Inchiesta rifiuti, dalle intercettazioni pressioni su la Stati

A distanza di un giorno dai clamori sviluppi dell’inchiesta sui rifiuti in Abruzzo, durata 2 anni, con oltre 50mila intercettazioni telefoniche, emergono altri particolari sulle indagini che hanno portato ai clamorosi arresti. Secondo fonti vicine del pool di magistrati pescaresi Nicola Trifuoggi, Gennaro Varone, Annarita Mantini, Daniela Stati, ex assessore regionale all’Ambiente, avrebbe subito forti pressioni da quella che viene definita una vera e propria lobby. Nell’ordinanza di custodia cautelare del giudice per le udienze preliminari del tribunale di Pescara Guido Campli relativa alla posizione all’ assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni e dell’imprenditore Rodolfo Di Zio, la Stati avrebbe subito pressioni per la realizzazione dell’inceneritore a Teramo e in una conversazione intercettata definisce i suoi referenti politici “una banda di delinquenti”. Parole forti, che descriverebbero un quadro di disagio dell’amministratrice regionale. In una conversazione telefonica con il padre, Ezio Stati, del 31 agosto 2009, l’ex assessore commenta infastidita le pressioni dei senatori Filippo Piccone e Paolo Tancredi. Per il gip la Stati ha ‘subito più che condiviso i ‘progetti di Zio soltanto perché sponsorizzati, a livello più alto, principalmente dal senatore Di Stefano, ma anche dai senatori Tancredi e Piccone e, quest’ultimo, per interesse oltremodo personale nella vicenda. Per il gip la Stati ‘ tiene, e non può fare altro, il timone nella direzione voluta dal suo gruppo politico, cerca, tuttavia di non farsi risucchiare nei giochi ‘sporchi’, i quali, (ne è consapevole) stanno avvenendo alle sue spalle’. In una telefonata con il vice coordinatore regionale del PdL d’Abruzzo, la Stati si lamenta e dice: “e poi mi dovresti dire che devo fare sull’altro settore, perché qualcuno pressa in un modo, altri pressano in un altro”. La Stati si lamenta anche con il presidente Gianni Chiodi: “se lui pensava di venire a fare gli affari, come più volte ha cercato di provare a fare, anche all’assessorato all’Ambiente, dove stanno i rifiuti, io devo fare il bene dell’Abruzzo!”.

Politica e affari, insomma. Grandi affari. Una situazione che mette in chiaro-scuro il PDL che, questo pomeriggio, ha riunito in gran fretta il suo stato maggiore all’Hotel Dragonara, di San Giovanni Teatino. Un vertice che segue di poche ore una nota diffusa dal Presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, nella quale il governatore afferma che “l’Abruzzo non può permettersi il lusso, proprio ora, di abbandonare la via del cambiamento. Sia chiaro a tutti che non consentirò che si arresti il processo di risanamento e di riforma in atto per il quale esistono ormai riconoscimenti nazionali ed internazionali. Gli abruzzesi si aspettano che io concluda con i processi già avviati di costruzione di una sanità di qualità, che si continui lungo il percorso difficile di riduzione del debito della Regione e che si proceda in modo rapido ed efficace con la ricostruzione dei territori martoriati dal sisma del 6 aprile 2009. Ho il dovere di continuare ad onorare il patto con gli abruzzesi, continuando in azioni virtuose già portate a termine come la riduzione dei compensi dei consiglieri regionali, la chiusura di sedi inutili all’estero, lo scioglimento di inutili società regionali, l’azzeramento dei consigli di amministrazione di ben 23 enti, le nuove regole e condizioni certe per la sanità privata, la riduzione dei numerosi confidi, la riforma dell’Arta, il primato per la spesa dei fondi europei tra le regioni del mezzogiorno, la definitiva tutela delle nostre coste con il conseguente abbandono di ogni prospettiva di insediamento del Centro Oli, la riduzione delle Asl da sei a quattro, la riduzione dei dirigenti regionali da 128 a 105, la riduzione e la razionalizzazione delle comunità montane, i 12000 cantieri aperti all’Aquila. Per andare avanti lungo il sentiero oramai tracciato, posso garantire che moltiplicherò i miei sforzi e il mio impegno e che chiamerò con me tutta la classe dirigente, i militanti e i simpatizzanti del mio partito che, nonostante tutto quanto sta accadendo da qualche settimana a questa parte, è costituito da uomini e donne di elevatissimo valore e di notevole spessore morale, pronti a sacrificarsi per il bene dell’Abruzzo e della sua gente. Troverò il modo – dice ancora Chiodi – affinché, chi è rimasto sino ad oggi in disparte scenda in campo, dedicandosi direttamente e fattivamente alla causa, e chi già si sta impegnando venga coinvolto ancora più direttamente nelle scelte e nelle azioni intraprese e da intraprendere. Spero che anche le opposizioni, in un passato davvero recente coinvolte in vicende di cronaca simili a quelle che viviamo oggi, comprendano la necessità di continuare, ognuno con il proprio ruolo e con maggiore impegno, ad esercitare – conclude – il mandato chiaro ricevuto dagli abruzzesi nel dicembre del 2008”.

E che la legislatura debba andare avanti, lo dichiara anche Roberto Campo, segretario generale della Uil Abruzzo, preoccupato soprattutto per i tanti problemi che la regione si trova davanti. “Il nostro sentimento davanti alle vicende giudiziarie che continuamente e in termini sempre più gravi investono l’Abruzzo è di disperazione – dice il sindacalista -. È difficile credere in qualsiasi prospettiva, l’unica certezza che abbiamo è che si deve fare tutto il possibile per evitare che un’altra legislatura regionale finisca sotto le macerie. Sarebbe un disastro irreparabile per L’Aquila, il riordino dei conti pubblici, lo sviluppo, le riforme. Poche cose, fatte bene, condivise da maggioranza, opposizione e parti sociali: bisogna che tutti i soggetti che hanno un qualche potere lo esercitino unitariamente, con vero spirito di partecipazione, per fare scelte alla luce del sole e realizzarle con coerenza. Gli obbiettivi prioritari sono ormai chiari a tutti: confronto con il Governo su ricostruzione, sblocco del FAS, avvio del Master Plan e infrastrutture; la riforma della sanità, con la costruzione dell’alternativa all’uso improprio dell’ospedale; la riforma del trasporto pubblico locale; il riordino dei conti pubblici, con il pareggio dei conti della Sanità, l’abbassamento del peso delle cartolarizzazioni, le tappe per ridurre le tasse regionali sul lavoro e sull’impresa; la politica industriale. Un contributo importante possono dare le organizzazioni rappresentative del Lavoro e dell’Impresa, ma è decisivo che le Istituzioni e la Politica regionale compiano atti di responsabilità autentica, a partire dal riconoscimento che va ricostruito dalle fondamenta un patto di fiducia tra i cittadini e gli eletti, e individuino le modalità per una fase straordinaria di partecipazione fattiva, nel rispetto dei diversi ruoli, nell’interesse generale dell’Abruzzo e dei suoi cittadini.

Un richiamo alla responsabilità e ad evitare i processi di piazza arriva dal coordinatore regionale dell’UDC, Enrico Di Giuseppantonio. “In questo momento difficile per l’Abruzzo – dice il presidente della Provincia di Chieti -, il mio appello principale va alle forze politiche ed ai cittadini tutti affinché non cadano nella facile tentazione di tenere processi di piazza e giudicare senza giudici, dando spazio ad un accanimento che non gioverebbe ad alcuno, men che meno alla politica, già minata dalla sfiducia e dallo scoraggiamento da parte di molti. Anche in questa occasione la parola d’ordine è responsabilità: occorre lasciare che la magistratura faccia il suo corso e che la politica assuma su di sé l’onere di guidare con maggiore rigore e con polso fermo la cosa pubblica”.

Parla di ‘sistema criminoso sventato a danno dei cittadini e dell’ambiente’ Legambiente Abruzzo.  “Quanto messo in piedi in Abruzzo poteva essere una vera scure sulle buone pratiche di gestione dei rifiuti nella regione e l’affossamento di una delle migliori normative regionali in tema di rifiuti. Da quello che sembra emergere dall’inchiesta – ha commentato il presidente di Legambiente Abruzzo Angelo Di Matteo – questi amministratori e imprenditori avrebbero intrapreso un percorso teso a smontare la legge regionale in vigore, che consente l’incenerimento solo a fronte di una raccolta differenziata di almeno il 40% del totale, per perseguire i loro interessi e, tra questi, la realizzazione dell’inceneritore. Se fosse stato completato, questo progetto criminoso avrebbe rappresentato un grave danno anche per l’economia della regione, che deve invece puntare su una gestione sostenibile dei rifiuti e quindi una maggiore raccolta differenziata”.