Aula occupata, salta seduta del consiglio regionale sulla ricostruzione

Aula dell’Emiciclo invasa dai dimostranti e seduta del Consiglio dapprima sospesa e poi saltata. Se ne riparlerà domani. Come da regolamento, alle ore 11 si riprenderà con la seduta ordinaria e alle ore 15 con quella straordinaria. Finisce così una giornata convulsa, a L’Aquila,  incentrata su alcuni punti riguardanti la ricostruzione del capoluogo, tra cui la nomina, a vice commmissario per la ricostruzione, di Antonio Cicchetti. Che sarebbe andata a finire così, però, lo si era capito sin dalla mattino, quando fuori del palazzo del governo regionale s’era radunato un nutrito gruppo di cittadini. Il clima già allora s’era fatto incandescente, nonostante i temi più caldi fossero stati inseriti nella seconda seduta, del pomeriggio. Durissimi i commenti degli esponenti della maggioranza. “Si tratta dell’ennesimo attacco alle istituzioni, con un salto di qualità che ha visto coinvolti personalità di rilievo del panorama dei centri sociali e della sinistra antagonista italiana. Caruso, già parlamentare ed extraparlamentare, si è presentato a L’Aquila interrompendo i lavori dell’assemblea legislativa abruzzese, coadiuvato dai soliti noti dei centri sociali e dell’antagonismo militante ha dichiarato il capogruppo del Pdl in consiglio regionale, Gianfranco Giuliante -. Un gravissimo episodio, che  ha ricevuto il plauso dei consiglieri regionali sinistramente co-protagonisti dell’accaduto. Dopo Bonanni a Torino e diversi episodi di intolleranza anche L’Aquila suo malgrado diventa protagonista di uno spettacolo indecente. Chiediamo con forza che vengano isolati quanti, pur di essere mediaticamente protagonisti, calpestano le più elementari regole di democrazie e di libertà, impedendo di affrontare problemi importanti per il lavoro ( Abruzzo Engineering) e per la vita della città “.

Non è da meno a Giuliante il consigliere Riccardo Chiavaroli (PdL): “Quanto avvenuto non ha nulla a che fare con la legittima espressione del pensiero e del dissenso Il fatto che un gruppo violento di facinorosi possa irrompere in un’aula istituzionale ed interromperne i lavori, infatti, non è un buon servizio nè alla democrazia nè tantomeno alla città de L’Aquila. Un fatto incredibile mai successo prima. Preoccupa – dice ancora Chiavaroli – il fatto, poi, che persino alcuni consiglieri delle opposizioni abbiano ritenuto giustificabile il comportamento dei manifestanti. Mi auguro, tuttavia, che si tratti di un episodio isolato ma al contempo rivolgo sin d’ora un pubblico appello a Prefetto e forze dell’ordine affinchè – nel rispetto assoluto delle leggi – non sia mai più impedito ad un organo legislativo quale il Consiglio Regionale d’Abruzzo, di esercitare le proprie funzioni a causa di azioni di forza esterne. Ciò infatti rappresenterebbe un vulnus gravissimo a danno della democrazia, delle istituzioni e soprattutto dei pacifici cittadini aquilani che sono per fortuna la stragrande maggioranza”

Le opposizione si fanno sentire con un comunicato congiunto nel quale “ritenengono incomprensibile l’atteggiamento della maggioranza di fuggire dall’aula di fronte ad una legittima manifestazione di protesta da parte dei cittadini aquilani”. Per questo chiedono l’immediata convocazione del Consiglio regionale “affinchè oggi stesso riprendano i lavori del consiglio”. Le forze di opposizione esprimono anche la loro condivisione su quanto sostenuto dagli aquilani circa l’ inopportunità della nomina di un ulteriore commissario”.

Il vice presidente Giovanni D’Amico (PD) ha aggiunto che il suo partito tenga un incontro a L’Aquila “con il coinvolgimento di tutti i gruppi dirigenti e le rappresentanze istituzionali locali, regionali e nazionali per definire una linea di indirizzo chiara, evidente nella direzione di restituire alle assemblee elettive il reale controllo delle politiche di ricostruzione. Bisogna operare compatti e vicini ai cittadini, senza prerogative esclusive che ci stanno logorando. La ricostruzione de L’Aquila è un problema regionale e nazionale, non può restare chiusa in una logica stratta e priva di chiarezza. Il Partito Democratico deve essere portatore di istanze fortemente partecipate e condivise, vicine ai cittadini colpiti dal sisma del 6 aprile”.