L’inchiesta sui rifiuti e la discarica di Cerratina di Lanciano e le tariffe mai scese

La nuova bufera giudiziaria che si è abbattuta sulla Giunta regionale d’Abruzzo, è scaturita anche dalle vicissitudini del Consorzio comprensoriale dei rifiuti di Lanciano, di cui è concessionaria la società dei Di Zio. Alcuni importanti atti relativi agli anni 2003 e fino al 2009, sono stati acquisiti dal pool di magistrati della Procura di Pescara. La loro lettura ha contribuito a formare il castello accusatorio che ha portato, oggi, all’emissione degli ordini di custodia cautelare nei confronti dell’Assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni e Rodolfo Valentino Di Zio e di 12 avvisi di garanzia notificati tra gli altri ai senatori del PdL Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano. Certo, si è all’inizio di una indagine che è arrivata alle clamorose conclusioni di oggi, dopo due anni di indagini, con intercettazioni telefoniche, verifiche e riscontri. Potrebbero esserci ulteriori sviluppi, ma la prudenza, in questi casi, non è mai troppa. I fatti potrebbero essere chiariti da chi si trova, adesso, nella scomoda posizione di inquisito.

La procura di Pescara, a fine 2009, ordinò l’acquisizione di documenti che, per la verità, non erano affatto sconosciuti. Anzi, erano stati portati all’attenzione dei sindaci dei 53 comuni soci del consorzio tramite una specifica e dettagliata relazione ripresa, esposta e discussa nell’assemblea del 1° ottobre del 2009. Una data importante, perché quelle carte, con l’allegazione al verbale di assemblea, divennero pubblici, con formale presa d’atto dei primi cittadini. Fu l’allora ex presidente del Consorzio, l’ingegner Riccardo La Morgia, a promuovere l’operazione di trasparenza. Ma perché quell’assemblea? Dagli atti di quei giorni, emerge che si trattava di verificare la congruità della tariffa che veniva pagata al Consorzio Servizi Ecologici del Frentano, società dei Di Zio. Una questione sentita da molti sindaci. Anche perché con quella rivisitazione delle tariffe, La Morgia aveva concluso una revisione completa della stessa, partendo dalla nascita della discarica di Cerratina (1995), mettendo in luce le incongruenze della tariffa applicata dalla concessionaria a scapito dei cittadini. Infatti, La Morgia metteva in evidenza che nell’arco degli anni che vanno dal 1995 al 2007, c’era stato un sovrapprezzo di circa 15 milioni di euro. Somma indebitamente percepita dal Consorzio Servizi Ecofrentano. Aspetti che hanno incuriosito gli inquirenti. Cosa accadde quel 1 ottobre? Accadde tutto e di più. Per la prima volta si tenne l’assemblea a porte chiuse su richiesta espressa del presidente dell’assise, il sindaco di Lanciano, Filippo Paolini, rappresentante del comune capofila del comprensorio. Per far chiarezza su quel che avvenne in quella seduta, qualche giorno dopo fu indetta una conferenza stampa dal presidente del Consorzio Rifiuti. In quella occasione l’opinione pubblica fu messa al corrente dell’argomentazione relativa al surplus delle tariffe pagate dai cittadini e di quelle vigenti. Una rivisitazione sulla base di valutazioni, certificate da un professionista appositamente incaricato dal Consorzio Rifiuti, il quale espresse, nella relazione inviata ai sindaci già dall’aprile del 2009, la motivazione per cui le tariffe dovessero essere assolutamente ridotte. Nella seduta del 1° ottobre, però, ogni decisione venne rimandata. E non poteva essere diversamente, dal momento che, nella stessa riunione, si era provveduto anche alla nomina del nuovo presidente e del nuovo consiglio di amministrazione. A distanza di un anno, però, i cittadini pagano tuttora di più. Nessun provvedimento, da allora, è stato preso dal nuovo cda. Eppure, la ragione per la quale si dovrebbe procedere alla riduzione della tariffa sta nel fatto che Cerratina, la più importante discarica della regione, ha ricevuto dalla sua apertura molti più rifiuti rispetto ai piani convenzionati con la società dei Di Zio. Questo avrebbe dovuto comportare una ripartizione di costi su una maggiore quantità di rifiuti, con ovvio abbassamento della relativa tariffa. Ma dalle carte traspare molto di più. Altri motivi per procedere alla riduzione della tariffa sono legati all’anticipato ammortamento dell’investimento della discarica lancianese e ai conteggi relativi agli accantonamenti post chiusura dell’impianto. In altre parole, si è effettuato l’ammortamento del costo della discarica e dei relativi impianti in un periodo di tempo notevolmente inferiore a quello previsto, proprio in considerazione della maggior quantità di rifiuti conferiti, nella stesso periodo di tempo. Ciò significa scorporare dalla tariffa vigente il valore dell’ammortamento. Infine, l’ultimo motivo è rappresentato dal conteggio della quota di accantonamento dovuto per ogni metro cubo di rifiuti: soldi che servono per poter gestire la discarica al termine del suo ciclo produttivo.

Aspetti che gli inquirenti pescaresi hanno voluto mettere a fuoco.