Pasquarelli (IdV): “Paolucci sulla Sevel non conosce la realtà”

“Leggo con enorme stupore le dichiarazioni del segretario regionale del PD, Silvio Paolucci, circa la posizione assunta dalla FIOM nella vicenda FIAT ed in particolar modo in SEVEL. Non so se Paolucci abbia mai visto una fabbrica e le condizioni di lavoro in cui operano gli addetti alle catene di montaggio, o se si sia preso la briga di chiedere un parere a chi dovrà subire le conseguenze del “modello Pomigliano”, che Confindustria e Governo intendono applicare a tutto il Paese. Sappia che le industrie della Val di Sangro operano nella stessa nazione in cui si vuole cancellare lo Statuto dei diritti dei lavoratori, dove si vogliono cancellare i contratti nazionali, dove accordi siglati da più parti vengono disdetti in modo unilaterale dall’oggi al domani nel silenzio di gran parte del mondo politico”. Lo si legge in una nota stampa a firma di Romeo Pasquarelli, responsabile del Dipartimento Lavoro e Welfare dell’IdV della provincia di Chieti.  “Siamo in un contesto storico in cui la crisi dà la possibilità alle destre e a Confindustia di mettere all’angolo i sindacati, che in gran parte si mostrano arrendevoli; esse stanno provando ad indebolire il potere contrattuale dei lavoratori, cercando, nella forma e nei fatti, di portar loro via molti diritti, tra cui alcuni previsti anche dalla Carta Costituzionale. I partiti di centrosinistra ben farebbero a stare vicino a chi vive nelle difficoltà e a non cadere nel tranello mediatico che vuol far credere che ci sia una spaccatura tra i lavoratori. I lavoratori, infatti, sono in gran parte contrari al “modello Pomigliano”; tant’è vero che nessun sindacato, esclusi quelli contrari a tale modello, si sogna di proporre un referendum tra i lavoratori. Se spaccatura c’è essa esiste solo tra gli apparati della “Casta Sindacale”. L’Italia dei Valori ha scelto, senza ambiguità, di stare dalla parte dei lavoratori che da troppo tempo non hanno la possibilità di far sentire la propria voce e spesso devono subire strumentalizzazioni, e talvolta anche insulti, da parte di chi il “lavoro vero” non lo ha mai conosciuto”.