Costa dei Trabocchi, pericolo erosione. D’Amico (PD) scrive a Di Giuseppantonio

di Vito Sbrocchi

Diverse sono le problematiche riguardanti la gestione e la salvaguardia della costa teatina, uno dei tratti di mare più belli del litorale adriatico. Preoccupa ad esempio il fenomeno dell’erosione, in atto da molti anni, ma non ancora seriamente affrontato dagli amministratori con un efficace piano di intervento. Per questo preoccupante problema necessitano urgenti e cospicui finanziamenti che nessuno, a tutt’oggi, è stato in grado di reperire. Ci sono zone, come ad esempio la vasta area di Vallevò nel territorio di Rocca San Giovanni, che sta inesorabilmente scivolando verso il mare, trascinando a valle anche le abitazioni situate sulla collina. C’è poi il caso della cementificazione del litorale, prevista nei piani regolatori dalle passate amministrazioni comunali, che ha già seriamente compromesso il futuro assetto urbanistico della zona costiera. E che dire poi del tanto discusso Parco della costa teatina, che dopo anni di chiacchiere non ancora riesce a decollare? «Siamo preoccupati per il nostro futuro e per il futuro del nostro litorale – dicono Emilio Caravaggio e Roberto Nardone, dell’associazione “Sos Costa dei Trabocchi”. – Il Parco della costa teatina non è un pensiero astratto, ma una concreta realizzazione di politiche e scelte per un futuro socialmente ed ecologicamente sostenibile, che può rilanciare il nostro territorio e la nostra economia». Il parco, se realizzato, potrebbe creare occupazione, bloccare definitivamente la petrolizzazione a terra e in mare e delineare un futuro sostenibile alle generazioni che varranno. E’ chiaro che, come tutte le grandi idee, c’è bisogno di atti concreti e di un impegno deciso, affinché il parco possa essere realizzato anche attraverso una condivisione con la cittadinanza. Al contrario piani regolatori ed errate politiche ambientali stanno portando alla cementificazione di tutta la Costa dei Trabocchi, dove palazzine in cemento armato, realizzate lungo i pendii, compromettono la stabilità del territorio e qualsiasi ipotesi di sviluppo serio ed  ecosostenibile. Un intervento, destinato a cambiare inesorabilmente l’aspetto di uno dei promontori più belli e selvaggi che si affacciano sull’Adriatico, sarà il villaggio turistico “San Vito resort village”, fortemente voluto dall’amministrazione comunale e snobbato dagli ambientalisti. Sulle questioni suesposte abbiamo ascoltato i quattro sindaci dei Comuni costieri di San Vito Chietino (Rocco Catenaro), Rocca San Giovanni (Gianni Di Rito), Fossacesia (Fausto Stante) e Torino di Sangro (Domenicantonio Pace). «Il problema della cementificazione – ha spiegato Catenaro – lo abbiamo purtroppo ereditato dalla passata amministrazione. Stiamo comunque approntando la variante al Prg con la quale non permetteremo più in futuro lo svolgimento di attività edificatorie speculative. Siamo favorevoli all’istituzione del Parco che preveda la salvaguardia delle aree protette già individuate dalla Regione». Il sindaco Di Rito, aspramente criticato dalla minoranza per l’impatto ambientale che potrebbe derivare dalla urbanizzazione di località Foce, ha precisato: «Tenuto conto che la gara d’appalto è andata deserta, abbiamo pensato di rivedere il progetto iniziale studiando altre soluzioni per non danneggiare l’ambiente naturale. Per quanto riguarda il Parco della costa siamo stati tra i primi sostenitori, ma la nostra condizione è che le aree da tutelare restino solo quelle già inserite nel Sic». «La cementificazione della costa non è un problema che riguarda Fossacesia – ha dichiarato il sindaco Stante. – In futuro saremo comunque attenti alla salvaguardia dell’ambiente, permettendo anche interventi edilizi improntati alla ricettività turistica. Per quanto riguarda il Parco il nostro è il primo Comune che ha proposto la zonizzazione e siamo favorevoli all’avvento del Parco anche in mare». Il sindaco Pace ha invece precisato che, dopo 50 anni di cementificazione della costa torinese, oggi non è più possibile costruire sul litorale. «Siamo favorevoli all’istituzione del Parco – ha concluso – e stiamo lavorando sulla perimetrazione».

D’Amico (PD) scrive a Di Giuseppantonio per la Costa dei Trabocchi

“Da tempo si rincorrono lanci di “…progetti pronti, risorse stanziate, lavori da avviare, etc.” ma fatti concreti pochi; la gente comincia a dubitare sulla concretezza dell’idea e di tutta la potenzialità l’iniziativa possa sviluppare – afferma in una lettera la Presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, il capogruppo del PD in consiglio provinciale, Camillo D’Amico -. Personalmente convengo che l’idea è buona e porterà notevoli benefici in termini di sviluppo ed occupazione dando finalmente sfogo alla natura vera della nostra terra quale “…regione verde d’Europa. Giorni orsono sul “Corriere della Sera” nella pagina dei commenti mi ha incuriosito un articolo a firma di Dacia Maraini, dal titolo “l’Abruzzo insegna: il cittadino conta poco”; disamina il concreto pericolo di petrolizzazione della nostra terra in ragione delle piattaforme operanti di fronte alla nostra costa (3), sulle stime di barili di petrolio presenti nei sottofondi marini ( 40 milioni), i metri cubi di gas naturale nel sottosuolo (35 milioni), il colossale giro d’affari (3 miliardi di dollari). Tutto questo non produce alcun effetto benefico per le casse di comuni in quanto, delle roayalties versate dalle imprese estrattrici, solo l’1% ritorna sul territorio. Inoltre, i dati ufficiali del Ministero dello Sviluppo Economico, stima che il 51,07% del territorio regionale è interessato da concessioni di ricerca, estrazione o stoccaggio di idrocarburi coinvolgendo 221 comuni, su un totale di 305, ove risiede il 79% dell’intera popolazione. Se, tutte le richieste di autorizzazione in corso fossero accolte, si stima che circa 83.000 imprese agricole abruzzesi chiuderanno unitamente ad altre migliaia di posti di lavoro nell’industria, nel turismo e servizi. Tutte le suddette notizie sono attinte da un libro, in via di pubblicazione, dal titolo “Abruzzo color petrolio” a cura di Enzo Di Salvatore. Alla luce di tutto questo ritengo non sia più solo il cado di esternare ed apparire ma agire con solerzia e concretezza mettendo in campo tutta la determinazione e l’autorevolezza necessaria e, per questa ragione, Ti chiedo formalmente, al primo consiglio provinciale utile, una documentata illustrazione della situazione in essere in merito al progetto richiamato in oggetto e, nel contempo, ti preannuncio anche parallele iniziative divulgative e propositive del gruppo e del partito che rappresento teso a supportare il lavoro che  stai portando avanti”.