Rifiuti, arrestato l’assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni

L’assessore alla Sanità della Regione Abruzzo, Lamberto Venturoni (Pdl), è da questa mattina all’alba agli arresti domicialiari nella sua abitazione di Teramo,  raggiunto da un provvedimento cautelare emesso dalla Procura della Repubblica di Pescara ed eseguito dalla squadra mobile di Pescara,  guidata da Nicola Zupo. L’ordinanza è stata emessa  a seguito di un’inchiesta  partita nel 2008 e legata alla vicenda di inceneritore che doveva essere realizzato in Abruzzo, quando Venturoni era amministratore di una società di smaltimento dei rifiuti. Una vicenda durante la quale sono state eseguite numerose incercettazioni telefoniche, che hanno fatto scatttare un’altra inchiesta, quegli sugli appalti di Avezzano, che vede coinvolta l’ex assessore regionale alla Protezione Civile, Daniela Stati.  A condurre il caso un pool di tre magistrati della Procura di Pescara guidata dal procuratore capo, Nicola Trifuoggi, e i pm, Gennaro Varone e Annarita Mantini. Il giudice per le indagini preliminari che ha concesso le misure cautelari è Guido Campli.
Con Venturoni, arrestato anche il noto imprenditore Rodolfo Valentino Di Zio, proprietario della De.co, azienda del settore rifiuti. Nell’ambito dell’inchiesta sono indagate complessivamente 12 persone con l’accusa di corruzione e associazione a delinquere. Tra i destinatari di avviso di garanzia ci sono i senatori del Pdl Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi (ai tre viene contesta la corruzione) e l’ex assessore Daniela Stati che deve rispondere di favoreggiamento. Tra le accuse ipotizzate a vario titolo dalla Procura c’é anche l’istigazione alla corruzione. Il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi non è indagato. Gli altri sono Ettore Ferdinando Di Zio, nato a Civitella Casanova (Pescara), residente a Spoltore; Vittorio Cardarella, nato a Vasto, residente a Roma; Giovani Faggiano, nato e residente Brindisi; Sergio Saccomandi, nato e residente a Teramo; Ottavio Panzone, nato a Pescara e residente a Pianella (Pescara) e Paolo Bellamio, nato a Padova e residente a Venezia.

Ma cosa avrebbe fatto Venturoni? Secondo quel che si appreso, gli inquirenti ritengono che l’assessore regionale alla sanità è coinvolto come presidente del Consiglio di amministrazione della Team spa, società a prevalente partecipazione pubblica per la gestione dei servizi ambientali municipali del Comune di Teramo. Insieme ai fratelli Rodolfo Valentino Di Zio (amministratore delegato della Deco Spa) e Ferdinando Di Zio (presidente del Consiglio di amministrazione della Deco), che sono soci e proprietari della Deco spa, Venturoni avrebbe messo in atto un piano di svuotamento della Team spa per favorire la Deco spa e far ottenere a quest’ultima società, senza la gara d’appalto, l’affidamento della costruzione e gestione di un impianto di bioessiccazione dei rifiuti a Teramo. Senza mandato del consiglio di amministrazione della Team Spa, Venturoni avrebbe deliberato l’acquisto del 60 per cento delle quote della società Tecnogyl srl, costituita il 12 luglio 2007 dai fratelli Di Zio con capitale conferito interamente dalla Deco (poi trasformata in Team tecnologie Ambientali il 19 luglio 2007). L’obiettivo, per l’accusa, era di attribuire al privato un partenariato in società pubblica sapendo che di lì a poco sarebbe stata autorizzata a costruire e gestire un impianto di bioessiccazione. Come corrispettivo per l’acquisto di queste quote societarie Venturoni si sarebbe appropriato di 30mila euro derivanti dal patrimonio della Team spa e li avrebbe versati alla Deco. L’unico obiettivo era quello di favorire la Deco nella realizzazione dell’impianto. Sempre Venturoni si sarebbe appropriato del progetto per la costruzione dell’impianto (presentato dalla Team Spa alla Regione Abruzzo) per attribuirlo alla Deco, dietro pagamento forfettario dei costi di realizzazione del progetto (76mila euro). Venturoni si sarebbe occupato dell’aumento di capitale sociale della Team tencologie Ambientali facendo in modo che la Deco conferisse il progetto dell’impianto avuto proprio da lui e che la Team Ambiente conferisse dei terreni situati a Terrabianca di Teramo. Ma c’é dell’altro, si parla di finanziamenti al Pdl e promesse di lavoro, un intreccio di personaggi sui quali il pool pescarese ha lavorato per oltre due anni. Per ottenere il via libera alla realizzazione e gestione dell’impianto di bioessiccazione dei rifiuti nel territorio di Teramo, senza procedere a gara di appalto, i fratelli Di Zio avrebbero promesso all’assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni, una quota dei profitti di questo affare. In più occasioni, gli avrebbero versato denaro contante (ma gli importi non sono stati accertati) e gli avrebbero promesso posti di lavoro per sé o per esponenti del Pdl. In un caso una persona avrebbe trovato lavoro. A Venturoni e al senatore Paolo Tancredi, i Di Zio avrebbero promesso dei finanziamenti da destinare al Pdl, consentendo loro di consolidare la propria posizione di potere e prestigio personale all’interno del partito. Venturoni, oltre ad impegnarsi personalmente per pilotare l’aggiudicazione dell’appalto di realizzazione dell’impianto dei rifiuti e a favorire la società dei fratelli Di Zio, avrebbe promosso degli incontri tra Rodolfo Di Zio e Tancredi in almeno due occasioni affinché il parlamentare assumesse degli impegni in questo affare. Tancredi avrebbe accettato di farsi garante verso la Ecodeco srl di Milano dell’aggiudicazione dell’appalto ai fratelli Di Zio, per promuovere un partenariato tra la Ecodeco e i Di Zio, e avrebbe esercitato delle pressioni per consentire la costruzione dell’inceneritore attraverso la modifica della legge regionale 45/2007. Venturoni, poi, avrebbe intrattenuto relazioni con il senatore Filippo Piccone affinché non intralciasse il progetto che riguardava i fratelli Di Zio.

E il ruolo di Di Stefano? Il senatore e vice coordinatore regionale del PdL, secondo  il procuratore capo, Nicola Trifuoggi, e i pubblici ministeri Gennaro Varone e Annarita Mantini, avrebbe ricevuto ‘favori’ dai fratelli Di Zio in più occasioni. Somme di denaro in contante di importo non accertato né dichiarato. Tra maggio 2008 e novembre 2009 sempre Di Stefano avrebbe chiesto a Rodolfo Di Zio e ottenuto (tramite la Deco) 10mila euro in favore dell’allora candidato sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia, che era estraneo all’accordo corruttivo ma era legato al senatore del Pdl, perché appartenenti allo stesso partito politico. Mascia (poi eletto sindaco di Pescara) non avrebbe fatto espressamente richiesta di questo finanziamento. Poi, a maggio e giugno 2009, i Di Zio avrebbero versato sempre al parlamentare abruzzese, che ne avrebbe fatto richiesta, altri 20mila euro, di cui 10mila versati dalla Ecologica Sangro e 10mila dalla Deco. I fondi erano destinati, in questo caso, al candidato al parlamento europeo Crescenzio Rivellini, il quale ha girato 5 mila euro a Di Stefano con un proprio assegno. Al centro degli accordi tra Di Stefano e i Di Zio ci sarebbe anche un appartamento in piazza della Rinascita, nel pieno centro di Pescara. I Di Zio avrebbero concesso al Pdl, su sollecitazione di Di Stefano, la proroga della locazione dell’appartamento (bloccando lo sfratto), rinunciando a parte dei profitti derivanti da questa locazione. A Di Stefano sarebbe stato promesso, sempre dagli imprenditori pescaresi, un aiuto economico ed elettorale da concretizzare in futuro e da specificarsi volta per volta, non solo per il senatore ma anche per i candidati a lui legati. In questo modo, sostiene l’accusa, Di Stefano avrebbe consolidato la propria posizione di potere e prestigio personale nell’ambito del partito. L’accusa sostiene anche che Di Stefano avrebbe indotto l’allora assessore regionale all’Ambiente Daniela Stati a commissariare il Consorzio Comprensoriale Lanciano di cui era presidente Riccardo La Morgia, pur non sussistendo le condizioni. L’obiettivo era quello di esautorare il presidente ed evitare che riuscisse a portare avanti il progetto di revisione delle tariffe di smaltimento dei rifiuti in senso favorevole ai cittadini ed evitare anche la realizzazione di un impianto di biocompostaggio dei rifiuti che avrebbe potuto nuocere a Di Zio. Il senatore del Pdl si sarebbe anche impegnato ad esercitare pressioni sull’allora assessore Stati creando un rapporto privilegiato tra Di Zio e Stati per modificare la legge regionale 45/2007 e creare così le condizioni necessarie alla nascita di un inceneritore.