente che L’Aquila ha tutti i titoli per poterlo diventare”.

La soddisfazione di Cialente

“Ricostruire la città dell’Aquila è una sfida del Paese, non solo delle istituzioni locali”. Ha iniziato così il suo intervento il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente nel corso della conferenza stampa seguita al tavolo operativo tenutosi stamani con il Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi. Nel ringraziare il ministro, la Soprintendenza ai Beni Artistici per l’Abruzzo e la Direzione Regionale dei Beni Culturali, il sindaco Cialente ha sottolineato il ruolo decisivo che la ricostruzione del centro storico riveste per una reale rinascita della città dell’Aquila. “Ricostruire in sicurezza si può – ha dichiarato Cialente –. Ne è un esempio il complesso monumentale di San Domenico, frutto di un eccellente lavoro di restauro e consolidamento, che è stato in grado di resistere molto bene alle sollecitazioni sismiche”. Il sindaco ha anche commentato l’esito dell’incontro con il ministro. “È molto importante, e avrà significative ripercussioni, la decisione, da me fortemente caldeggiata, di istituire un tavolo tecnico permanente, una sorta di sportello unico o di conferenza dei servizi aperta – ha proseguito il sindaco –, con  la partecipazione di tutti i soggetti istituzionali coinvolti nella ricostruzione e della Struttura Tecnica di Missione coordinata dall’architetto Fontana”.  Soddisfazione è stata espressa, infine, da Cialente, per la decisione, annunciata dal ministro, in accoglimento di una proposta dello stesso primo cittadino, di assegnare alla ricostruzione del patrimonio artistico aquilano, per 10 anni a partire dal 2011, un terzo dei fondi che, annualmente, il ministero assegna alla società Arcus, sua partecipata. Tradotto in cifre, ha spiegato il ministro Bondi, si tratta di 25-30 milioni di euro l’anno, che consentirebbe in media il restauro di 5 palazzi l’anno. Si tratta di un risultato importante – ha concluso Cialente – dal momento che quello del rispristino delle dimore storiche è un elemento fondamentale della ricostruzione. Il tessuto urbanistico della città, infatti, è basato proprio su un sistema che incardina i palazzi nobiliari all’interno delle piazze che compongono la struttura portante del nostro centro storico”.

Zona franca, l’iter è quasi concluso

Il vicepresidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis (nella foto a destra), ha fatto oggi una ricognizione di tutti gli strumenti a disposizione per rilanciare il sistema produttivo nel capoluogo di regione. In particolare, nella sala Silone dell’Emiciclo ha parlato della zona franca, il cui iter è giunto alla fase di stesura del decreto attuativo, delle richieste al ministro Tremonti per il sostegno delle imprese e ancora, sull’arrivo di nuovi fondi per tamponare l’emergenza. “Arriveranno altri 54 milioni per tamponare le spese legate all’emergenza post terremoto, primo fra tutti il contributo di autonoma sistemazione. Questi soldi – ha detto De Matteis – li abbiamo ottenuti grazie a continue sollecitazioni a chi può erogarli, cioè il Ministero dell’Economia, perché fare richieste estemporanee come quella a Napolitano (il riferimento è alla lettera inviata dal sindaco Cialente al Capo dello Stato),  può andare bene per tenere alta l’attenzione a livello mediatico, ma il capo dello Stato non può certo mettere mano alle risorse”. Sulla zona franca, De Matteis è stato alquanto esplicito: “Il dispositivo è l’unico rimasto in Italia, dopo che tutte le altre aree designate durante il governo Prodi sono state trasformate a zone a burocrazia zero”.