Rifiutopoli, la Stati va da i giudici pescaresi e parla

L’ex assessore Daniela Stati si è presentata inaspettatamente questa mattina davanti al procuratore capo di Pescara, Nicola Trifuoggi, e ai sostituti Anna Rita Mantini e Gennaro Varone per precisare la sua posizione nell’ambito dell’inchiesta che gli inquirenti del capoluogo adriatico hanno avviato, due anni fa, sulla realizzazione di un inceneritore a Teramo. Inchiesta, che come si sa, ha portato nei giorni scorsi agli arresti dell’Assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni e dell’imprenditore del Rodolfo Valentino Di Zio, proprietario della De.co, azienda leader nel settore rifiuti, tutti e due ai domiciliari, e all’emissione di 12 avvisi di garanzia, che hanno raggiunto politici regionali di spicco e tecnici del settore smaltimento rifiuti. La Stati, accompagnata dal suo avvocato Antonio Milo, ha varcato la soglia d’ingresso agli uffici della procura alle 9,45 ed uscita due ore dopo. Lei è indagata accusata di favoreggiamento, ma dalle intercettazioni che l’hanno riguardata nella vicenda, , emerge chiaramente come abbia subito forti pressioni. “Vorrebbe fare l’assessore ma non può perché il sistema non glielo consente – dice di lei nell’ordinanza che ha portato ai provvedimenti dei giorni scorsi il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Pescara, Guido Campli. Forse, anche per queste ragioni, con una posizione diversa dagli altri inquisiti, la Stati ha deciso di andare oggi dai magistrati. Si sente vittima, lei che è stata costretta alle dimissioni dopo essere stata coinvolta nell’inchiesta della procura de L’Aquila sugli appalti per la ricostruzione, e passata dal Pdl al gruppo misto in segno di protesta con il suo ex partito, accusato di non averle mostrato solidarietà e vicinanza nell’agosto scorso. Così ha lasciato Avezzano è raggiunto Pescara, per tirar fuori qualche fastidioso sassolino dalle scarpe. E deve avere spiegato bene quel che avveniva, perché a conclusione dell’interrogatorio, il procuratore Trifuoggi ha definito ‘interessanti’ le dichiarazioni del consigliere regionale. Era entrata tranquilla quando è entrata nella stanza dove l’aspettavano i magistrati e lo era ancor di più quando ne è uscita. A lei e suo padre, Ezio Stati – finito in carcere per l’inchiesta sulla ricostruzione post terremoto -, non è affatto andato giù che il PdL si sia tenuto alla larga in quei giorni dello scorso agosto. Lo si capisce anche da quel che l’ex assessore all’Ambiente e alla Protezione Cvile dichiara prima di lasciare Pescara: “Ci sono assessori di serie a e assessori di serie b. Io, evidentemente, facevo parte della serie che non serviva. Oggi Quagliariello, ieri tutta la politica nazionale si è scomodata per un assessore in difficoltà, perché – ha aggiunto- per Daniela Stati nessuno si è scomodato? Servivo tanto quanto gli altri assessori o io davo così tanto fastidio? Se qualcuno pensava di aver tirato fuori Daniela Stati dalla politica , con le unghie e con i denti difenderò il mio cognome e il mio territorio. Con questa serenità vado avanti’. L’ex assessore ha infine sottolineato che resta in politica: ‘ricomincio daccapo con la gente che mi vuole bene, con la gente per bene’”. Un messaggio chiaro ai suoi ex compagni di partito. Ora le attenzioni di rivolgono tutte alla giornata di martedì prossimo, 28 settembre, giorno in cui il Gip di Pescara, Guido Campli, ha fissato gli interrogatori di garanzia dell’assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni, e dell’imprenditore dei rifiuti Rodolfo Valentino Di Zio. Allora si saprà quanto peso avranno avuto le dichiarazioni della Stati.