Inchiesta rifiuti, le reazione delle forze politiche. Fiducioso il sindaco di Teramo

“Sono assolutamente tranquillo e fiducioso. Tranquillo perché, pur non avendo ancora ricevuto l’avviso di garanzia, so di aver avuto, nei confronti della Team Tecnology un atteggiamento di assoluta trasparenza, avendo deciso, fin dal mio insediamento quale sindaco di Teramo, di congelare le attività della stessa Team Tecnology, che di fatto non aveva mai operato, per delinearne le strategie successive”. Maurizio Brucchi, primo cittadino di Teramo, non si scompone dopo le notizie che lo voglio raggiunto da avviso di garanzia, insieme ad altre 12 persone con l’accusa di corruzione e associazione a delinquere nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Pescara e legata alla realizzazione di un impianto di bioessiccazione dei rifiuti a Teramo. Tra i destinatari di avviso di garanzia ci sono i senatori del Pdl Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, e appunto Brucchi (ai tre viene contesta la corruzione) e l’ex assessore Daniela Stati che deve rispondere di favoreggiamento. Tra le accuse ipotizzate a vario titolo dalla Procura c’é anche l’istigazione alla corruzione. “Fiducioso perché, nel mettermi a completa disposizione dei magistrati, per quanto potrà essere di mia competenza o a mia conoscenza – ha aggiunto il sindaco di Teramo -, sono convinto che l’inchiesta accerterà l’assoluta normalità della nostra azione politica e la legittimità della stessa. Voglio anche, in questa fase, esprimere la mia personale solidarietà all’assessore regionale Lanfranco Venturoni, nella certezza che potrà dimostrare coi fatti la sua assoluta correttezza di comportamento”.

Tranquillo e sereno anche il senatore e vice coordinatore regionale del PdL, Fabrizio Di Stefano. ‘Chi mi conosce sa della mia dignità e moralità, continuerò pertanto ad andare avanti fiero e a testa alta . Chiederò di vedere le carte nei tempi piu’ stretti possibili e rispondero’ punto per punto a ogni eventuale addebito per chiarire l’intera vicenda. ‘Sono stato raggiunto da un avviso di garanzia le cui motivazioni vengo a conoscere dagli organi di stampa. Se siano queste o altre poco mi importa, perché in questa e in qualunque altra vicenda sono assolutamente tranquillo e sereno, non avendo mai in alcun modo compiuto atti che violino le leggi’. Lo ha detto il senatore Fabrizio Di Stefano, vice coordinatore del Pdl in Abruzzo, parlando del suo coinvolgimento nell’inchiesta sui rifiuti della Procura di Pescara che ha condotto all’arresto dell’assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni.

Solidarietà e fiducia nella Magistratura”: sono i sentimenti che il presidente della Giunta regionale d’Abruzzo, Gianni Chiodi, ha affidato ad una nota, dopo aver appreso che “anche i senatori Fabrizio Di Stefano e Paolo Tancredi, nonché il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi risulterebbero indagati”. “Esprimo la mia solidarietà – ha dichiarato il Presidente – nella convinzione che sarà dimostrata la loro estraneità ai fatti. Una convinzione che mi deriva proprio dalla profonda fiducia nell’azione della Magistratura”.

Le reazioni nei partiti 

Si diceva  nel servizio di cronaca sulla reazione del mondo politico abruzzese. Tra i primi a far sentire la sua voce dopo l’altra bufera giudiziaria che ha investito la Giunta regionale guidata a Gianni Chiodi è stato il segretario del Partito Socialista d’Abruzzo, Massimo Carugno, che ha affermato in una nota come  “l’arresto di Venturoni segna che il Governo Chiodi è giunto sul ciglio del fossato. Quando, a distanza di poche settimane, ben due assessori regionali sono pesantemente coinvolti in inchieste giudiziarie è di tutta evidenza che, al di là degli aspetti giudiziari ed umani, sui quali per esprimere un giudizio è doveroso attendere il corso della giustizia, ci troviamo di fronte ad una smaccata ed ineluttabile crisi politica. Si tratta di evidenti segnali che l’operato e l’attenzione del governo regionale è molto ma molto distante dai problemi degli abruzzesi. Mentre l’Abruzzo stagna in una palude sociale ed economica stretto tra la morsa di una crisi economica senza precedenti da un lato, ed il continuo riproporsi degli irrisolti problemi derivanti dal sisma del 6 aprile 2009, il Governo Regionale è evidentemente impegnato ad occuparsi di ben altri affari. Dopo la rivoluzione giudiziaria della vicenda Del Turco che ha portato ad un forzato cambio della guardia a palazzo dell’Emiciclo queste nuove vicende concludono evidentemente un ciclo e quindi rimettere la partita nelle mani degli elettori. Quindi il Presidente Chiodi ha una unica strada politica da percorrere: le dimissioni”.

Da Lanciano, e più precisamente dal Coordinamento cittadino del Popolo della Libertà, arriva piena solidarietà al senatore Di Stefano. Nel documento, a firma del Vice Coordinatore Fabrizio Bomba, dell’Assessore Marco Di Domenico; dell’Amministrazione Comunale di Lanciano, con il Presidente del Consiglio, Nicola Pasquini, ed il Capogruppo Consiliare Umberto Di Francescantonio; del Gruppo Dirigente Locale,; di Pasquale Di Nardo, Membro del Coordinamento Regionale del PdL, si “rinnova stima e considerazione per Di Stefano” che, secondo i firmatari sarebbe stato “assurdamente attinto dalla campagna mediatica e giudiziaria di queste ultime ore. Auspicano che al più presto si faccia piena luce sulla vicenda, per restituire serenità a chi da sempre ha inteso ed intende portare avanti il proprio lavoro nell’interesse generale e della collettività”.

“Stando alle notizie finora disponibili il centrodestra è politicamente travolto da inchieste che coinvolgono i suoi esponenti ad ogni livello e che minano la fiducia degli abruzzesi nelle istituzioni. Chiodi ha il dovere di spiegarci perché non dovremmo chiedere la fine della legislatura e di riferirlo in Consiglio regionale”. Sono le dichiarazioni affidate alle agenzie di stampa regionali dal Segretario abruzzese del PD, Silvio Paolucci -. “Con due assessori colpiti nel giro di un’estate, un’inchiesta che coinvolge il vicecoordinatore regionale del Pdl, un parlamentare molto vicino al presidente, il suo successore al Comune di Teramo, e le inchieste dell’Antimafia sulla ricostruzione, Chiodi non può far finta di nulla. E’ chiaro ormai – dice ancora  Paolucci – che il Pdl non è l’altare della legalità dietro la cui bandiera ha vinto le elezioni. Va lanciata la sfida di riavvicinare il cittadino alle istituzioni con partiti e classi dirigenti dalla forte dirittura morale e dalla capacità di dare risposte. Il timore da oggi è che gli abruzzesi si ritrovino un Governo regionale, con in testa il suo Governatore, paralizzato. Per questo servono istituzioni pienamente legittimate. Il Pd abruzzese è mobilitato ad ogni livello perché i cittadini della nostra regione possano rialzare la testa”.

“Ormai in Abruzzo agisce una vera e propria cricca -. Lo afferma il capogruppo regionale dell’Idv, Carlo Costantini -. Da questo momento in poi, se si considerano anche tutte le altre vicissitudini giudiziarie che hanno colpito direttamente o comunque interessato il presidente Chiodi e la su Giunta, diventa fondata, prima ancora che legittima la preoccupazione che molte scelte di ieri e di oggi di Chiodi e della sua Giunta non sono finalizzate all’esclusivo interesse degli abruzzesi, ma all’interesse di cricche. Chiodi deve dimettersi immediatamente e deve restituire agli abruzzesi il diritto di scegliersi un nuovo presidente ed una nuova classe dirigente. come non può ritardare neppure di un momento le sue dimissioni da commissario alla ricostruzione e da commissario alla Sanità”.

“Non sono informato sui fatti se non per quello che viene riportato dai dispacci delle agenzie stampa di queste ore – ha detto da parte sua il Sindaco di Chieti, Umberto Di Primio -. Conosco bene Tancredi e Venturoni, ma ancor di più Fabrizio Di Stefano e per questo sono certo che sapranno uscire a testa alta da questa vicenda chiarendo, se necessario, la loro posizione”. Di Stefano è consigliere comunale a Chieti.

Il ciclone giudiziario che ha colpito figure di primo piano della classe dirigente abruzzese del centro destra, non potrà non avere ripercussioni pesanti e significative sull’intera politica regionale”. E’ quanto afferma Bruno Evangelista, portavoce regionale di Alleanza per l’Italia. “Al di là degli stessi sviluppi dell’inchiesta giudiziaria – rileva Evangelista – fin d’ora si comprende che per contenere la sacrosanta indignazione degli abruzzesi, non vi è altra strada che quella delle immediate dimissioni dell’intera Giunta e del successivo ritorno alle urne. L’uscita di scena in solo qualche mese, per procedimenti giudiziari, di due assessori con ruoli importanti, rafforza questo convincimento” conclude Evangelista “e la necessità di mettere in campo una nuova classe dirigente in grado, per volontà e capacità di riportare il primo piano la centralità della questione morale”.